L’importanza di essere connessi all’uno.

163 - 29 marzo 2015

Introduzione.

“Verba volant, scripta manent”, ovvero “Le parole volano, gli scritti rimangono”.

Questo detto ha una duplice possibile interpretazione: in quella più comunemente usata, si vuol dire che le parole scritte sarebbero più autorevoli delle parole dette, in quanto permanenti e non modificabili, o passibili di successiva negazione, o dimenticabili. Nell’altra interpretazione, invece, si pone il problema della rigidità del pensiero espresso negli scritti, proprio a causa del fatto che gli scritti non possono essere modificati. Nell’era dei computer e del web, entrambi i problemi risultano superati; le parole dette possono essere registrate in file audio e video, e gli scritti possono essere sempre modificati e corretti. Questo ci concede maggiore libertà nell’uso della parola per comunicare, e maggiore libertà, implica anche maggiore responsabilità ed impegno. Della necessità di questa maggiore responsabilità, sembra che ancora quasi nessuno se ne renda conto, infatti l’uso che si fa più comunemente del web, è caratterizzato dalla totale irresponsabilità e dal totale disimpegno. Sui social ci si va per cazzeggiae, per distrarsi e per distrarre gli altri, ma tutto quel che si comunica nel web, è sia verba che scripta manent, tutto quel che si comunica rimane, e in una certa misura agisce nella costruzione della cultura contemporanea.

Nessun pensiero e ragionamento può essere esaustivo, e neanche i discorsi possono esserlo. Sia il pensiero che il linguaggio che lo esprime, non potranno mai essere conclusivi, ma questo non costituisce un problema, non ha nessuna importanza che il pensiero e la parola descrivano la realtà in modo frammentario, dualistico e contraddittorio, basta saperlo, è sufficiente rendersene conto e tenere presente questa incompletezza, e allora questo difetto diviene tranquillamente gestibile, in modo che la parzialità dei differenti punti di vista, non dia più origine a delle comunicazioni conflittuali, ma ansi, queste differenze rappresenteranno un opportunità per l’approfondimento. È sufficiente comprendere l’importanza di non essere conclusivi, e che l’indagine sulla verità, non può essere conclusiva. Anche se la singola azione deve essere conclusiva. Per esempio: se stiamo pranzando, a un certo punto saremo sazi e dovremo smettere di compiere la singola azione di pranzare, ma fino a quando saremo in vita, non potremo interrompere l’azione del mangiare. È chiara la differenza tra l’agire e la singola azione? Lo stesso principio vale per l’azione del pensare e del comunicare; ci sono i singoli pensieri e discorsi, che necessitano di una conclusione, ma il pensare e il comunicare non sono conclusivi, essi richiedono un continuo lavoro di aggiornamento, questo perché il pensiero serve a descrivere la realtà vivente, che è in continuo mutamento. Quando è necessario, è bene che che le opinioni possano liberamente e pacificamente cambiare. Allora qual’è l’impegno che si deve adottare nel pensare e nel comunicare correttamente?…

Il processo di identificazione, nella dimensione umana, si fonda sul pensiero e sul linguaggio, il solo agire non basta, anche le macchine agiscono, così come lo fanno le forze della natura, mentre il nostro agire come esseri umani, è caratterizzato dalla coscienza, di conseguenza, anche la costruzione dell’identità personale, non può essere conclusiva, l’idea che ci facciamo di noi stessi e degli altri, non può rinchiudersi in conclusioni. Anche se, esiste una differenza tra l’essere una certa persona che compie una certa azione, o sequenza di azioni, come lavoro, studio ecc.. e l’essere la persona che vive l’esperienza della vita in forma umana. È come per la differenza che esiste tra la singola azione del pranzare, e la necessità di mangiare per mantenersi in vita e in buona salute. La singola azione non è in conflitto con l’agire, la singola azione è conclusiva, l’agire no. Allo stesso modo, il processo di identificazione per svolgere una singola azione, deve essere conclusivo, mentre l’identificazione dell’agire, inteso come il vivere la vita, non dovrebbe essere conclusivo. Riguardo al conoscere se stessi in rapporto al significato esistenziale, le conclusioni non sono necessarie. La comprensione del proprio vivere e della vita, non può essere conclusiva, e in assenza di conclusioni, non ci sono neanche oggetti di controversia, può invece esserci una dialettica pacifica e costruttiva, dove i diversi punti di vista rappresentano delle opportunità, e non delle rotture di scatole.

Il corretto pensare e comunicare, è quello della costante approssimazione al vero e al reale, mentre invece, in assenza di pensiero e di comunicazione, non esistono ne realtà ne verità, nella dimensione umana non esistono. Dell’inesistente non è necessario occuparsene e preoccuparsene. Parrebbe superfluo dirlo, ma a quanto pare non per tutti è così.

La necessità di identificare noi stessi e gli altri, e quindi di comprendere il giusto rapporto tra questi soggetti, è relativo all’agire finalizzato e quindi conclusivo. Per esempio: in un rapporto di lavoro, occorre l’identificazione di di ruoli ben definiti, per cui una persona capace di svolgere determinate mansioni oggi, dovrà esserne altrettanto capace anche nei giorni avvenire, ma se dobbiamo identificare la persona in rapporto al significato della sua intera esistenza, allora abbiamo un identità che sarà per forza di cose cangiante nel tempo. Per esempio: il bambino diviene ragazzo, poi adulto, poi anziano e poi muore. E non è possibile separare e mettere in contraddizione, l’identità professionale, con l’identità della persona umana. È chiaro? Non è possibile, le due identità convivono, e si conferiscono reciprocamente significato. Non potremmo avere l’identità professionale senza l’identità umana, ed è chiaro che l’identità umana rappresenti una gerarchia di ordine superiore. Se non comprendiamo il significato della vita umana, come potremmo dargli valore? E se non fossimo in grado di comprendere il valore della vita umana, come potremmo dare valore alla necessità del suo mantenimento? Quindi, prima viene l’identità umana, e poi da questa si possono sedurre le singole identità relative alle singole azioni necessarie per vivere.

L’uso corretto delle singole identità relative alle singole azioni o sequenze di azioni, quindi dei ruoli che ci si trova a svolgere nella vita, dovrebbero essere come i diversi personaggi che l’attore interpreta in diverse recite, e si dovrebbe quindi sempre riconoscere la libertà di entrare ed uscire dai personaggi, senza confondere i personaggi con gli attori che li interpretano. Per esempio: un importante uomo politico, torna a casa e si mette a giocare con i figli piccoli, e si comporterà in modo differente da quando svolge i suoi incarichi istituzionali, anche se, spesso i politici paiono più puerili dei bambini… Quindi, in tutti i rapporti umani che non sono relativi alle singole azioni, ma hanno a che fare con il significato del vivere, è molto importante evitare di condannare se stessi e gli altri, al conformarsi a delle identità rigide e immutabili, bisogna ammettere la libertà di cambiare idee, opinioni e atteggiamenti. Il vivere richiede la necessità di questi mutamenti e aggiustamenti continui. L’opinione che ci facciamo delle persone e di noi stessi, non deve diventare una prigione. La vita richiede c si possa essere nuovi rispetto al rinnovarsi degli eventi e al cambiamento delle persone.

2016-09-20_150109

<<Non c’è nulla di più stupido e ridicolo del voler aver ragione su qualcun altro in merito a delle idee.
E ciò su cui si può apparentemente discutere, sono solo idee e pensieri; ovvero pensiero del pensiero.
Ma non c’è un solo pensiero che “ti” appartenga.
“Tu” stesso, per come ti conosci o presumi di sperimentarti, non sei che un grumo di pensiero.>>

Il dialogo che abbiamo qui trascritto, scaturisce dalla trascrizione dei commenti a questo post. I personaggi che commenteranno questo post li abbiamo rinominati come: Il signor Connesso, e il signor Disconnesso.

Commento 1. Signor Connesso.

E quindi i pensieri e le idee sono importanti, anzi, sono l’unica cosa che importi veramente. Al di là delle idee non esiste nulla, tutto è mente. L’impersonale non ha percezione di nulla, neanche del reale, affinché una cosa esita, è necessario che qualcuno ne percepisca l’esistenza, e questo può avvenire soltanto attraverso il pensiero, facendosene un idea. Quindi sono proprio le idee l’unica cosa di cui si dovrebbe discutere, per capirne la correttezza.

Commento 2. Signor Disconnesso.

Non puoi che esserne convinto. Non c’è modo per il “me” di uscire dal suo stesso pensiero e di non considerare ogni sua presunta esperienza come reale. Peccato che il “me” (pensiero identificato anch’esso) non ha mai fatto, visto, detto o pensato nulla. Ciò che presume di sperimentare e’ sempre e solo la conoscenza e le nozioni che ha sulle cose; non ciò che è… e che non è l’esperienza di “qualcuno”. E tutto ciò che è pensiero, conoscenza, e’ illusorio. Quella continuità monologante di pensiero, a un certo punto può (per nessuna ragione o causa) rompersi, implodere. E allora rimane solo ciò che c’è e c’è sempre stato: Questa incomunicabile Totalità, immobilità che appare come qualcosa, come ogni cosa. Inclusa l’apparente arroganza e separazione del pensiero. Ed è perfetto comunque.

Commento 3. Signor Connesso.

Viviamo in una rappresentazione mentale della realtà, e non nella realtà stessa, di cui possiamo supporre l’esistenza, ma che non possiamo sperimentare direttamente. L’esperienza implica il soggetto sperimentante. Il rapporto tra la nostra rappresentazione della realtà e ciò che realmente è, non dovrebbe essere conflittuale o problematico, in quanto la rappresentazione mentale nasce nell’interazione tra il soggetto sperimentante con il reale sperimentato, in effetti, questa rappresentazione rimane integrata al reale di cui fa parte e che la contiene.

Commento 4. Signor Disconnesso.

Non c’è nessuno che vive da nessuna parte… Ma non devo convincere di nulla. Né sarebbe possibile. Ogni apparente “qualcuno” e’ convinto di quello che può. Buona domenica.

Commento 5. Signor Connesso.

Se non c’è nessuno, chi è che sa che non c’è nessuno, e come fa a saperlo?

Commento 6. Signor Disconnesso.

Nessuno sa che non c’è nessuno, ovviamente… Tanto meno “qui”. E questo nessuno può spiegartelo e non è comprensibile. E tuttavia e’ così. Il linguaggio e la cosiddetta comprensione non possono che essere duali. Qui non c’è nessun “referente” interessato a simili, oziose disquisizioni o impossibili dimostrazioni. Né c’è “qualcuno” di diverso o speciale. E nulla che possa cambiare o alterare Questo. Di nuovo…buona serata.

Commento 7. Signor Connesso.

Tornando al post: la prima parte è ineccepibile, non ha senso adoperare le idee come strumenti conflittuali per stabilire chi ha torto e chi ragione, questo però, stabilisce una mancanza di senso e significato, non delle idee stesse, ma del loro cattivo uso, viceversa, possiamo anche sperimentare un uso non conflittuale delle idee. Il pensiero costruisce l’illusione, ma questo potere è anche inverso, il pensiero può smontare l’illusione. Il pensiero, è uno strumento della coscienza, può darsi che la coscienza sia un epifenomeno della materia, e questo non potremmo mai accertarlo, in quanto si tratterebbe di un illusione che indaga se stessa, e di conseguenza tale indagine sarebbe altrettanto illusoria. Invece, potrebbe anche essere, che la coscienza esista indipendentemente dalla materia, e che sia grazie all’azione della coscienza che la materia prenda forme e funzioni distinte, in questo caso, il pensiero sarebbe lo strumento che consentirebbe alla coscienza di interagire con la materia. La dualità tra coscienza e materia, crea la realtà, il pensiero crea un illusione che si sovrappone alla realtà, ma è un illusione necessaria, è l’immaginazione che rende possibile l’azione.

Nel momento stesso in cui ci si esprime su facebook, si è qualcuno, il nessuno non si esprime e non comunica nulla, quindi avremmo a che fare con qualcuno che si spaccia per nessuno, ma rimane inevitabilmente qualcuno, un soggetto comunicante.

Citando dal post.
“Non c’è nulla di più stupido e ridicolo del voler aver ragione su qualcun altro in merito a delle idee.
E ciò su cui si può apparentemente discutere, sono solo idee e pensieri; ovvero pensiero del pensiero.”

Un azione stupida e ridicola, implica l’esistenza di un agente della stupidità e del ridicolo. Allora la domanda è: le idee e il pensiero, sono stupidaggini di per se stesse, o sarebbe l’uso che se ne fa che potrebbe essere stupido? Senza ideazione non c’è azione, senza azione non c’è nessuna realtà, l’esistenza del reale implica la relazione tra parti distinte, duali e molteplici, mentre dal punto di vista dell’unità indivisa, non ci sono relazioni, e di conseguenza, non c’è realtà. In effetti l’unità indivisa non può essere oggetto di discussione seria. Ma la discussione c’è. L’indagine esiste, e di conseguenza, esistono coloro che discutono e indagano, e questo esistere dei soggetti che indagano e discutono, benché avvenga all’intero di una realtà illusoria, è parte della realtà vera, quest’illusione si sovrappone alla realtà vera, ma questo non accade per sbaglio o per errore, è una necessità del reale. Il nulla non è reale, come il nessuno, è l’immanifesto, ma se si manifesta è qualcuno e qualcosa. Allora, dato che l’esistenza stessa della comunicazione e dell’indagine, implica la reale esistenza di qualcuno, invece di speculare sul nessuno che non può esistere, non sarebbe meglio focalizzare l’attenzione sul nesso con l’uno, invece che sul nessuno? Se questo nessuno, nessuno può spiegarlo, allora non può essere veramente così, deve essere in qualche modo, così o in altro modo, deve essere qualcosa o qualcuno, o ancora meglio entrambe le cose.

Esiste indubbiamente una difficoltà del linguaggio nel descrivere la realtà vera, ma la difficoltà non vuol dire impossibilità. La realtà manifesta è costituita dal linguaggio, dalla comunicazione, dalla relazione tra le cose e i soggetti, ed è soltanto di questa realtà che possiamo occuparci, di cui dobbiamo occuparci e preoccuparci. L’indescrivibile non può esistere.

Il rapporto tra unità indivisa e molteplicità, non è conflittuale, non c’è nessuna dicotomia tra unità e dualità, l’unità contiene la dualità e la molteplicità, è contenendole rimane indivisa.

Commento 8. Signor Disconnesso.

Va benissimo, perfetto. “Hai” ragione Signor Connesso… Ripeto: Non c’è nulla da commentare a ciò che sorge qui; né qualcuno interessato. Qui non c’è nessuna Coscienza, nessun pensiero che sorge dalla coscienza, nessun soggetto che lo usa o fa esperienze e nessun altra cosa ancora chiamata materia da cui forse come ipotizzi la coscienza deriverebbe. Di che parlare? Di nulla… Un post sul profilo a nome Antonio Perrotta, mostra il video di un asino che raglia; e si sottolinea che questo parlare non è fondamentalmente diverso da quel ragliare, non ne e’ separato. E’ la medesima, unica Energia vitale che appare come raglio o parole. Nessuna direzione, controllo, significato scopo. Punto. Quando si giunge (da parte di nessuno) ad ascoltare (e non può essere spiegato) quei suoni come la stessa identica e neutra energia che sorge, libera e selvaggia, non c’è più nulla da dire; perlomeno di serio, metafisico, spirituale, scientifico o trascendente. Ari-ari-ari…buona serata. Ps. E nessuno ha mai detto che duale e non duale sono separati o dicotomici. Qui non c’è proprio nulla che abbia a che fare con duale o non duale o simili concetti. Non so se rendo la non-idea…

Nota.

Il signor Disconnesso dice in quest’ultimo commento “Qui non c’è proprio nulla che abbia a che fare con duale o non duale o simili concetti.” ma nel commento 6 aveva scritto: “Il linguaggio e la cosiddetta comprensione non possono che essere duali.” Quindi il concetto della dualità lo aveva introdotto proprio lui.

Commento 9. Signor Connesso.

No, l’idea non viene resa affatto, d’altra parte mai potrebbe essere resa un idea a partire da un atteggiamento di rifiuto della comunicazione, perché qui, a quanto pare, si tratta soltanto di atteggiamenti di rifiuto motivati dalla paura.

Citando dal commento 8.

“Va benissimo, perfetto. “Hai” ragione Signor Connesso…”

Questo punto era già stato chiarito, si era già detto che l’intenzione non era quella di dar ragione o torto a chi dice, ma di giudicare la correttezza delle cose dette, e giudicare correttamente è necessario, perché il corretto giudizio, è di importanza vitale.

Citando da commento 8.

“Non c’è nulla da commentare a ciò che sorge qui; né qualcuno interessato. Qui non c’è nessuna Coscienza, nessun pensiero che sorge dalla coscienza, nessun soggetto che lo usa o fa esperienze e nessun altra cosa ancora chiamata materia da cui forse come ipotizzi la coscienza deriverebbe. Di che parlare? Di nulla…”

La pagina su facebook esiste e qualcuno ci sta scrivendo per comunicare delle idee, e se non ci fosse nulla di cui parlare non ci sarebbe neanche la pagina e l’autore della pagina. La pagina “L’importanza di essere nessuno” non si è creata da sola scaturendo dal nulla. Queste sono balle che vengono divulgate nel web, e c’è un soggetto, un pensiero, una coscienza che le sta divulgando, negare questo vuol dire negare la verità evidente e dimostrabile, è questa, è una cattiva ideazione, che genera cattive azioni, ovvero azioni dannose. Le idee sbagliate inquinano l’ambiente socio-culturale-economico in cui vivono tutti. Altro che nessuno, questa pagina pare opera di un ego ipertrofico, una coscienza incosciente di esser tale, è l’incoscienza che celebra se stessa per auto confermarsi.

Le cose di cui parlare ci sono, e sono importantissime, di importanza vitale, perché come diceva il dottore di Pinocchio “se il paziente è vivo, questo è segno che non è morto, se invece è morto, questo è segno che non è vivo”… L’ipotesi più probabile, è che l’autore della pagina “L’importanza di essere nessuno” non comprenda l’importanza di discutere seriamente e l’importanza della serietà, di fare sul serio, ma questo poco importa, la propria serietà, è l’unica su cui si possa veramente contare, e questa basta e avanza. E per dirla senza tanti giri di parole, cos’è questa pagina, una presa per il culo? È la solita roba da deficienti che abbonda sul web? Queste non sono affermazioni, e neanche domande tendenziose, ma sono domande lecite ed inevitabili.

Parlando seriamente: non ci vuole molto a capire che non esiste nessuna importanza di essere nessuno. Tutti sono nessuno quando dormono e non sognano, è uno stato di coscienza che appartiene a tutti, nel quale ci si immerge spontaneamente senza che la cosa abbia alcuna importanza, ma se si è svegli, o si sta sognando, allora si è inevitabilmente qualcuno, e se un qualcuno si mette a dire di essere nessuno, o sta mentendo a se stesso, o è soltanto un deficiente che si diverte a cazzeggiare sul web.

Commento 10. Signor Disconnesso.

Benissimo… Sono il “deficiente” che compensa dualisticamente il “saccente”.. Problemi? Se si (e pare non pochi), tienili per te o valli a sfogare in pagine più affini al tuo acume sapienziale. Nessuno ti ha richiesto, nessuno ti biasima, nessuno ti trattiene, nessuno e’ minimamente toccato dai tuoi commenti d’appendice in cerca di considerazione tipo cane fuori la porta in attesa di un osso da addentare fino a farsi sanguinare i denti e così, assaporando il gusto del sangue, credere di stare addentando un bel pezzo di carne.
Tanti ne sono passati come te qui…perfino peggio. Ma non c’è mordente…perché non c’è realmente nessuno che lo offra o difenda. Quindi, con tutta la più amorevole compassione di cui la vita dispone e ti indispone, ti auguro buona fortuna e continua pure a piacimento ad usufruire bellamente di questa vetrina per le tue impagabili analisi e serie appendici da accademico virtuale.
Non c’è nulla di più irresistibilmente clownesco ed esilarante dello spaccio serioso di logiche argomentative e deduttive applicate alla Vita!
Dunque ancora spazio e applausi, direbbe G. Bruno, allo “Spaccio della Bestia Trionfante”.
Il commendevole commentario è tutto “tuo”! Te lo sei meritato… Un abbraccio?

Ps. E non è che la Pagina “L’importanza di essere Nessuno” sia scaturita dal Nulla come dici…il che implicherebbe ancora “separazione”. Quella Pagina, come tutto, è Nulla…che appare come qualcosa. Incluso questo vociare o ragliare.?

Commento 11. Signor Connesso.

Ecco che si manifesta il signor nessuno, che a quanto pare, non soltanto è qualcuno, ma è anche parecchio suscettibile… 😀 benché non lo ammetterebbe mai, neanche sotto tortura 😀 ed è proprio questa suscettibilità che chiarisce meglio di qualsiasi altra argomentazione, cosa nasconda questa assurda pretesa di essere nessuno. È una protezione dalle critiche, è il vano tentativo di crearsi uno scudo protettivo, un bunker dove isolarsi e sentirsi al sicuro.

Allora è tutto chiarito, questa pagina è una presa in giro, un espediente per far perder tempo alla gente, dove un tizio si atteggia ad essere nessuno, soltanto perché incapace di atteggiarsi ad essere qualcuno… Questo però non è affatto pacifico. Quindi, prima di togliere il mi piace a questa brutta pagina, a questa paginaccia ostile e indisponente, mettiamo in chiaro alcune cose. Perché è necessario far chiarezza? Lo si deve fare per il karma relativo al Dharma, è il karma yoga, ovvero l’azione connessa all’unità, è l’azione senza desiderio dei frutti, è il lasciare agire il Dharma.

Non è vero che a nessuno interessano le cose che vengono dette dal cane fuori dalla porta, a me interessano, e io sono qualcuno, e sono tutti, sono l’intera umanità, come lo sono tutti, la differenza sta soltanto nell’esserne consapevoli oppure no. L’importanza sta nell’essere tutti e non nell’essere nessuno. Questo qualcuno, è un insieme di pensieri che non gli appartengono? E che problema ci sarebbe in questo? Nessuno. Il pensiero di per se stesso non costituisce alcun problema, semmai consente di risolverli i problemi. Il giusto pensare risolve i problemi, mentre pensare in modo errato crea i problemi. Allora, l’unica preoccupazione dovrebbe essere quella di imparare a praticare il giusto modo di pensare, e non di considerare il pensiero come un problema, come se dovesse essere per forza di cose errato, o una prova che dimostrerebbe l’esistenza del nulla. Non ha alcun senso cercare le prove dell’esistenza del nulla, il nulla per sua stessa definizione non esiste. E lo stesso vale per la comunicazione del pensiero, se la si pratica correttamente non crea nessun problema, ma piuttosto i problemi li risolve.

Se prestiamo attenzione in modo serio a quel che pensiamo e comunichiamo, se ci ascoltiamo con attenzione, allora non sarà affatto necessario che qualcun altro ci ascolti e ci presti attenzione. Ognuno di noi, è personalmente la sintesi dell’intera umanità, quando ascoltiamo i nostri pensieri e le nostre parole, stiamo ascoltando miliardi di persone, e miliardi di persone vengono ascoltate e comprese.

Questo luogo si chiama facebook, è un azienda fondata da Mark Zuckerberg, e serve per raccogliere informazioni, per monitorare i pensieri che le persone iscritte esprimono, e soprattutto per monitorare l’interazione di queste idee nell’interagire tra le persone. Facebook raccoglie queste informazioni e le rivende, queste informazioni consentono di capire le tendenze dei pensieri e dei desideri della massa, e la massa costituisce l’opinione pubblica, e l’opinione pubblica, è quella che determina le scelte nel campo socio-culturale-economico. Tutte queste informazioni divengono merce preziosa per determinare la creazione e la vendita di prodotti, per la loro reclamizzazione, per mettere in atto le strategie di marketing, e anche della propaganda politica. Altro che il nulla! Qui c’è la vera sostanza delle cose, qui si crea il campo dove vivono tutti. Anche quelli che si credono delle nullità, o che si atteggiano sostenendo di essere il nulla mescolato con il niente, nel momento stesso in cui creano una pagina e condividono delle idee, anche le nullità si rendono pienamente partecipi della creazione di questo campo della realtà. Non importa in che misura avvenga questa partecipazione, ognuno, anche nel suo piccolo, è corresponsabile della costruzione del mondo in cui vive insieme agli altri.

Divulgare delle idee su facebook, è un azione che ha delle analogie con il potere d’acquisto che i consumatori esercitano nei supermercati, la scelta del consumatore, sancisce il successo o l’insuccesso di un prodotto, e quindi orienta l’intera produzione. E così com’è necessario il consumo responsabile per cambiare il mondo e se stessi, e per cambiare se stessi, bisogna contemporaneamente cambiare anche il mondo, è altrettanto necessario l’uso responsabile delle idee e della loro divulgazione mediante il web. Condividere idee sbagliate contribuisce alla creazione di un mondo sbagliato, esattamente come acquistare prodotti dannosi alla salute e all’ambiente, è veleno che viene immesso nel medesimo ambiente in cui vivono tutti, quindi si tratta della responsabilità personale nei confronti della comunità e del mondo.

Se questa pretesa assurda di essere nessuno, e di voler dare importanza all’essere nessuno, è un pretesto per non assumersi la responsabilità delle corbellerie che si scrivono, questo dev’essere chiarito, perché gli irresponsabili fanno danno anche agli altri, oltre che a se stessi.

Non si possono avere delle idee sul nulla, e di conseguenza non si possono comunicare delle idee inesistenti. Le idee che si stanno comunicando sono idee che esistono per il fatto stesso che le si sta comunicando, e possono essere giuste o sbagliate.

Come si dice nel post.

“Non c’è nulla di più stupido e ridicolo del voler aver ragione su qualcun altro in merito a delle idee.
E ciò su cui si può apparentemente discutere, sono solo idee e pensieri; ovvero pensiero del pensiero.”

Allora, perché delle idee vengono condivise su facebook? Per quale motivo, se si ritiene importante essere nessuno, si continua a comunicare invece di tacere? L’essere nessuno implicherebbe il silenzio e non la comunicazione. Tanto meno implicherebbe il processo sulle altrui intenzioni, e i giudizi sprezzanti e denigratori sugli interlocutori, con graduatorie tra il peggio e il meno peggio.

E comunque, peggio di me non c’è nessuno.

Il fatto che i pensieri non ci appartengano, non vuol dire che i pensieri non siano importanti, ansi, proprio perché non sono roba nostra, sono più importanti di noi stessi. I pensieri appartengono all’umanità, e l’umanità appartiene all’esistenza. I pensatori passano, i pensieri rimangono e continuano ad agire. Pensieri e parole sono vani quando sono a servizio della vanità, ma i pensieri e le parole possono essere anche a servizio della serietà.

Nota di riflessione.

Ma chi era sto tizio che scrive sulla pagina “L’importanza di essere nessuno”? Si direbbe una sorta di Guru Vaffanculu, il guru che non ha nulla da dire, e che per essere lasciato in pace, manda tutti a fare in culu.. 😀 e giustamente, Guru Vaffanculu ha miglia di seguaci, in migliaia seguono la sua pagina… per farsi mandare a fare in culu…

Concludiamo con un po’ di poesia. 🙂

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