Nell’ora della nostra nascita e morte.

179 - base 5 aprile 2015

La data della nostra nascita e quella della nostra morte coincidono sempre.

Se nessuno esce vivo dalla vita, vuol dire che nessuno esce morto dalla morte?

In questi giorni sentiamo molto parlare di problemi etici relativi alla questione della procreazione assistita e dei cosiddetti “uteri in affitto”, nessuno invece parla del fatto che esistono anche le banche del seme, e quindi esistono anche i “testicoli in affitto”, e se esistono dei problemi etici per l’uso degli uteri, perché tali problemi non dovrebbero essere posti anche per i testicoli?

No, parlando seriamente: pare che improvvisamente tutti siano diventati grandi esperti di problematiche esistenziali e relativi valori etici riferibili all’autentica identità umana, ma dalla marea di cazzate che si sentono dire, è evidente che a parlare sono persone poco abituate a ragionare su certe questioni, e soprattutto dimostrano di essere sprovvisti delle necessarie competenze. Insomma, si improvvisano tutti filosofi senza nulla sapere di filosofia, e non sanno nulla di filosofia perché hanno sempre disprezzato la filosofia, giudicandola come inutile speculazione che non servirebbe a risolvere i problemi pratici. Il risultato, è che di fronte a un problema di carattere etico-esistenziale, non sanno veramente cosa dire, e non sapendo di non sapere,  dicono delle totali assurdità.

250 - 2 mandala aprile 2015

Per capire se la pratica dell’utero o dei testicoli in affitto, può essere eticamente accettabile, è ovviamente, e ripeto, ovviamente necessario, capire prima quali siano i termini eticamente accettabili della procreazione umana. Se prima non si stabilisce una ragione etica, non si può stabilire cosa sia etico e cosa non lo è. Quale principio etico autorizza gli esseri umani a procreare? Ve la siete mai posta questa semplice domanda? No? Eppure è fondamentale.

Sgombriamo subito il campo dall’equivoco che questa riflessione debba per forza implicare un atto di accusa nei confronti dei genitori, che in ogni caso, prima di essere genitori sono stati anch’essi figli. Qui non si tratta di individuare dei colpevoli, ma degli errori. Un errore è quello di credere che a nascere siano dei bambini, non è così, a nascere è l’essere umano che vivrà l’intera sua esistenza, e che dovrà anche morire. Quindi non si può in alcun modo pretendere che la responsabilità dei genitori riguardi soltanto i figli fino a quando diverranno maggiorenni. Tra bambini ed adulti non esiste nessuna vera discontinuità e separazione.

È risaputo che i bambini hanno un potere di attrazione, in genere sono belli, esprimono la gioia di vivere, e quindi è facile cadere nella ingannevole impressione che si mettano al mondo degli esseri che mostrano d’essere felici di esistere, circostanza che da sola ne giustificherebbe la nascita. No, le cose non stanno così, ai bambini non si chiede di rimanere bambini, ma gli si impone di crescere per diventare adulti, quindi non si riconosce una validità allo stato di coscienza-incoscienza dell’infanzia, che è quello che rende i bambini entusiasti della vita, di conseguenza quello che si mette al mondo è l’adulto e non il bambino, l’infanzia viene considerata una fase transitoria alla condizione adulta. Stranamente però, mentre ai bambini si riconosce il diritto di stare al mondo anche a prescindere da qualsiasi loro impegno o merito, nel senso che non gli si chiede di guadagnarsi da vivere, lo stesso diritto ad esistere a prescindere dal merito, non viene riconosciuto all’adulto, che deve invece dimostrare di essere degno di esistere. Di conseguenza, dato che a nascere non è il bambino ma è l’adulto, ad essere messi al mondo sono degli esseri ai quali non si riconosce una dignità a prescindere dai loro meriti, ma gli si chiede di dimostrare di essere degni di vivere… ma fino a prova contraria non hanno chiesto loro di nascere, non hanno chiesto loro di essere sottoposti per tutta la vita a questi esami di qualificazione.

Stiamo parlano di un problema di significato esistenziale, che è esattamente una questione di vita o di morte, o per meglio dire, di vita e di morte. Non sono fesserie, perché se non riusciremo a dare un significato e valore univoco alla vita umana, allora rimarremo nell’attuale confusione e contraddizione tra una miriade di significati personali e soggettivi, perennemente in conflitto tra loro, e non avremo mai dei valori universalmente condivisibili, quello che sarà bene per certuni sarà male per altri. Quelli che si faranno saltare in aria in un attentato, lo faranno convinti che questo sia il bene, quelli che condanneranno il gesto crederanno che il bene sia un altra cosa, ma se poi anche questi si dovessero confrontare su cosa sia bene e cosa male, scopriranno di non essere d’accordo su nulla. Mentre i terroristi, tra di loro andranno sempre perfettamente d’accordo. 

È da scartare anche l’idea che gli esseri umani si possa metterli al mondo, pretendendo che poi debbano essere l’oro a trovare un personale significato e scopo dell’esistenza, perché un insieme di significati esistenziali personali, soggettivi e differenti, non costituirà mai una comunità coesa, e quella umana, è una condizione indubbiamente sociale e non individuale. Quelli che dicevano che non esiste la società, ma esistono soltanto gli individui, erano malati di mente.

( I malati di mente del liberismo economico. )

Soltanto all’interno di un significato fondamentale della vita umana, da tutti riconosciuto e condiviso, potremo ricavare le personali interpretazioni di tale significato. Se non abbiamo la ragione d’esistere dell’umanità, non potremo mai ricavare all’interno di questa ragione, quell’unicità della personale ragione umana, che non sia in conflitto con le altre unicità. Le diverse unicità si possono ricavare soltanto all’interno dell’uno. Storicamente la coesione sociale è sempre stata data dai miti di fondazione, dei racconti che tutti accettavano e condividevano. Oggi questo non è più possibile, ma la coesione sociale è ancora necessaria. 

Per i religiosi la questione è abbastanza semplice da capire; la procreazione è autorizzata da Dio, quindi l’unica responsabilità del credente, è quella di fare in modo che il nascituro abbia tutte le migliori opportunità per diventare una brava persona e guadagnarsi il paradiso. Esiste anche la variante della fede nella reincarnazione, dove al posto del paradiso, ci sono due possibilità: una è quella di diventare brave persone per guadagnarsi una futura vita migliore di quella presente, il che comporta anche l’accettazione di una condizione svantaggiata che sarebbe soltanto una condizione passeggera, e poi c’è la possibilità di raggiungere la liberazione dal ciclo delle nascite e delle morti, che porterebbe a qualcosa di analogo alla beatitudine del paradiso. Certo rispetto alla possibilità della liberazione, viene anche il dubbio che basterebbe smettere di procreare per interrompere il ciclo delle nascite e delle morti, ma non è così, perché anche se si estinguesse l’umanità, la vita vegetale e animale continuerebbe ad esistere, e quindi le anime umane si continuerebbero ad incarnare in piante ed animali, e non possedendo più la ragione e l’intelligenza umana, non potrebbero neanche praticare la disciplina spirituale che conduce alla liberazione.

Quindi rispetto alla fede religiosa il problema si può risolvere, la vita non finisce con la morte, ed esistono delle prospettive e delle possibilità di evoluzione positiva dell’esistenza?

Non esattamente, non è proprio così. In una cultura laica, la fede può essere proposta ma non imposta, non si può imporre ad una altra persona la propria ragione di fede per giustificarne la nascita. Non è uno scherzo: cosa ne è di una persona che viene messa al mondo da genitori che credono si tratti della volontà di dio, se poi questa persona non riesce a credere in dio, o all’anima e alla reincarnazione? Cosa vuol dire essere figli di genitori che credono in cose che si ritengono sbagliate? Cosa vuol dire avere la percezione di essere stati messi al mondo per delle ragioni sbagliate, a quale lacerante conflitto porterà una tale contraddizione?

245 - 2 mandala aprile 2015

Nella concezione materialista, invece, dove Dio e l’anima non sono previste, la procreazione umana è una scelta deliberata che determina la differenza tra l’esistenza di una persona o la sua inesistenza. E questo qualche problemino etico lo pone… diciamo che pone un enorme problema etico. Nella concezione materialista, scientifica e razionale, si può affermare che la vita sia un dono, è una preziosa opportunità? Certamente, come no? E magari i genitori sono anche tanto gentili e premurosi nel donare questa preziosa opportunità ai loro figli. Ma esattamente, quand’è che i figli hanno chiesto ai loro genitori di ricevere questa preziosa opportunità? MAI! Ovviamente, non avrebbero mai potuto chiedere di essere messi al mondo. Quello che emerge, è che nella logica materialista, dove si crede che la vita di un essere umano cominci con il concepimento, o la nascita, e termini con la morte, la procreazione è una totale prevaricazione sulla volontà e libertà di scelta di ALTRI esseri umani, che tra l’altro da bambini sono del tutto innocenti, ma che ugualmente vengono incolpati di vivere e condannati ad esistere…

Si, vengono incolpati di esistere, tant’è che si pretende da loro ce si rendano degni di stare al mondo, il che vuol dire che tale dignità non gli si riconosce a priori, gli si chiede, si pretende da loro che dimostrino di non essere degli sfigati, il che vuol dire che nascono potenzialmente sfigati, ed effettivamente nella logica aberrante di questa mentalità materialista, sono molto sfigati, sono sfigatissimi. Ma non solo, dato che esiste una evidente e inconfutabile relazione di causa ed effetto tra il nascere e il morire, di fatto la procreazione determina la morte di ALTRI esseri umani, non di se stessi, ma di ALTRI ESSERI UMANI, che si può scegliere di far nascere oppure no, ai quali si potrebbe risparmiare la vita oppure no. Questa è la cruda descrizione di fatti reali e non di idee o fantasie. Nella logica materialista, la procreazione, è di fatto anche un omicidio volontario. A questo conduce l’interpretazione materialista dei fatti. Il dono della vita non è mai stato desiderato ne richiesto, e che valore ha un dono che si riceve e che non si desiderava? E per giunta, dopo che sono nati, ai bambini gli si impone l’educazione- istruzione, che consiste nel dare a loro delle risposte a delle domande che non sono mai state poste, mentre alle domande che i bambini spontaneamente fanno, o gli si risponde come se fossero domande stupide, oppure gli si dice chiaro e tondo che sono domande stupide che non andrebbero mai poste. E così prima i figli vengono fatti nascere e poi vengono mandati a scuola per farli massacrare per benino da insegnati psicopatici, che con arrogante violenza impongono delle risposte a domande mai fatte.

Certo il materialista potrebbe dire che la vita umana sia parte dell’evoluzione dell’universo e della vita, ( a proposito: avete mai notato che anche i materialisti scientifici spesso parlano del “miracolo della vita”?.. strano.. ), ma essere parte non vuol dire essere partecipi, cioè, l’essere umano può anche partecipare all’evoluzione della sua specie e in parte anche della vita sul pianeta, ma difficilmente potrebbe partecipare all’evoluzione del sistema solare, della galassia e dell’universo, e anche la partecipazione all’evoluzione della specie umana, sarebbe unilaterale, una dedizione non corrisposta, la specie non partecipa alla vita del singolo individuo nel suo stesso modo, nel senso che la specie non si sacrificherebbe mai per il singolo essere, invece avviene spesso il contrario, a dire il vero, le specie usano i singoli esseri viventi per i loro scopi, per la loro sopravvivenza, ma non si occupano affatto del destino dei singoli esseri. La specie umana è contro di noi, ci sfrutta e ci butta via peggio di un capitalista.

Questo accade perché la specie umana non è un essere umano, non è dotata di umanità, non ha una coscienza umana. A dirla tutta la specie umana non è un essere, ma è soltanto un meccanismo vuoto e incosciente. Questo nell’interpretazione materialista si intende. La coscienza emergente, è una teoria che interpreta dati di osservazione e misurazione sulla base del paradigma materialista, quindi prima si decide che la realtà è soltanto materiale, e poi si cerca in tutti i modi di inserire la coscienza in questo paradigma. In definitiva, il materialismo è un atto di fede che nasce come reazione alla religiosità popolare, è una fede che risponde ad un altra fede, e le due fedi si rafforzano reciprocamente contrastandosi. Il risultato è il tipico conflitto tra gli opposti estremismi.

Che bella opportunità è questa idea della vita, un dono veramente prezioso non c’è che dire! 😀

127 - base 5 aprile 2015

Questi materialisti sembrano tanto preoccupati di non credere alla teologia religiosa, ma poi diventano seguaci di personaggi come Piergiorgio Odifreddi…:D e stanno a sentire le furberie di uno che li prende in giro con dei ragionamenti tanto divertenti quanto inutili. Cosa dice Olifreddi? A lui basta dire che le domande sono stupide ed inutili, e così si risparmia la fatica di cercare la verità. Tra l’altro dice anche che la Verità con la V maiuscola non esiste, e che invece esisterebbero soltanto delle verità relative ( non è una sua idea, ma per fare intrattenimento tutto fa brodo ), ma questo non potrebbe mai essere vero, nulla potrebbe essere vero se la Verità non esistesse, esattamente così come nulla potrebbe essere relativo se non esistesse l’assoluto. È chiaro che sono trucchi dialettici per intrattenere gli allocchi, Olifreddi ne ha fatto un mestiere, scrive libri e articoli, va in televisione e guadagna divertendosi alle spalle dei disorientati mentali e dei narcisisti egocentrici, ma quelli che gli vanno a presso, e ci credono veramente, che fine fanno? Magari si ritrovano a fare i troll inconsapevoli, a commentare quel che dicono gli altri, estrapolando delle frasi e decontestualizzandole dal discorso, in modo da stravolgerne il significato soltanto per metterle in ridicolo, e nel far questo credono pure d’essere tanto intelligenti. Costoro evidentemente non sanno nulla di cosa sia il governo della democrazia interiore, non sanno neanche che l’ego è costituito da un insieme di soggetti che vanno governati democraticamente, e non è certo il caso di affidare questo governo a quella parte di sé che ha sei anni. Cioè, vedere delle persone cinquantenni che si comportano come quando ne avevano sei, è patetico… e diventa tragico quando questi bambini di sei anni decidono di mettere al mondo dei figli.

È ovvio, non si può comprendere la realtà, e neanche la verità, dopo che le si è fatte a pezzi e le si osserva nei loro frammenti confusi e contraddittori, senza tenere conto del loro rapporto con la visione unitaria originale. Il metodo scientifico deve per forza di cose eseguire questa frammentazione della realtà, degli oggetti e del mondo, ma l’oggetto o il sistema che hai smontato, è una cosa diversa e distinta dall’insieme dei pezzi. In quest’insieme di pezzi, ogni singolo pezzo può trovare il suo autentico significato, soltanto in rapporto all’unità integra dell’oggetto smontato. È soltanto in rapporto all’unità che il singolo pezzo può avere un significato funzionale. Chi ha un vero e serio interesse per la ricerca scientifica, questo lo sa bene, conosce quale sia il limite del metodo scientifico per descrivere la realtà dell’universo, della vita e dell’umanità, e quindi non si pone neanche il problema di negare l’esistenza della dimensione spirituale, semmai cerca di correggere gli errori che possono esserci in questa ricerca. Chi invece strumentalizza la scienza per dare libero sfogo alla propria nevrosi dell’ego bellico, non si fa scrupoli a fare a pezzi tutto, in modo da poter fingere che la realtà sia costituita dall’insieme di questi pezzi conflittuali e contraddittori. È questa rappresentazione conflittuale che soddisfa il nevrotico, ma non è reale e siccome è facile dimostrare che non è reale, l’ego bellico reagisce con la chiusura mentale, e quindi non vuol vedere altre possibili rappresentazioni della realtà. Da qui la necessità di negare il valore delle domande, e di rispondere invece a delle domande che nessuno ha mai posto.

<< Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. >>

<< Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi..>>

Vangelo.

E soprattutto non perdete tempo a discutere con gli stupidi troll, e con tutti coloro che non sanno di non sapere, e che credono che il loro non sapere sia il sapere, confondendo la notte con il giorno, l’errore con l’esatto, il male con il bene e il falso con il vero.

169 - unione9 gennaio 2016

<< Alle porte della città e presso il focolare vi ho visto inchinarvi e adorare la vostra libertà, come gli sciavi umiliano se stessi davanti a un tiranno e lo lodano sebbene li uccida. Nel boschetto del tempio e all’ombra della rocca ho visto, ahimè, i più liberi tra voi portare addosso la propria libertà come un giogo o come le manette… Cosa dirò di loro se non che stanno in luce ma con la schiena al sole? E vedono soltanto la propria ombra, e che le loro ombre sono la loro legge. E cos’è il sole per loro se non un seminatore di ombre? E che cos’è riconoscere le leggi, se non chinarsi e formare la propria ombra sulla terra? Ma voi che camminate guardando il sole, quali immagini tracciate sulla terra vi possono trattenere?…

E se è un tiranno che voi volete tirar giù dal trono, badate bene che il trono eretto dentro di voi sia già distrutto. Come potrebbe un tiranno regnare su uomini liberi e fieri se non ci fosse tirannia nella loro libertà e vergogna nell’oro orgoglio?…

La vostra anima è spesso un campo di battaglia, sul quale il giudizio e la ragione fanno spesso la guerra al desiderio e alla passione. Potessi conciliarli io, così da volgere la rivalità degli elementi in unione e armonia dentro di voi. Ma come farlo, a meno che non siate voi a dar pace e amore a tutti gli elementi?

La ragione e la passione sono la vela e il timone dell’anima vostra che va per mare. Se le vele o il timone si spezzano, non potete che andare sballottati alla deriva o restare fermi in mezzo al mare.

Perché, se la ragione domina da sola, è una forza che imprigiona. E la passione, quando è incustodita, è una fiamma che brucia fino alla sua stessa distruzione. Perciò la vostra anima esalti la ragione al colmo della passione, affinché essa canti; e con la ragione imbrigli la passione, così che questa viva la sua resurrezione quotidiana, e come la fenice rinasca dalle ceneri…

I vostri cuori conoscono nel silenzio i segreti del giorno e della notte. Ma le vostre orecchia hanno sete di sentir pronunciare ciò che sa il vostro cuore. Vorreste esprimere a parole ciò che avete sempre saputo nel pensiero. Vorreste toccare con le dita il corpo nudo dei vostri sogni. Ed è bene che sia così. La nascosta sorgente della vostra anima dovrà certo scaturire un giorno e correre mormorando verso il mare;

E il tesoro della vostra infinita immensità dovrà svelarsi ai vostri occhi. Ma non lasciate che la bilancia pesi questo tesoro ignoto;

E non sondate le profondità della vostra conoscenza con l’asta e lo scandaglio. Perché l’io è un mare immenso e sconfinato. Non dite: “ho trovato la verità”, ma piuttosto: “ho trovato una verità”. >>

Kahil Gibran.

 

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