Se non è il Dharma allora è il dramma.

0129 - Gabriele Manfrè Scuderi

Un triangolo equilatero ha un solo modo di essere giusto, se non avesse tutti gli angoli e lati uguali non potrebbe essere giusto come triangolo equilatero.

Anche gli altri tipi di triangolo hanno uno specifico e personale modo di essere giusti, triangolo rettangolo, isoscele e scaleno, sono tutti giusti in modi diversi, ognuno di questi modi d’essere giusti, è identificabile perché si distingue dagli altri modi di essere giusti, questa stessa distinzione costituisce un criterio di giustizia unico per tutti i triangoli.

Il Dharma è semplicemente il criterio di giustizia o rettitudine, e ogni specifico Dharma oggettivo e soggettivo, è identificabile all’interno di un Dharma unico e di gerarchia superiore agli altri, non è possibile identificare il Dharma particolare senza conoscere quello generale di ordine gerarchico superiore.

Allo stesso modo, come esseri umani, non possiamo comprendere il nostro modo personale di essere giusti, se non comprendiamo il giusto modo d’essere dell’umanità.

L’umanità è una dimensione socio-culturale ed economica, se questa dimensione non corrispondesse al modo giusto d’essere dell’umanità, allora sarebbe impossibile che al suo interno possano identificarsi dei modi personali per essere diversamente giusti, sarebbe come pretendere di identificare il giusto modo d’essere di un triangolo scaleno, senza avere un criterio di distinzione tra i diversi modi di esser giusti dei diversi triangoli.

Al di la di ciò che è giusto e sbagliato, è tutto sbagliato.

Oggi tutti hanno l’assurda pretesa di comprendere la giustizia all’interno dell’ingiustizia, il risultato dovrebbe essere evidente a tutti.

A regnare nel regno della distrazione e della distruzione, è il dramma e non il Dharma.

0133 - Gabriele Manfrè Scuderi

Semplicità dell’essenza.
Lunga ed estremamente complessa, è la strada che conduce alla semplicità dell’essenza, poiché arduo, è recarsi là dove ignari già eravamo e siamo sempre stati.

0122 - Gabriele Manfrè Scuderi

Per poter identificare gli artisti di successo, occorrono gli artisti falliti come termine di paragone. Oggi per artista di successo, si intende l’utile idiota collaboratore al funzionamento dell’industria e del mercato dell’intrattenimento, e agli artisti non si chiede certo di comunicare un pensiero critico nei confronti di queste armi di distrazione di massa, ma piuttosto gli si chiede esplicitamente di confermare la cultura che sostiene questa mentalità distratta e superficiale. Questo spiega come mai delle opere che comunicano concetti banali e insignificanti, possano essere valorizzate esclusivamente come oggetti di mercato, ovvero acquistare significato esclusivamente per il fatto d’essere vendibili, una vendibilità che ne costituisce l’intero e vero significato al di là dei fumosi sproloqui dei cosiddetti critici d’arte.

Inutile dire, che in questi termini la cultura dell’arte, e non solo quella, non può in alcun modo svolgere la sua fondamentale e originaria funzione di far evolvere il pensiero e la consapevolezza umana per meglio comprendere il significato dell’esistenza, la distrazione è antitetica alla consapevolezza.

Rimane il fatto che anche in assenza di questa crescita culturale, l’evoluzione umana non rimane ferma, e non potendo evolvere verso il progresso, allora regredisce, i risultati di questa involuzione dovrebbero essere chiari a tutti, ma siccome quasi nessuno ha le idee chiare, quasi tutti brancolano nel buio senza più nessuna vera speranza, e questa stessa disperazione avvalora la necessità della distrazione.

0121 - Gabriele Manfrè Scuderi

Diamo alle stampe o pubblichiamo delle immagini, che comunque rimangono nella sola dimensione mentale.
Per noi le immagini esistono soltanto perché esiste la nostra immaginazione.
Indipendentemente dal fatto che l’immagine sia fatta di luce come quelle virtuali che un computer può creare su di un monitor, o che siano fatte di inchiostro su carta, e che si tratti quindi dell’immagine data dalla luce riflessa, in ogni caso, è sempre una rappresentazione che la nostra mente crea a partire dalle informazioni che prende dalla realtà, è sempre una cosa diversa dalla realtà intesa come fatto puramente materiale.
Noi non percepiamo mai la realtà della materia e tanto meno quella dell’energia, quella che sperimentiamo, è soltanto la nostra realtà immaginaria.
È possibile che esista anche una realtà immaginaria che non sia la nostra, che ne sia del tutto indipendente?
È possibile che la nostra immaginazione sia soltanto una versione ridotta e limitata dell’immaginazione della vita, della creazione?
Se l’universo esisteva prima di noi e se continuerà ad esistere anche dopo che noi non ci saremo più, allora questa immaginazione indipendente da noi deve esistere per forza di cose, sarebbe inconcepibile un esistenza impossibilitata ad immaginare se stessa.
Questa immaginazione onnicomprensiva, impersonale e per noi inconcepibile, in qualche modo deve esistere.
La vita intelligente, non può che essere discendente dell’intelligenza creativa preesistente della vita stessa nell’intera esistenza.
Tutto ciò che osserviamo, in realtà lo stiamo soltanto sognando, e il nostro è il sogno personale dentro al sogno universale.

0110 - Gabriele Manfrè Scuderi

Tutto quello che succede nel mondo è causato dall’incoscienza della maggioranza delle persone, le teorie dei complotti non sono altro che merce da vendere, in un settore di mercato costituito da persone disorientate dalla cattiva qualità dell’informazione professionale, che si è a sua volta convertita al mercato dell’intrattenimento. In altre parole, l’informazione cosiddetta ufficiale o professionale, e la cosiddetta informazione alternativa che ha acquistato visibilità nel web, sono due modalità di fare cattiva informazione, entrambe accomunate dall’unica esigenza di raccontare alla gente, esattamente tutto ciò che la gente vuol sentirsi raccontare. Il risultato che ne sta venendo fuori, è una incoscienza di massa analoga a quella che ha generato la prima e la seconda guerra mondiale, dove per esempio nella seconda, la massa acclamava e credeva nelle idee di Mussolini ed Hitler, oggi così come allora, la gente crede nella propaganda di Putin e di Assad, oppure in quella jihadista, propagande messe in atto da gente che ha capito benissimo i meccanismi della disinformazione, delle cosiddette polpette avvelenate, dove mescolando le informazioni vere con altre false, si riesce a rendere credibili dei racconti della realtà completamente falsi. Tutte le teorie del complotto si basano sull’incompletezza dell’informazione professionale, incompletezza dovuta non a delle strategie di censura, ma semplicemente dovuta ad esigenze di ascolto e di vendibilità del prodotto informativo, il vero racconto della realtà contemporanea, risulterebbe noioso, difficile da comprendere, e in oltre questa autentica narrazione della realtà, metterebbe in crisi il pensiero comune su cui si fonda l’intera cultura del mercato, mettendo quindi in crisi le ragioni stesse del mercato. Non c’è un complotto della disinformazione, c’è soltanto la cultura della distrazione di massa.

59 - 18 marzo 2015

La notte dei morti contribuenti.

Contribuenti al mantenimento dell’agonia di un contesto socio culturale, che mantiene in vita dei mostri, soltanto perché la loro collaborazione si rende necessaria per impedire il cambiamento che metterebbe in crisi il privilegio di pochi.
Vivere soltanto per paura della morte, in questo consiste l’essere dei morti contribuenti.

49 - 18 marzo 2015

Pearl Jam – Do the Evolution

Sono avanti, sono un uomo, sono il primo mammifero che porta i pantaloni, yeah

Sono in pace con la mia avidità, posso uccidere perché credo in Dio

È l’evoluzione, baby

Sono una bestia, sono io l’uomo che compra le azioni nel giorno del crollo

In libertà, sono un carro

Appiattirò tutte le colline ondulate, yeah

È un comportamento da mandria

È l’evoluzione, baby

Ammirami, ammira la mia casa, ammira la mia canzone, qui c’è la mia giacca

Questa terra è mia, questa terra è libera

Farò quello che voglio ma irresponsabilmente

È l’evoluzione, baby

Sono un ladro, sono un bugiardo, qui c’è la mia chiesa, canto nel coro:

“Hallelujah, hallelujah”

Ammirami, ammira la mia casa, ammira la mia canzone,

Ammira i miei vestiti

Perché noi sappiamo, affamati di banchetti notturni

Questi indiani ignoranti non c’entrano niente con me, perchè? Perché…

È l’evoluzione, baby

Sono avanti, sono avanzato, sono il primo mammifero che fa piani

Ho strasciato per terra, ma ora sono più alto

2010, guardalo andare a fuoco

È l’evoluzione, baby, fai l’evoluzione, dai, dai, dai

Evoluzione del mantenimento.

L’idea che molti hanno dell’evoluzione, è che si tratti di un percorso dal meno evoluto al più evoluto, e quindi ci si pone il problema di stabilire i gradi di evoluzione, stabilendo di fatto che esistano esseri superiori agli altri, questa particolare interpretazione della teoria evoluzionista, è stata evidentemente influenzata da ragioni antropocentriche; dato che nel momento in cui si è ipotizzato che l’essere umano non fosse altro che una scimmia evoluta, si è posta la necessità di distinguere l’umano dall’animale, e quindi si è immaginata questa scala di valori evolutivi, dall’animale meno evoluto, all’umano in cima alla scala evolutiva, ma le cose stanno veramente così? Se mettessimo da parte la necessità degli umani di sentirsi superiori alle altre creature, se dalla soggettività umana passassimo al punto di vista obbiettivo della natura, rimarrebbe ancora valida questa distinzione dei gradi di evoluzione? Certo che no, non esiste alcun elemento di prova che suggerisca che l’evoluzione sia un percorso dal meno evoluto al più evoluto, tutt’altro, perché se è vero che un fattore determinante per l’evoluzione delle specie è la capacità di adattamento, allora bisognerebbe considerare come specie più evolute, tutti quegli esseri viventi sopravvissuti alle grandi estinzioni di massa, di conseguenza, ad esempio: la specie più evoluta tra i mammiferi, dovrebbe essere quella sorta di topo che è sopravvissuto all’ultima estinzione di massa che ha portato alla scomparsa dei dinosauri. Nell’elaborare la sua teoria, Charles Darwin non sapeva nulla delle estinzioni di massa e della loro periodicità, per cui era comprensibile l’errore di mettere l’essere umano all’apice di un percorso evolutivo che andrebbe dal meno al più evoluto, e di conseguenza, anche dall’inferiore al superiore. Non dimentichiamo che l’evoluzionismo ha determinato anche la concezione di razze inferiori e superiori, giustificando anche il classismo sociale.

Invece, messa da parte quest’esigenza umana di sentirsi esseri superiori, quale potrebbe essere la vera ragione dei cambiamenti evolutivi? L’ipotesi più probabile, è che l’evoluzione delle specie sia semplicemente un fenomeno di adattamento per mantenere gli equilibri della natura, e della vita, quindi nessun progresso dal meno al più evoluto, ma soltanto una costante rincorsa di un equilibrio di forze instabile in quanto asimmetrico. È probabile che l’origine dell’esistenza sia data da un equilibrio di forze perfettamente simmetrico e quindi statico, un universo immutabile sempre uguale che non evolve in alcun modo, dove non essendovi differenziazioni tra le parti, non v’è neanche percezione delle caratteristiche soggettive, per noi, per la nostra mente che funziona in base alle differenze e ai paragoni, tale universo è inconcepibile, come fosse inesistente.

A partire da questa immutabilità statica, che rimane al di fuori di spazio e tempo, si viene a creare uno squilibrio, una asimmetria di forze, e quindi un primordiale movimento di onde di energia che darà luogo alla formazione dell’universo da noi attualmente percepito come esistente. Esistente finché esistiamo noi, poi non si sa, nessuno lo sa, e quelli che dicono di saperlo non sono in grado di dimostrare nulla.

Quindi l’evoluzione sarebbe soltanto un continuo rincorrere un equilibrio primordiale perduto, un movimento che parte da questo equilibrio perfetto, e passando attraverso l’imperfezione dello squilibrio, tornerebbe al perfetto equilibrio di partenza. Questo vorrebbe dire anche, che all’interno di questo movimento evolutivo, non sarebbe in alcun modo possibile identificare gradi di evoluzione superiori e inferiori, e questo varrebbe anche per quelle ipotesi di evoluzioni ultraterrene, spirituali, che avverrebbero nell’aldilà. Ne nel al di qua, ne nell’aldilà si potrebbero in alcun modo identificare dei livelli superiori o inferiori di evoluzione. Tutto sarebbe ugualmente perfetto nella sua imperfezione, nessun essere sarebbe spinto all’evoluzione, dalla necessità di diventare un essere superiore, più evoluto, soltanto l’essere umano si sarebbe fottuto la testa con quest’assurdità competitiva, rovinando la vita a sé stesso e alle altre specie viventi.

Pensiamo a quanto sia influente nel pensiero comune, l’idea che sia necessario migliorarsi per diventare esseri più importanti, più degni e meritevoli, e pensiamo a tutti i conflitti con sé stessi e con gli altri, che si scatenano proprio per questa concezione della realtà, che potrebbe invece essere totalmente sbagliata. Abbiamo usato il condizionale, ma questa concezione della vita come una guerra per diventare più evoluti, si sta evidentemente dimostrando sbagliata, la prova è la natura distruttiva dei conflitti umani, un atteggiamento distruttivo evidentemente contro natura, contro la stessa logica di conservazione della natura. Gli esseri umani potrebbero benissimo concentrare la loro capacità creativa, nel risolvere gli squilibri della fame, della sete, della fatica e delle malattie, insomma potrebbero dedicarsi soltanto a vivere nel miglior modo possibile la naturale propensione della vita al cambiamento, e invece preferiscono dedicarsi a dimostrare d’essere chissà chi o cosa, causando in questo modo delle inutili ragioni di sofferenza dovute al conflitto tra ciò che si è e ciò che si vuol diventare.

Animali e piante sono perfetti pur nei loro cambiamenti evolutivi, le nuove specie svolgono funzioni analoghe a quelle precedenti nel mantenere gli equilibri dell’ecosistema, soltanto gli esseri umani dimostrano di sentirsi imperfetti e di dover evolvere, e nel farlo diventano terribilmente distruttivi, e invece di diventare degli esseri superiori, divengono sempre più brutali e mostruosi.

É urgente che si cambi idea sul significato di evoluzione, che si mettano definitivamente da parte tutte le velleità della meritocrazia competitiva, dove per questa smania di conquistarsi una dignità e un valore che giustificherebbero il potere sugli altri, di fatto le persone non fanno altro che sopprimere e soffocare ogni autentica qualità umana, condannandosi a una disperazione crescente che si conclude soltanto con la morte. L’unica evoluzione alla quale gli esseri umani dovrebbero aspirare, è quella che conduce alla pace, alla serenità d’animo, alla comprensione, e dov’è possibile, alla rimozione delle cause della sofferenza, e invece, la stupidità del pensiero dominante induce a credere che la sofferenza serva a diventare migliori, migliori e più evoluti di quanto si era, e più evoluti degli altri, il risultato di questa convinzione? Un continuo crescere della violenza e della sofferenza.

Un giorno potrebbe capitare come per miracolo, che qualcuno riesca a comprendere ciò che da molte vite cerchiamo di comunicare, anche se a questo punto, è più probabile che nessuno riuscirà mai a comprenderlo. Alle perplessità ed alle mute domande di coloro che vivono ancora di false speranze, viene la tentazione di rispondere come nel 68 “voi non potete capire” chi lo diceva allora, si rivolgeva ai reduci della seconda guerra mondiale, quelli che nonostante l’evidenza degli errori del passato, in quegli errori continuavano fermamente a crederci. In questo momento storico non si scorge ancora nessun segno di ravvedimento, e il destino certo dell’umanità rimane quello dell’estinzione di massa.

Per vedere queste magnifiche e spettacolari opere d’arte anti storiche e anti culturali, nella loro dimensione originale, apritele in un altra finestra o pagina.

 

 

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