L’Ayatollah Khomeini fu creato dalla CIA, ma poi gli sfuggì di mano.

03 - khomeini

Il regno dello Shah Mohammad Reza Pahlav conobbe negli anni 1970 un ulteriore evoluzione. Nel tentativo di fare dell’Iran la potenza principale del Medio Oriente, lo Scià accentuò il carattere nazionalista e autocratico del suo regno, impegnando la maggior parte delle risorse economiche del Paese nella costruzione di un potente e modernissimo esercito. La sua politica di modernizzazione della società, in particolare la cosiddetta Rivoluzione bianca, gli valse anche la crescente ostilità del clero sciita, che pure lo aveva sostenuto nel 1953 nella crisi che lo aveva contrapposto al Primo Ministro nazionalista Mohammad Mossadeq. Lo Scià impose alle donne di togliersi il velo, le ammise all’università di Teheran, sostenne le moderne scuole laiche. Questa modernizzazione del paese andò soprattutto a favore dell’esercito, veicolo di istruzione e di alfabetizzazione, che fu rafforzato e riorganizzato per svolgere un ruolo di sostegno alla politica del sovrano. L’Iran aveva infatti ottenuto dagli Stati Uniti d’America (che necessitavano nella zona di un nuovo “poliziotto” dopo il ritiro della Gran Bretagna dal Golfo Persico) l’assenso per l’acquisto di ogni tipologia di armamento, ad eccezione di quelli atomici.

Tuttavia gli americani, per poter giustificare il rafforzamento di questa potenza militare nella zona, e garantirsi che tale potenza rimanesse sotto la loro tutela e controllo, avevano anche la necessità che ci fosse una seria minaccia che ne condizionasse le scelte. Per questo motivo, mentre il governo americano ufficialmente appoggiava il potere dello Scià, in segreto fomentava l’opposizione al suo interno, sfruttando il fondamentalismo religioso degli sciiti. In questo retroscena nascosto, un ruolo fondamentale verrà svolto dall’Ayatollah Khomeini, che esule in Francia, continuò a svolgere il ruolo di leader carismatico di tutte le forze di opposizione al monarca, di ispirazione religiosa, nazional-liberale e marxista. In realtà l’Ayatollah Khomeini, era per la CIA (Central Intelligence Agency), la garanzia che le forze di ispirazione marxista non si sarebbero mai affermate in Iran, data l’incompatibilità del marxismo con il fondamentalismo religioso sciita. Per questo la CIA si adoperò nell’aiutare e proteggere Khomeini mentre fomentava la rivolta, pur trovandosi in esilio, dove eventualmente sarebbe stato molto facile eliminarlo, dando la colpa al governo iraniano dello Scià. Il fatto che non sia mai stato eliminato, e neanche ostacolato nel suo ruolo di istigatore della rivoluzione anti Scià, è la prova certa che in realtà il suo operato faceva comodo alle trame criminali degli americani, che avevano bisogno di questa minaccia per rafforzare la dipendenza dello Scià dall’appoggio e aiuto degli Stati Uniti. Quello che gli americani non potevano permettere, era che l’Iran diventasse una nazione troppo forte ed indipendente nell’area del Golfo Persico, e quindi un soggetto fuori dal controllo egemonico statunitense.

Le proteste di massa iniziarono nel 1978 come reazione ad un articolo della stampa di regime che dileggiava l’Ayatollah Khomeini, avviando una spirale di manifestazioni di protesta che portarono al blocco del Paese.

A guidare la guerriglia furono all’inizio i fedayyin-e khalgh (volontari del popolo) d’ispirazione marxista, che presto decisero di unirsi ai mujaheddin islamici per coinvolgere nella lotta sempre più ampi strati della popolazione ed allargare così le basi della protesta. Le forze di sinistra ritennero erroneamente di poter gestire e limitare il potere del clero in un paese ormai laico e moderno, dove l’applicazione della sharia sembrava un’ipotesi lontana dal potersi effettivamente realizzare, ma il clero sciita divenne in breve tempo l’unico riferimento della rivolta esautorando i gruppi di ispirazione politica. Esattamente come gli americani volevano. Quello che invece gli americani non avevano previsto, era che questa rivoluzione potesse avere successo. In pratica è lo stesso errore che hanno fatto di recente con lo stato islamico, o isis: prima lo hanno creato aiutando e fomentando forze di opposizione al governo iracheno, in modo da avere un pretesto, per poter continuare a rafforzare questo governo fantoccio che cura gli interessi americani, poi però, lo stato islamico gli è sfuggito di mano, ed è diventato una vera minaccia, sia per il governo iracheno, che per il governo di Bashar al-Assad in Siria. A contribuire al successo della rivoluzione iraniana, fu anche l’ingerenza sovietica, che contava sul fatto che l’Iran fosse ormai diventato un paese laico e che nella rivoluzione sarebbe prevalsa la componente marxista. Anche se poi questo non è avvenuto, l’Unione Sovietica ha continuato a considerare l’Iran come un alleato anti occidentale.

Quindi nel 1978, Khomeini dal suo esilio parigino incitava alla rivoluzione, attraverso messaggi registrati su audiocassette che venivano diffuse in tutto il Paese, mentre lo Scià compiva l’ultimo disperato tentativo di salvare il suo trono mediante la nomina del democratico Shapur Bakhtiar a primo ministro, il quale accettò a condizione che il sovrano lasciasse temporaneamente il Paese. Reza Pahlavi partì quindi il 16 gennaio 1979 per il Marocco, ma la popolazione, seppure entusiasta per l’avvenimento, non cessò la lotta, considerando la partenza dello Scià un’ulteriore prova della debolezza e dell’imminente crollo della monarchia.

Bakhtiar concesse la libertà di stampa, indisse libere elezioni e bloccò la fornitura di petrolio a Israele e Sudafrica, questo blocco delle forniture petrolifere ovviamente non piacque per niente agli americani, che a questo punto abbandonarono il governo di Bakhtiar al suo destino. Intanto Khomeini non riconobbe il suo governo e annunciò il prossimo ritorno in patria, che avvenne il 31 gennaio 1979. Le manifestazioni a favore dell’ayatollah si moltiplicavano mentre sempre più numerose erano le diserzioni nell’esercito, che l’11 febbraio annunciò il proprio disimpegno dalla lotta. A Bakhtiar non restò che darsi alla fuga.

Da questo momento in poi, l’Ayatollah Khomeini, che agli americani doveva esser parso come un personaggio grottesco proveniente da un lontano passato, di cui non ci si sarebbe mai dovuti veramente preoccupare, invece si rivelerà un abile leader politico, capace di sfruttare al meglio il suo ruolo di guida religiosa, diventando egli stesso un problema peggiore del male che si voleva evitare. È così che l’Iran di Khomeini, divenne uno dei principali nemici degli Stati Uniti, e di conseguenza anche un ottimo alleato dell’Unione Sovietica, in quelle logiche della guerra fredda, dove i nemici dei nemici divengono automaticamente amici.

Nel frattempo in Iraq, nel 1979 il Presidente della Repubblica Ahmed Hasan al-Bakr annunciò il suo ritiro e Saddam Hussein salì al potere. Saddam era un altro collaboratore creato e sostenuto dalla CIA che serviva a curare gli interessi statunitensi nell’area strategica dei paesi arabi produttori di petrolio. Il partito Baʿth che appoggiava Saddam Hussein, aveva un programma progressista e socialista che puntava alla modernizzazione e alla secolarizzazione dell’Iraq. Saddam Hussein si attenne alla linea del suo partito e proseguì le riforme modernizzartici iniziate dai suoi predecessori, completando la concessione alle donne di diritti pari a quelli degli uomini, l’introduzione di un codice civile modellato su quelli dei paesi occidentali (che sostituì la Sharīʿa) e la creazione di un apparato giudiziario laico, che comportò l’abolizione delle corti islamiche. Una parte consistente dei profitti petroliferi venne utilizzata per la modernizzazione dell’economia irachena e programmi di stato sociale: affrettò la costruzione di industrie e ne seguì lo sviluppo, supervisionò la modernizzazione dell’agricoltura, conseguita con una massiccia meccanizzazione agricola e corroborata da un’ampia distribuzione di terre ai contadini, favorì una rivoluzione globale delle industrie energetiche, portando l’elettricità in tutto il Paese, promosse lo sviluppo dei servizi pubblici e dei trasporti, introdusse la sanità pubblica gratuita, avviò e perfezionò una campagna nazionale per lo sradicamento dell’analfabetismo e a favore dell’istruzione obbligatoria gratuita.

Ovviamente i progressi che Saddam Hussein stava apportando all’Iraq non interessavano agli americani, che invece avevano interesse ad armare il suo esercito, per spingerlo a fare la guerra all’Iran dell’Ayatollah Khomeini, dandogli l’illusione che sarebbe stato lui a dominare l’intera area del golfo. Così gli americani si adoperarono per trasformare l’esercito iracheno in una moderna forza militare, rifornendolo dei più moderni armamenti. Gli avrebbero venduto anche i missili Cruise, ma così facendo avrebbero fatto scoprire il loro sporco gioco, così si limitarono a far fina di niente, quando Saddam cominciò ad acquistare i missili Scud di fabbricazione sovietica.

La crescente tensione tra Iran e Iraq sfociò in un conflitto armato: l’Iraq attaccò l’Iran nel 1980, dando inizio a quella che fu allora definita la Guerra del Golfo (oggi più nota come guerra Iran-Iraq), durata fino al 1988, anche se solo nel 1990 le operazioni belliche cessarono del tutto.

Nel frattempo avverrà la dissoluzione dell’Unione Sovietica, che farà venire meno l’interesse americano, di mantenere l’Iran impegnato nel conflitto contro l’Iraq. Deluso dal fallimento della guerra contro l’Iran, e avendo anche perso l’appoggio americano, Saddam Hussein comincia egli stesso a diventare nemico dell’occidente, degli americani e di Israele, comincia a finanziare il terrorismo islamico, insomma la storia si ripete, quello che gli americani avevano creato come un rimedio, sfugge di mano divenendo un nuovo problema.

Dal momento che Saddam Hussein era diventato un problema, gli americani avevano bisogno di eliminarlo. Essendo finita la guerra fredda, gli americani potevano intervenire direttamente con le proprie forze armate, cosa che gli avrebbe anche dato l’opportunità di creare basi militari nei paesi arabi alleati, e di controllare meglio il problema ancora irrisolto dell’Iran. Tuttavia per l’intervento militare avevano bisogno di un valido pretesto, così diedero a Saddam l’illusione che se avesse invaso il Kuwait, la cosa non avrebbe avuto conseguenze. Il Kuwait interessava a Saddam, oltre che per il petrolio, anche per lo sbocco al mare del territorio iracheno. Quindi nell’agosto 1990 invase il Kuwait, che si arrese rapidamente. Questo fornì il pretesto per la prima guerra contro Saddam Hussein, che tuttavia, contrariamente alle aspettative statunitensi, non comportò la caduta dello stesso Saddam, il quale rimase un problema irrisolto, dato che essendo rimasto al potere, continuava a foraggiare il terrorismo islamico anti israeliano e anti americano, è a questo punto che gli americani sono costretti a richiamare in servizio un loro fidato collaboratore, che si era distino nella guerriglia anti sovietica in Afghanistan: Osama bin Laden, il quale servirà a creare la messa in scena dell’organizzazione al-Qāʿida, e degli attentati alle torri gemelle e al Pentagono del 11 settembre 2001, che creeranno nell’opinione pubblica americana il consenso per l’invasione dell’Iraq e l’eliminazione di Saddam Hussein, ritenuto una minaccia per via della possibile detenzione di armi chimiche che avrebbe potuto fornire a gruppi terroristici.

Nel 2003 l’esercito degli Stati Uniti invade l’Iraq e pone fine al regime di Saddam Hussein. Dopo otto anni di occupazione militare, gli elevati costi economici e di perdite tra i militari americani, fanno progressivamente venir meno il consenso dell’opinione pubblica americana per questa occupazione, per cui nel 2011 viene ufficializzato il ritiro delle truppe, e rimane un governo iracheno fantoccio, che però è a maggioranza sciita, questo lo rende troppo vicino all’Iran, tanto da costringere gli americani a creare lo stato islamico detto ISIS, per contrastare il governo iracheno a maggioranza sciita, che altrimenti finirebbe alleato dell’Iran. Anche l’isis sfuggirà di mano e diventerà il problema enorme di cui oggi tutti parlano.

Concludendo: l’unica vera organizzazione criminale che ha operato nella storia recente, sono gli Stati Uniti d’America, che hanno prima creato l’Ayatollah Khomeini, poi Saddam Hussein, quindi Osama bin Laden e al-Qāʿida, e in fine lo stato islamico che oggi sta terrorizzando il mondo. Quando gli USA smetteranno di portare avanti le loro strategie criminali, sicuramente tutti i problemi del medio oriente e del mondo intero si risolveranno, perché è più che evidente, che a differenza degli americani, tutti gli altri popoli della terra sono pacifici e civili, e le loro culture mai darebbero origine a dittature e guerre. Sono soltanto gli intrighi della CIA, dei sionisti massonici e del governo segreto del NWO, a creare tutti i mali dell’umanità. Di questo possiamo esserne certi, ormai sempre più persone se ne rendono conto. Si, dev’essere per forza così, altrimenti dovremmo pensare che siano proprio gli esseri umani ad avere dei seri problemi mentali, e quindi anche noi stessi avremmo questi problemi. No, non può essere così, noi non abbiamo niente che non funziona, è quindi dev’essere per forza di cose tutta colpa degli americani.

Il ragionamento non fa una piega…

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