Effetto osservatore.

246 - unione 9 gennaio 2016

Questo post, che propone un introduzione alla questione dell’effetto osservatore, può essere un pretesto utile per introdurre un altro argomento, che sarebbe il cosiddetto materialismo, o realismo materialista, che è uno dei fondamenti del comunismo storico, ma ormai è il fondamento della cultura dominante sul pianeta, che invece potrebbe in gran parte essere un grave errore ideologico. Si, perché al di là delle problematiche inerenti al clericalismo religioso e alla sua partecipazione al potere capitalista, o comunque al suo ruolo nel giustificare svariate tipologie di potere classista, al di là di questo, le questioni della fede religiosa e della ricerca spirituale, rimangono delle questioni che non possono e non devono essere banalizzate, soprattutto alla luce del progresso scientifico contemporaneo, dove sono venuti a mancare i punti di riferimento necessari, alla negazione dell’esistenza di una fondamentale dimensione non materiale della realtà.

In estrema sintesi, quello che si evince dagli esperimenti e dalle teorie più avanzate sull’origine della materia, è che i suoi elementi costitutivi basilari, a livello microscopico, presentano più le caratteristiche del pensiero e delle idee in astratto, piuttosto che quelle degli oggetti della realtà che possiamo sperimentare. Attenzione! Questo non vuol dire che la scienza abbia dimostrato in qualche modo, che alla base di tutto il mondo materiale esista una dimensione immateriale, è possibile invece che la scienza contemporanea, abbia soltanto raggiunto il suo limite nella capacità di comprendere la realtà in base al metodo empirico, e che oltre questo limite, la ricerca diviene di carattere filosofico e mistico. Detto in altre parole: la scienza contemporanea, non è in grado di confermare l’esistenza di una dimensione fondamentale della realtà di natura spirituale, ma non è neanche più in grado di negare che esista questa realtà fondamentale.

248 - unione 9 gennaio 2016

A parte le problematiche poste dal progresso scientifico nel campo della fisica quantistica, rimangono inalterate anche una serie di questioni inerenti alla natura umana, alla sua necessità di infinito, e in particolar modo in rapporto con la morte, quindi anche a livello di religiosità popolare, bisogna fare molta attenzione nel pretendere di abolirla, senza prima averla sostituita con qualcosa di altrettanto funzionale nel fornire una spiegazione consolatoria sulla tragedia della morte. Siamo proprio sicuri che la promessa di un paradiso in terra, possa sostituire efficacemente la promessa di un paradiso nell’aldilà? La storia sembra indicare che il paradiso in terra non è in grado di reggere il confronto con quello dell’aldilà, ed entrambi potrebbero essere soltanto idee, frutto dell’immaginazione. Forse il cosiddetto oppio dei popoli, potrebbe essere comunque necessario, e potrebbe non avere origine dall’esigenza del potere oppressore di legittimarsi, l’origine delle religioni potrebbe non essere affatto quella di far credere che i sovrani sarebbero tali per volontà di dio, la vera ragione della nascita del pensiero mistico, dei miti di fondazione e delle religioni, potrebbe avere un fondamento intrinsecamente connesso alla natura umana, alla sua consapevolezza d’essere mortale, quindi si tratterebbe di questione fondamentalmente esistenziale, ancor oggi di attualità.

256 - unione 9 gennaio 2016

Negli esperimenti di osservazione della meccanica quantistica, il cosiddetto effetto osservatore, dove la presenza o meno di un osservatore, sembrerebbe modificare le proprietà delle particelle sub atomiche, sia in termini di proprietà differenti tra onda e particella, sia in termini di posizionamento nello spazio tridimensionale, si può considerare interamente dovuto alle caratteristiche dell’apparato di osservazione e al protocollo sperimentale, e non a delle capacità psicofisiche, o psico cinetiche della mente umana. In base a questi esperimenti, non è in alcun modo possibile dimostrare che la nostra mente crei la realtà in cui viviamo, così come non è possibile dimostrare che questo non accada, insomma, in base a questi risultati di laboratorio, non è possibile dire alcunché su questa possibilità, che rimane un mistero irrisolto.

253 - unione 9 gennaio 2016

Il vero mistero che invece viene dimostrato, è la natura non spaziale degli oggetti microscopici a livello subatomico. Facciamo un esempio in base ad una analogia: prendiamo le proprietà volumetriche di una singola goccia d’acqua che definiremo v. A, e paragoniamo questo volume a quello di un insieme di 100 gocce d’acqua che chiameremo v. B; evidentemente il v. A, ha un valore inferiore a v. B, pari al 1%, quindi i due volumi hanno caratteristiche differenti, ma nel momento in cui il v. A viene a far parte dell’aggregazione del v. B, acquisterà la medesima sua caratteristica volumetrica pari al 100% del v. B. Adesso, prendiamo in considerazione la forma dell’acua, che come sappiamo si modella in base alla forma di ciò che la contiene; quindi per esempio, possiamo considerare due contenitori di forma cubica e cilindrica, entrambi con la capacità di contenere un volume pari al v. B, in questo caso, l’acqua del v. B, potrà, asseconda i casi, assumere la forma cubica o cilindrica, e anche l’acqua del v. A, nel momento in cui si aggrega al v. B, assumerà la proprietà di queste forme cubica o cilindrica. Quindi possiamo concludere che: la singola goccia d’acqua del v. A, possiede le proprietà potenziali di assumere, sia le proprietà del v. B, sia le proprietà di forma relative al v. B. A questo punto sorge spontanea una domanda: ma qual’è la forma in natura dell’acqua, cioè la forma che prescinde dai contenitori cubici o cilindrici come di qualsiasi altra forma concepibile dalla mente umana? In natura possiamo distinguere tra ruscelli, fiumi, laghi, mari, nuvole e gocce di pioggia, poi ci sono i livelli microscopici delle singole molecole d’acqua H2O, ed è soltanto a questi livelli microscopici che si ha una forma geometricamente esatta dell’acqua, con un rapporto numerico immutabile tra i due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, geometria che tra l’altro è in grado di generare altre geometrie potenziali come avviene nella formazione dei cristalli di ghiaccio, o cristalli di neve. Quindi possiamo dire che sia le forme naturali, sia quelle artificiali, sono delle proprietà potenziali della singola goccia d’acqua del v. A, ma nel caso delle forme artificiali come quelle cubiche o cilindriche, la potenzialità diventa una condizione effettiva soltanto grazie all’intervento della mente umana che concepisce i contenitori cubici o cilindrici. D’altro canto però, questo non ci dice nulla su quale sia l’origine concettuale delle forme dell’acqua in natura: perché a un certo punto, nell’evoluzione della materia, si viene a formare l’atomo di idrogeno e quello d’ossigeno, esiste una mente cosmica che ha concepito queste forme, dalle quali deriverà la forma del H2O?

254 - unione 9 gennaio 2016

Questo esempio delle gocce d’acqua, dà un idea di quello che si osserva nelle proprietà spaziali delle particelle come gli elettroni, ovvero, la posizione del singolo elettrone nello spazio tridimensionale, non è localizzabile in modo deterministico, fino a quando questo non si aggrega in oggetti come atomi e molecole, quindi in una dimensione macroscopica rispetto a quella microscopica delle particelle subatomiche, oppure, quando questo elettrone viene rilevato dall’apparato sperimentale. Quindi, quello che è veramente misterioso, è il fatto che la materia, nei suoi costituenti fondamentali, non è localizzabile nello spazio tridimensionale che noi possiamo sperimentare. Pare proprio che l’origine di tutto ciò che esiste, non si trovi da nessuna parte e in nessun tempo; ma a dire il vero, anche il big bang non può essere localizzato nel tempo e nello spazio, e la stessa espansione dell’universo non può avvenire all’interno di qualcosa definibile come spazio, in quanto sarebbe la stessa aggregazione della materia nelle strutture macroscopiche a creare lo spazio, la dove lo spazio è dato dalla possibilità di relazione spaziale tra due o più oggetti.

261 - unione 9 gennaio 2016

Dove e quando è avvenuto il big bang, e in quale spazio si espande l’universo, dove si trovano gli elettroni quando non li osserviamo con un apparato di laboratorio? Il livello microscopico della materia osservato nella fisica quantistica, desta sconcerto per il fatto che gli oggetti osservati assumono le medesime caratteristiche dei concetti e delle idee, e quindi sembrano esistere in un mondo mentale e non in una realtà materiale. Questi sono i veri misteri della fisica quantistica, che nulla hanno a che fare con la nostra possibile capacità di creare o co-creare la realtà in cui viviamo, su questa possibilità non ci sono prove scientifiche, il che comunque non vuol dire che non esista.

Tutto quello che il metodo scientifico ha scoperto, esisteva già da prima.. ma sarà veramente così? Probabilmente si, il mondo che sperimentiamo esiste anche quando noi osservatori non esistiamo, o siamo distratti, nel momento in cui la nostra attenzione, è focalizzata su un aspetto particolare della realtà. Allora per concludere, possiamo dire che il mistero su cui la fisica quantistica cerca di fare luce, non sarebbe la nostra personale capacità di creare la realtà in cui viviamo, ma l’ipotesi che all’origine dell’intero universo, ci sia l’azione di una dimensione mentale e non fisica, e questa dimensione mentale non sarebbe quella umana, in quanto presenterebbe proprietà sovra individuali, cioè non sarebbe condizionata dalla necessità di focalizzarsi su eventi particolari, ma riuscirebbe a comprendere l’intero processo dell’esistenza, e contemporaneamente gli aspetti particolari all’interno del tutto, quindi si tratterebbe di uno stato di coscienza differente da quello umano, ma si tratterebbe comunque di uno stato di coscienza e non di sola meccanicità. L’universo è un entità cosciente, ha una mente che lo rende esistente.

Il problema della dimensione spirituale o dell’esistenza di Dio, non è oggetto di ricerca scientifica perché se è vero che la scienza non ha bisogno di Dio, è anche vero che Dio non ha bisogno della scienza. Invece, è l’essere umano che ha bisogno di Dio, ed esiste una differenza evidente tra scienza ed essere umano, strano a dirsi sono due cose differenti, tra l’altro la scienza non può sostituirsi a Dio, dato che non potendone ammettere l’esistenza, non può neanche pretendere d’esserlo o di farne le veci.

232 - unione 9 gennaio 2016

La questione della morte è centrale nella comprensione del problema della fede religiosa. L’esperienza della morte non è paragonabile all’esperienza del bere o del mangiare, a dire il vero, la morte esiste al di fuori del campo dell’esperienza ordinaria, è non dovrebbe quindi essere un mistero che la vicenda della morte, che comunque è reale rispetto alla morte degli altri, abbia generato convinzioni di fede nell’esistenza di una realtà oltre la materia. Se noi non esistessimo prima di nascere, e terminassimo di esistere dopo il decesso, allora come potremmo affermare di esistere nel periodo che trascorre tra questi due eventi? Tale esistenza sarebbe soltanto un illusione data da una accidentale concatenazione di eventi nell’evoluzione della materia, e la differenza di valore tra l’esistere e il non esistere sarebbe pari a zero.

Non è possibile ignorare il rapporto di causa effetto tra l’evento della nascita e quello della morte, ma allora cosa sancirebbe il diritto a procreare, che diritto si avrebbe di fare dei figli, quando si sa benissimo che la vita umana, è comunque e in ogni caso una disgrazia, un percorso di inutile sofferenza che si conclude con la morte? Se chi procrea determina la morte di un essere umano, il nascere sarebbe la causa fondamentale della morte, quindi chi procrea sarebbe un omicida?

Allora il solo modo di tutelare i propri figli, per difendeteli e risparmiategli la vita, sarebbe quello di non metteteli al mondo, di non farli nascere, poiché questo evento causerebbe la loro morte? Chi non nasce non dovrà neanche morire, e soprattutto non dovrà soffrire per tutta la vita, non dovrà pagarla a caro prezzo, non dovrà guadagnarsela ammazzandosi di lavoro. Allora risparmiate la vita ai vostri figli, abbiate pietà di loro! Sul piano della visione materialista, questa sembrerebbe l’unica possibile conclusione.

262 - unione 9 gennaio 2016

Per quanto si possano migliorare le condizioni di vita per renderla il più possibile sopportabile, l’intera esistenza umana sarà comunque condizionata dai meccanismi della paura della morte e dell’istinto di sopravvivenza, e quindi nella ricerca della sicurezza, si continueranno a scatenare quei conflitti che sono all’origine della stessa insicurezza. Ma questo pensiero materialista, su quali basi scientifiche è mai stato edificato? Nessuna, la scienza si occupa dello studio della materia, e non di ciò che materia non sarebbe. La scienza può indagare e riscontrare le differenze degli stati di coscienza, ma non può veramente definire in termini misurabili cosa sia la coscienza.

264 - unione 9 gennaio 2016

In questa conferenza, si propongono una serie di osservazioni scientifiche, che dimostrerebbero come la ricerca spirituale, e anche la religiosità, siano connaturate nella mente umana, e non sarebbero quindi soltanto delle sovrastrutture culturali.

In quest’altra conferenza invece, si propone un approccio olistico alla condizione di sofferenza umana.

 

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