Dharma, Karma, Varna.

098 - base 5 aprile 2015

Dharma.

Il Dharma, è un temine sanscrito che vuol dire “ciò che sostiene l’esistenza”. Dharma, è il principio che colloca tutte le cose e le forme di vita nell’ecosistema, e colloca l’ecosistema nella sfera del pianeta, che a sua volta si colloca nel sistema solare, nella galassia e nell’intero universo. Nella dimensione umana, il Dharma colloca tutti gli individui nel contesto sociale, secondo i principi universali che definiscono un destino comune dell’umanità, all’interno del quale si identifica il destino del singolo essere umano. Quindi, il Dharma, sottintende l’esistenza di un ordine dell’universo, che in parte contraddice la concezione meccanicista, dato che indica l’esistenza di un ordine nel quale gli eventi accadono, escludendo la sola casualità come principio regolatore. Escludendo l’interpretazione religiosa del concetto di ordine dell’universo, che lo attribuisce alla volontà divina, quale potrebbe essere la giusta definizione razionale del Dharma? La casualità formativa della forza dell’abitudine, come principio ordinante delle forme e delle funzioni, potrebbe darci una buona spiegazione in termini razionali di cosa sia un ordine dell’universo. Mettiamo per esempio, una serie di eventi casuali, come la combinazione di particelle sub atomiche; verificandosi nel tempo tutte le possibili combinazioni per la formazione di atomi, a un certo punto si verifica la combinazione giusta per formare un atomo di idrogeno, e questa forma funziona in modo più stabile delle altre innumerevoli possibili combinazioni, a questo punto, per ragioni ancora non del tutto chiare alla scienza, accade che la forma e la funzione dell’atomo di idrogeno, divengano abitudinarie, ovvero accade che in ogni parte dell’universo, quelle stesse particelle sub atomiche si abituino a combinarsi nella medesima forma e funzione, con il medesimo ordine di equilibrio tra le forze, e l’atomo di idrogeno diviene basilare nell’evoluzione della materia nell’universo. Questa forza dell’abitudine, e la sua capacità di creare ordine nell’universo, non è una realtà ancora ben definita dalla scienza, però, il dato di osservazione importante, è che quello che stiamo osservando, non è un universo caotico, dove le forme rimangono indefinite, e quindi impossibilitate a svolgere delle funzioni specifiche, bensì l’osservazione indica l’esistenza di un universo ordinato. O vogliamo forse affermare che domani il sole non sorgerà, che la terra smetterà improvvisamente di ruotare sul proprio asse, così, senza motivo?

Più semplicemente, quello che ognuno di noi può osservare, è di come l’ordine sia essenziale alla funzionalità, tanto di una macchia, quanto di un organismo, di una comunità di organismi o di un intero ecosistema. Quindi, il Dharma si può definire meglio come l’insieme dell’ordine funzionante di tutto ciò che esiste, in un sistema di gerarchie annidate. Per cui ad esempio: esiste un ordine funzionante dell’intero universo, un ordine funzionante proprio delle galassie, delle stelle e dei sistemi planetari, dei singoli pianeti, degli ecosistemi sui pianti, dei singoli organismi, e quindi, esiste anche un ordine funzionante dell’umanità, e del singolo essere umano. Il tutto organizzato, come abbiamo già detto, in gerarchie annidate.

In questo grafico vediamo un esempio dell’organizzazione in gerarchie annidate che identifica le diverse sfere di coscienza.

01 - Gerarchie naturali della coscienza

Il Dharma si può anche intendere semplicemente come legge di natura, che comprende le leggi della fisica, della chimica, della biologia ecc.. il concetto di Dharma, si adatta molto bene anche ad una visione che non implichi la fede in realtà paranormali. Essenzialmente, il Dharma è ordine rispetto all’Adharma, che invece indica il disordine. L’ordine ha un importanza vitale, è ciò che mantiene in vita una sistema come un organismo, e l’ordine implica sia l’esistenza di leggi, sia l’esistenza di doveri rispetto alle leggi, come anche l’esistenza di diversi doveri rispetto a diversi destini soggettivi, tutti però identificabili come doveri compresi in un dovere gerarchicamente più grande.

Quindi il Dharma si può ancora meglio definire “ordine-destino-dovere funzionante”. Il Dharma comprende e da significato vitale alla molteplicità nell’unità, e alla diversità nell’uguaglianza.

102 - base 5 aprile 2015

Karma.

Il termine sanscrito Karma, indica il fenomeno di azione reazione, o causa effetto. Così come il Dharma indica il principio unitario e immutabile, o stabile, che contiene al suo interno tutti i mutamenti e le differenziazioni, il Karma indica il dualismo fondamentale in tutte le dinamiche del divenire della molteplicità, che creano il movimento vitale mediante la destabilizzazione degli eventi. Mentre il Dharma rappresenta l’equilibrio della simmetria perfetta e immutabile, e quindi statica, il Karma rappresenta la destabilizzazione dell’asimmetria, che crea un movimento che cerca costantemente di ritrovare l’equilibrio e l’integrità unitaria perdute.

Il Karma è simile alla legge di gravitazione, che come ogni altra legge naturale, non mostra riguardi per persone, e non fa morale, o questione di bene o di male. Da questo punto di vista, l’effetto di un’azione potrà essere bene o male, solo se questa azione contribuisce al proprio bene o a quello dell’umanità, al proprio male o al male dell’umanità. Ad esempio: se un bambino mette una mano su una stufa accesa, questo è male perché arreca dolore per quanto non sia né morale né immorale.
Secondo questa concezione non può esistere ricompensa né punizione nell’uso comune del termine, seppure in altro senso vi sia ricompensa per una buona azione e punizione per l’azione cattiva.

Esiste un Karma oggettivo dell’azione in sé, ma esiste anche un Karma soggettivo, dove non conta l’azione, ma la motivazione che induce all’azione. Mettiamo per esempio che un balordo aggredisca qualcuno con un coltello e lo ferisca, dal punto di vista oggettivo si ha una mano che con una lama arreca una ferita ad un corpo umano, a rendere deplorevole quest’azione è l’intenzione malvagia, ma, se lo stesso gesto di ferire un corpo con una lama, viene compiuto da un medico chirurgo per curare e aiutare un malato, ecco che il significato dell’azione cambia completamente dal punto di vista karmico.

Quindi, nella dimensione umana, il Karma è fondamentalmente una questione di motivazioni, che a loro volta sono condizionate dalla conoscenza e dalla coscienza, il medico chirurgo, possiede sia la conoscenza che la coscienza giuste per dare all’azione un significato di Karma positivo, per fare del bene insomma.

Il Karma determina anche il destino, ma in che senso può farlo, e in che relazione con il Dharma? Come abbiamo detto, il Dharma rappresenta l’ordine pacifico dell’integrità unitaria, l’azione che avviene in accordo con quest’ordine, possiamo dire che non crea nessun tipo di problema, perché si tratterà semplicemente dell’agire secondo leggi di natura per il bene del prosperare della vita. Mentre le azioni che andranno a creare disordine e conflitto, saranno causa di sofferenza, questo è il cosiddetto Karma negativo, che quello che più interessa conoscere, in quanto genera conflitti distruttivi a differenza del Karma positivo, che pur generando anch’esso sofferenza, non genera però un destino doloroso, poiché si tratta di un agire spontaneamente in accordo con il Dharma, è l’agire della materia inanimata, delle piante e degli animali, la sofferenza che questo tipo di azione può generare, è paragonabile a quella del bambino che incoscientemente tocca la stufa rovente e si brucia, non c’è una motivazione che induce ad arrecarsi un danno, o di arrecare danno ad altri. Mentre il Karma negativo, genera la sofferenza dei conflitti distruttivi a causa delle motivazioni che inducono all’azione.

Il meccanismo di azione-reazione, come abbiamo detto, crea anche la forza dell’abitudine che determina il destino inteso come tendenza o attitudine personale, ma non soltanto personale, esiste un attitudine e tendenza socio culturale, una familiare, e sempre in un organizzazione di gerarchie annidate, all’interno del gruppo familiare si crea l’attitudine personale. Quindi abbiamo: il Karma dell’umanità all’interno dell’ecosistema, il karma di un popolo o una cultura all’interno di quello dell’umanità, il Karma dei gruppi familiari all’interno di quello di un popolo, e in fine il Karma personale all’interno dei gruppi familiari. Quando tutti questi aspetti particolati dell’azione sono in accordo con il Dharma, non si generano le cause della sofferenza dovute al conflitto. Per piante ed animali pare che questo non sia un problema, le loro azioni sono condizionate dall’intelligenza istintuale, piante ed animali conoscono spontaneamente il loro Dharma inteso come dovere, sembra che sappiano sempre cosa fare, fino a quando il loro ambiente ed equilibrio dell’ecosistema non viene sconvolto in modo irrimediabile, altrimenti spontaneamente agiscono nella ricerca dell’adattamento che gli consente di sopravvivere, ma non soltanto di sopravvivere, in quanto è più che evidente che piante ed animali riescono anche a sperimentare la pace, che rende sopportabile la sofferenza fisica e la morte. Insomma, piante ed animali pare che godano di un ottimismo che noi umani neanche ci sogniamo, a loro basta veramente poco per star bene, questo è senz’altro dovuto all’azione in accordo con il Dharma, per gli esseri umani le cose non sono così semplici. Si dice che l’azione a servizio del Dharma viene aiutata dal Dharma, mentre l’azione contro il Dharma viene ostacolata dal Dharma.

Molto altro ci sarebbe da dire sul Karma, ma per quel che riguarda questa riflessione ci limiteremo all’aspetto della tendenza attitudinale determinata dal Karma personale, che indica chiaramente la diversità dei singoli esseri umani, diversità che può generare i conflitti dell’egoismo, oppure se ben compresa mediante l’educazione, può generare pace e prosperità. E quindi parliamo dell’organizzazione sociale delle Varna.

201 - Visione parziale

Varna.

Varnasrama-dharma termine sanscrito che indica l’organizzazione della società in varna o caste. Nell’apologo di Agrippa, si parla dell’interdipendenza tra le braccia e lo stomaco, ma la metafora si pone chiaramente l’obbiettivo di confermare le ragioni di un ordinamento sociale classista, dove la classe dirigente gode di particolari privilegi, in questo caso l’obbiettivo non è la pace, ma la pacificazione, ovvero un idea della pace che scaturisce dalla sola convenienza di una classe sociale rispetto alle altre.

Il problema dell’organizzazione in classi sociali o categorie sociali, è sempre esistito da quando esistono le civiltà umane, ma probabilmente esisteva anche per le culture primitive. Essenzialmente si tratta di organizzare la vita e le attività in un gruppo, attraverso la suddivisioni dei compiti in base alle attitudini personali. Nell’ordinamento sociale dell’antica Roma, l’appartenenza al ceto patrizio o plebeo avveniva per diritto di nascita, questo vuol dire anche, che i figli dei patrizi, venivano educati e istruiti per svolgere determinati compiti decisionali, organizzativi e di potere, mentre i figli dei plebei, dovevano soltanto imparare un mestiere ed eseguire delle mansioni in base a delle regole stabilite dai patrizi che detenevano il potere decisionale. Poi c’erano anche i figli della gleba e gli schiavi, che sostanzialmente erano entrambi in stato di schiavitù, a differenza dei plebei che invece erano cittadini liberi, anche se non avevano i privilegi dei patrizi e il loro voto contava poco nelle decisioni del senato romano. La conflittualità che si generava tra patrizi e plebei, nel corso della storia dell’antica Roma portò anche al riconoscimento del potere plebiscitario, il potere elettivo della plebe, che consentiva anche ai plebei di assumere cariche nella politica e nella magistratura.

Nella tradizione vedica, e in particolare in quella induista, abbiamo il Varnasrama-dharma, oggi meglio conosciuto come l’organizzazione della società in caste. In origine le caste erano quattro: brahmani ( sacerdoti ), kshatriya ( il re, i nobili e i guerrieri ), vaiśya ( agricoltori e mercanti ) e shudra ( servi ). Successivamente si è aggiunta la casta degli intoccabili o fuori casta, questo indica come dall’originaria esigenza di organizzare la comunità umana, in base alla suddivisione dei compiti per il bene comune, si è avuto nel corso della storia, un processo degenerativo verso l’interpretazione classista dell’organizzazione delle caste, fino al punto da stravolgerne lo scopo originario, che era chiaramente quello di promuovere un organizzata e pacifica cooperazione delle diversità umane, mentre la degenerazione dello scopo originario, ha trasformato questa organizzazione in una divisione conflittuale, finalizzata soltanto alla salvaguardia delle caste o classi privilegiate e dominanti. Nel sistema delle caste, l’appartenenza alla casta avviene per diritto o destino di nascita, come per l’antica Roma. Nella tradizione induista, si crede che la nascita sia determinata dal Karma sviluppato nelle vite precedenti, quindi il carattere e le attitudini personali, sarebbero determinate dalle abitudini coltivate nelle vite precedenti, le buone abitudini danno il buon carattere e le buone capacità, mentre le abitudini cattive danno il cattivo carattere e le capacità deleterie, e questo determinerebbe il destino di una buona o cattiva nascita, dove per buona nascita si intende il nascere in buona salute in una casta di ricchi e privilegiati, mentre la cattiva nascita è quella dei malati e poveri senza diritti.

Questa interpretazione non crea la pace sociale, ma crea soltanto la pacificazione dei conflitti. I poveri si rassegnano, perché l’egemonia culturale dei sapienti, li convince che se sono nati poveri e sfigati, è colpa soltanto di quello che loro stessi hanno messo in moto nelle vite precedenti e quindi gli spetta una vita di merda, ma se fanno i bravi e non rompono le scatole alle classi privilegiate, otterranno senz’altro una futura nuova nascita migliore. In pratica è la solita idea di giustizia e riscatto basate sulla fede in una realtà paranormale, esiste qualcosa di analogo praticamente in tutte le interpretazioni religiose della realtà, i sfigati cristiani e mussulmani andranno tutti in paradiso, a patto che in vita accettino con umile rassegnazione la condizione di sfigati, accettando anche il loro sacrificio per il beneficio delle classi privilegiate, tanto i ricchi poi vanno all’inferno… è una truffa che nel corso della storia ha funzionato molto bene nel contenere i conflitti sociali, ma oggi la storia ha cambiato corso, oggi non si tratta più di contenere i conflitti ma di porre fine ad essi. Da questo dipende la sopravvivenza dell’umanità, il costo dei conflitti è diventato troppo alto, e non si riesce più a contenerli nella pacificazione. Oggi occorre comprendere le vere ragioni della pace.

Adesso vediamo come si possono tradurre le Varna individuandole nelle categorie sociali di una moderna società democratica.

I brahmani ( sacerdoti ) si possono identificare nella classe intellettuale, comprendente tutti quelli che si dedicano in vari modi alla ricerca per conoscere la realtà, e alla ricerca del modo di applicare queste conoscenze. Quindi abbiamo: scienziati, filosofi, psicologi e sociologi, medici, artisti, ma la parte più importante, e più numerosa della classe intellettuale, è senz’altro quella degli insegnanti, degli educatori e divulgatori dell’informazione come i giornalisti e gli scrittori. In fine, in una moderna società democratica, alla classe intellettuale appartengono anche i politici che devono rappresentare la sovranità popolare.

Alla categoria degli kshatriya ( il re, i nobili e i guerrieri ), in una moderna società democratica, appartengono i militari, le forze di polizia e la magistratura insieme agli avvocati. In democrazia questa classe sociale non detiene il potere legislativo, che invece appartiene al parlamento che rappresenta il popolo sovrano. Quindi possiamo definire questa classe sociale come amministrazione della giustizia, in base alle leggi che vengono stabilite dal parlamento, sinteticamente classe giudiziaria, che comprende anche la difesa armata della giustizia.

I vaiśya ( agricoltori e mercanti ), si possono identificare nella classe imprenditoriale, il loro compito è quello di organizzare il lavoro di gestire il capitale umano ed economico, quindi di promuovere le iniziative produttive e commerciali per produrre e distribuire la ricchezza. Il potere e la libertà decisionale degli imprenditori, è vincolato dalle leggi dello stato democratico, ( o perlomeno così dovrebbe essere ).

Quelli che nella tradizione induista venivano definiti shudra ( servi ), come tali non possono essere identificati in una società democratica, dove tutti sono al servizio del bene comune, quindi possiamo sostituirli con la classe dei lavoratori dipendenti, o classe lavoratrice, le mansioni di questa categoria sociale sono quelle di eseguire i compiti, che vengono assegnati da chi è incaricato di organizzare il lavoro, quindi dalla classe imprenditoriale. Come abbiamo detto i lavoratori dipendenti non sono servi di nessuno, nel senso che in una società democratica tutti sono ugualmente servitori del bene comune con pari dignità ed importanza, quindi con pari dignità ed importanza rispetto a al valore del bene comune.

Quindi abbiamo: la classe intellettuale, la classe giudiziaria-militare, la classe imprenditoriale, e la classe lavoratrice. Nell’organizzazione di una moderna società democratica, nessuna di queste classi sociali è superiore alle altre, ognuna di esse però, ha delle sue specifiche prerogative e delle regole da rispettare. Il principio fondante di una moderna cultura democratica, è l’uguaglianza di ogni essere umano, intesa come uguaglianza del valore della vita umana, questo vuol dire, che il tempo e le energie spese nelle attività lavorative, hanno lo stesso identico valore per ogni essere umano, e quindi, non è in alcun modo giustificabile una differenza retributiva.

Per essere ancora più chiari: il tempo e le le energie che un lavoratore impiega per svolgere i suoi compiti, hanno necessariamente lo stesso identico valore del tempo e delle energie impiegati da un imprenditore nello svolgere la sua attività. Ovviamente in quest’ottica, non esistono ragioni morali che possano giustificare delle differenze retributive, ne consegue che: i capitali che l’imprenditore investe nelle attività produttive, non possono essere in alcun modo considerati di sua proprietà privata, ma vanno considerati come capitale pubblico affidatogli in gestione. L’unica proprietà privata che può essere ammessa, è quella corrispondente al valore del tempo e delle energie impiegate nelle attività lavorative, e tale proprietà privata potrà crescere esclusivamente in rapporto alla crescita e alla distribuzione della ricchezza prodotta dall’intera comunità.

Inutile forse spiegare l’importanza e le ragioni di quest’ultima precisazione. Se non si porrà come principio fondamentale, che il tempo e le energie umane abbiano lo stesso valore per tutti, allora sarà inutile affermare che il valore della vita umana sia uguale per tutti, sarebbe soltanto ipocrisia.

Qual’è il valore della vita umana, cos’è che qualifica la dimensione umana? Oggi non possono esserci più dubbi su quali siano le qualità e i valori umani. I valori umani sono cinque: Verità, Rettitudine, Pace, Compassione e Non Violenza. Questi cinque valori identificano e consentono di realizzare la dimensione umana, sono valori già potenzialmente presenti all’interno della coscienza umana, compito dell’educazione, è quello di tirarli fuori e farli venire alla luce consentendo alla persona umana di esprimerli liberamente. Una volta identificati i valori della dimensione umana, si potranno altrettanto identificare quelli che non sono valori umani autentici, come la menzogna, la disonestà, la conflittualità, l’odio e la violenza, tutto questo disumanizza, allontana gli esseri umani dal proprio Dharma, e chi si mette contro il Dharma, dal Dharma verrà distrutto.

Ora, detto questo, dobbiamo porre a noi stessi una domanda, ma dobbiamo farlo molto seriamente, prendendoci tutto il tempo per rifletterci prima di dare una risposta: la competizione, si può considerare un valore umano, la competitività, può essere un valore adatto a identificare il merito degli esseri umani, si può concepire una meritocrazia fondata sul valore unico della competitività, la competizione, consente agli esseri umani di trovare il proprio ordine vitale o Dharma? Rispondere correttamente a questa domanda, vuol dire comprendere l’errore di fondo della cultura contemporanea. La competizione, promuove la verità, la rettitudine, la pace, la compassione e la non violenza?????

Cosa, in una moderna società democratica, può determinare l’appartenenza ad una classe, o categoria sociale? Di certo non potrà essere il diritto o il destino di nascita, perché questo implicherebbe la fede nell’esistenza di una realtà paranormale. Quello che invece si può empiricamente dimostrare, è l’esistenza di attitudini personali, queste possono essere identificate nel processo educativo delle persone, cioè consentendo alle persone di tirare fuori quello che di meglio hanno da dare per il bene comune e quindi il bene personale. Compito dell’educatore, è appunto quello di aiutare i giovani esseri umani a riconoscere e trarre fuori le proprie caratteristiche, qualità umane e attitudini lavorative. Non è fantascienza, abbiamo già tutte le conoscenze necessarie per farlo. Questo implica anche la possibilità della mobilità sociale, dove ad esempio i figli dei lavoratori dipendenti, attraverso il processo educativo ed istruttivo, possono riconoscere la loro collocazione in una qualsiasi delle diverse categorie sociali, e per lo stesso processo tale appartenenza gli verrà riconosciuta dalla società. In un contesto socio culturale, dove le diverse categorie sociali hanno pari importanza e dignità, sancita dalla parità retributiva, la mobilità sociale non assume il significato di un ascesa sociale, ma semplicemente svolge il compito di organizzare al meglio le attività umane, valorizzando le diverse caratteristiche individuali, dando finalmente a tutti il posto nella comunità che gli spetta di diritto, e una valida ragione per essere partecipi della produzione della cosa più importante, che è la felicità, la felicità della comunità e di conseguenza la felicità personale.

Grafico dharma karma varna

Tutto ciò che non è Dharma è dramma. Oggi la condizione umana è veramente drammatica, l’umanità sta agendo contro se stessa mettendosi contro il proprio Dharma, la prova più evidente di questo, è il collasso dell’ecosistema dovuto alle distruttive attività umane. L’umanità ha assoluto e disperato bisogno di ritrovare le sue vere ragioni di esistenza, ha bisogno di una nuova cultura fondata sui cinque valori umani, che sono le uniche direttive guida capaci di ricondurre gli esseri umani alla loro umanità.

Di seguito metto il link per altre riflessioni scritte in questo blog, inerenti al tema del Dharma e dei valori umani.

Una cosa sola.

I malati di mente del liberismo economico.

Le vere ragioni del mondialismo.

KARMA, IL BENE PER IL BENE

J. Krishnamurti sul conflitto

J. Krishnamurti sul conflitto ( 2 )

J. Krishnamurti sul conflitto ( 3 )

J. Krishnamurti sul conflitto ( 4 )

Krishnamurti. Scioglimento dell’ordine della stella.

Altri link per argomenti correlati trovati nel web.

La creazione dei Varna

Educare” significa Valori Umani di Sri Sathya Sai Baba

LA STORIA E LA FILOSOFIA DELL’EDUCAZIONE SATHYA SAI capitolo 1

LA STORIA E LA FILOSOFIA DELL’EDUCAZIONE SATHYA SAI capitolo 2

212 - 2 mandala aprile 2015

Concludiamo questo articolo con delle riflessioni sulla la cosiddetta lotta di classe, e sulle dinamiche nefaste degli opposti estremismi.

Se consideriamo una comunità umana, paragonandola ad un corpo umano, possiamo paragonare le classi, o parti sociali, come i diversi organi vitali, che nella loro diversità, contribuiscono alla salute e alla stessa sopravvivenza dell’intero organismo. Ogni organo fa la sua parte, per contribuire ad un unico benessere, da cui ogni singolo organo a sua volta trae beneficio. È semplice no? Cosa accadrebbe se il fegato, il cuore o i polmoni, cominciassero a farsi i cavoli propri, entrando in conflitto con l’operato degli altri organi, oppure se decidessero di assumere il potere opprimendo gli altri organi? È ovvio, l’organismo si ammalerebbe e morirebbe, e con la morte dell’organismo morirebbero anche i singoli organi. La vita, si basa sulla pacifica cooperazione, e non sul conflitto, quindi, l’idea che debba esserci una lotta di classe, è senz’altro sbagliata, la comunità ha bisogno di pace e cooperazione tra le diverse classi sociali.

Cos’è la lotta di classe nella attuale società capitalista? Oggi la lotta di classe non è altro che la lotta della meritocrazia competitiva, dove il valore che stabilisce il merito, è esclusivamente quello della competitività, per cui ogni altro possibile valore umano, viene escluso nella misura in cui risultasse di impedimento all’efficienza competitiva. Questa è la logica che sta alla base della lotta di classe per la personale conquista del potere, ed è uno dei fondamenti della cultura capitalista, è quello che si definisce “classismo”. Ovviamente, la prospettiva di questo tipo di lotta di classe competitiva, è molto più attraente, rispetto all’idea del sacrificarsi per una lotta di classe, che propone la conquista di un potere, che però non sarà personale, ma verrà suddiviso in una massa di lavoratori, perché questo potere così diluito, in quella prospettiva culturale, che pone la singola persona al centro del significato esistenziale, ovvero l’idea della vita intesa come una vicenda personale e non olistica, in questa prospettiva, un potere da condividere perde di valore, non interessa più a nessuno.

Quindi, proporre oggi, un impegno ed un sacrificio personale, per conquistare un potere che non sarebbe personale, ma collettivo, è chiaramente una prospettiva improponibile. Anche perché, esistono gli esempi delle rivoluzioni del comunismo storico, dove la dittatura del proletariato, diventa dittatura del singolo leader, com’è già accaduto nello stalinismo, nel maoismo e anche nel castrismo. Realisticamente, è impensabile chiedere oggi alla gente, di sacrificarsi, o addirittura di versare un contributo di sangue, per conquistare un potere che poi dovrà essere consegnato a un dittatore, magari anche psicopatico e sanguinario. Cioè, veramente, che minchia di prospettiva sarebbe?… Oggi l’unica motivazione che riesce ad indurre le persone al sacrificio, è unicamente quella della conquista di un potere personale, quindi dell’impegno in una lotta competitiva, per conquistare un posto privilegiato nella società, storicamente, questo tipo di lotta di classe, ha chiaramente vinto sulla fallimentare idea della lotta di classe comunista, ma per forza di cose e non per altro.

All’interno delle logiche della lotta per il potere, l’idea del potere capitalista, è indubbiamente una prospettiva di conquista più allettante, di quella di un potere, che poi non sarebbe un potere personale, quindi, la prospettiva di un comunismo innovativo, d’avanguardia, che segua la via tracciata dal Partito Comunista Italiano, ovvero la via del comunismo democratico, deve necessariamente superare e accantonare l’idea sbagliata della lotta di classe, come deve superare anche ogni progetto di instaurazione di poteri dittatoriali. Non ha nessuna importanza chi sia a detenere il potere, se si tratta di un potere di oppressione, non fa alcuna differenza, questo lo ha già dimostrato la storia. L’unica lotta che ancora potrebbe interessare gli esseri umani, è la lotta contro la stessa lotta. Parliamoci chiaro: oggi quello che manca è la pace, sia quella interiore che sociale, la gente sta male perché non riesce a vivere in pace con sé stessa e con gli altri. Altro che lotta di classe! oggi c’è bisogno di promuovere le ragioni della pace e della democrazia! L’unica vera ragione che giustificherebbe ancora l’idea del comunismo, è la concreta possibilità di immaginare una dimensione umana, dove l’individuo possa far parte di una comunità pacifica e coesa, senza che questa pace sia confusa con la pacificazione, cioè con la repressione dei conflitti. La comunità è una cosa differente dalla società, la società sottintende un associazione, che non è necessariamente finalizzata alla pace e alla giustizia, può anche essere un associazione per delinquere, è un associarsi per convenienze personali, dove pur concependo l’idea che il bene personale possa derivare dal bene comune, ciò nonostante la comunità viene intesa come clan di appartenenza, quindi l’interesse del proprio clan in contrapposizione con l’interesse degli altri clan.

Un altra cosa che giustamente spaventa la gente, quando sente parlare di comunismo, è l’appiattimento verso il basso del pensiero, e la conseguente mortificazione della creatività e dello spirito di iniziativa personali, ed è una paura più che giustificata, infatti l’unione sovietica ha fallito per via della mancanza di creatività e spirito di iniziativa personali. Mentre nel capitalismo, l’iniziativa e la creatività personali, vengono pesantemente condizionate dallo spirito competitivo, che indirizza queste qualità umane in modo sbagliato, e quindi le rende distruttive nelle logiche della lotta competitiva. Ovviamente invece, in una comunità coesa, fondata sulla tolleranza, il dialogo e la passione per la convivenza pacifica, tutte le qualità umane, comprese quelle della creatività e iniziativa personali, non saranno mai livellate ed appiattite verso il basso, ma verranno livellate e innalzate verso l’alto. O pensate forse, che una volta liberati dalla paura, dall’isolamento, dall’incomunicabilità e dalla conflittualità competitiva, gli esseri umani non possano diventare molto più creativi?

03 I risvegliati dal coma

Qualche considerazione sull’appiattimento della cultura politica condizionata dagli opposti estremismi.

Il pendolo, è costituito da un asta con un peso all’estremità, ed un fulcro al quale è ancorata l’altra estremità, questo gli consente di muoversi alternativamente a destra e a sinistra, ma non è che il pendono diventa di destra quando si muove verso destra, e di sinistra quando si muove verso sinistra, indipendentemente dal movimento verso destra o verso sinistra, il pendolo rimane un unico oggetto che compie un unico movimento. Le due fasi nel movimento del pendolo, si alimentano a vicenda, il raggiungimento del peso delle posizioni estreme a destra e a sinistra, determina le alternative direzioni di movimento.

Analogamente , possiamo osservare come nell’ambito della degenerazione della cultura politica, la contrapposizione tra estrema destra ed estrema sinistra, generino ugualmente un fenomeno di reciproca movimentazione. Sono degli opposti estremismi che si tengono in vita reciprocamente.

Osservando il confronto-scontro tra estrema sinistra ed estrema destra, il dato più negativo che emerge, è l’assoluta incomunicabilità, che porta alla totale incoscienza riguardo al fatto di appartenere alla medesima realtà, di vivere nello stesso contesto socio-culturale-economico, e pesino di condividere le stesse convinzioni… si, quest’ultimo, è forse il dato d’osservazione più sconcertante: fascisti e comunisti anti democratici, si trovano inconsapevolmente uniti dalle stesse convinzioni: sono ugualmente anti democratici, anti americani, anti capitalisti ( nel modo sbagliato ), sono anche anti sionisti, contro la massoneria, ( questo li accomuna anche ai credenti nelle scie chimiche ), sono contro le banche, simpatizzano con gli estremisti islamici, e sono ugualmente favorevoli all’aiuto che Putin sta dando al feroce regime di Assad, oltre che simpatizzanti con lo stesso regime. Se solo riuscissero a comunicare tra di loro, scoprirebbero di avere molte più cose che li uniscono rispetto a quelle che li dividono…

Comunicazione interrotta. È l’apoteosi della totale incomunicabilità… concludiamo con un po’ di musica per risollevare il morale.

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2 risposte a Dharma, Karma, Varna.

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