Intelligenza intuitiva.

05 - Prova con painter essentials virtuale

Introduciamo l’argomento con questo video che ripropone la scena finale del celebre film “I tre giorni del Condor”, un film, dove il protagonista, si trova costretto ad improvvisare e a fare delle scelte basate sulla vera intelligenza intuitiva.

“Ma che mentalità è questa vostra, se non si scoprono le vostre magagne per voi è come se agiste rettamente”

“no, il problema è economico, oggi è il petrolio vero? Tra dieci o quindici anni, cibo, plutonio, forse anche prima sai, che cosa pensi che la popolazione pretenderà da noi all’ora?”

“chiediglielo”

“non adesso, allora, devi chiederglielo quando la roba manca, quando di inverno si gela e il petrolio è finito, chiediglielo quando le macchine si fermano, quando milioni di persone che hanno avuto sempre tutto cominciano ad aver fame”

“e vuoi sapere di più? La gente se ne frega che noi glielo chiediamo, vuole soltanto che noi provvediamo”

“tutto scritto e consegnato, è da li che spediscono le copie, è tutto in mano loro, nero su bianco, da cima a fondo”

“scritto, ma cosa hai scritto?”

“ho raccontato i fatti, voi fate esperimenti, io racconto fatti veri”

“sarai solo, più solo e disperato che mai, non avrei mai pensato che avresti fatto questa fine”

“per questo l’ho scelta”

“sei sicuro che lo stampano? Vai pure per la tua strada, ma dove arrivi se poi non lo stampano?”

“lo stampano”

“e cosa ne sai?”

I tre giorni del condor

Già, cosa ne sappiamo, ma soprattutto cosa gliene importa alla gente di sapere come stanno veramente le cose? Non gliene importa nulla o quasi. Il livello di giudizio della maggior parte della gente, è quello istintivo, primordiale, che può anche esprimersi sotto forma di un giudizio condizionato dalla cosiddetta intelligenza intuitiva, che è la versione umana dell’intelligenza istintuale degli animali, dove la distinzione tra le scelte giuste e sbagliate, avviene in un criterio obbligato dalle leggi di natura, ma questo tipo di giudizio, nella dimensione umana, non avviene in accordo con le leggi di natura, semmai può essere in accordo con le leggi di mercato, quindi sarà un giudizio condizionato da scelte obbligate dall’interesse privato, egoistico, e non certo nell’interesse per il bene comune.

L’intelligenza intuitiva migliora la capacità decisionale per risolvere i problemi in tempi brevi. È qualcosa che certamente ha origine nella vita animale in natura, dov’è necessario prendere decisioni immediate rispetto a situazioni ambientali, sia per procurarsi il cibo, sia per non diventare cibo. Anche gli esseri umani, durante la loro vita primitiva, hanno dovuto sviluppare questa capacità per sopravvivere. È ovvio, se un primitivo si fosse soffermato a valutare in modo concettuale e speculativo, tutti i pro e i contro della propria condizione esistenziale, come potrebbe fare un filosofo o uno scienziato, allora sarebbe rimasto paralizzato dalla paura, e questa paralisi decisionale lo avrebbe condannato all’estinzione.

L’idea dell’intelligenza intuitiva va controcorrente, perché abbiamo sempre pensato che per prendere delle buone decisioni sia necessario riflettere attentamente, non avere fretta e analizzare i pro e i contro della situazione. In una società come la nostra, in cui vi è un eccesso di informazioni, a volte averne di meno è meglio, e avere più dati a disposizione non è sempre utile, può addirittura confonderci o portarci all’inerzia. Infatti, sappiamo tutti che quando abbiamo molte opportunità tra le quali scegliere, il nostro cervello entra in blocco, e non essendo più in grado di gestire così tanti dati, evita semplicemente di decidere.

L’Intelligenza Intuitiva non consisterebbe in niente di più che lasciare emergere a livello cosciente tutto ciò che sappiamo già, al fine di risolvere un problema e prendere delle decisioni con maggiore rapidità. Non si tratta di ragionare ma di saper ascoltare il nostro inconscio e le nostre emozioni. Infatti, mentre l’intelligenza tradizionale comporta un certo grado di riflessione e di elaborazione, l’Intelligenza Intuitiva si basa sulla conoscenza che abbiamo accumulato nel corso degli anni e che conserviamo nell’inconscio. I alte parole, l’intelligenza intuitiva si basa sulla forza dell’abitudine inconscia. La forza dell’abitudine, definito anche campo morfico, è fondamentale per organizzare forme e strutture della materia, in breve si può dire, che nulla potrebbe esistere in modo funzionante, se non avesse l’abitudine di prendere forme e funzioni che si ripetono in modo analogo e stabile. Il campo morfico, è il sistema di stabilizzazione della natura, un campo che conserva le informazioni e le tramanda in modo che gli eventi si continuino a verificare in modo ordinato e quindi funzionale. Bisogna precisare che la teoria di Rupert Sheldrake sull’esistenza del campo morfico, è una teoria che dal punto di vista scientifico rimane controversa, in quanto difficile da dimostrare, e purtroppo è anche stata nel frattempo presa come oro colato nell’ambito delle speculazioni della cosiddetta new age, di conseguenza si è anche fatta a torto, una cattiva fama di pseudo scienza, ma una cosa che chiunque può personalmente verificare osservando il funzionamento della propria mente, è l’esistenza della forza dell’abitudine, dell’importanza che riveste ad esempio, la ripetizione delle azioni o dei pensieri nell’apprendimento, di come la ripetizione di concetti e ragionamenti, consenta di fissarli nella memoria. Di conseguenza possiamo anche assistere al fenomeno dei riflessi condizionati, di come certe scelte possano essere condizionate dall’abitudine. Al di là della controversia scientifica, l’esistenza della forza dell’abitudine, ognuno di noi può sperimentarla e verificarla nella propria esperienza del vivere, e si può verificare come tale forza dell’abitudine possa essere utile, ma anche vincolante nelle scelte, di come possa indurre a delle scelte obbligate, anche quando queste risultassero sbagliate o deleterie. È chiaro, che anche la cosiddetta intelligenza intuitiva, possa essere dominata da questa forza dell’abitudine, e che quindi induca a delle scelte obbligate, e non necessariamente creative come come si potrebbe credere.

Prendiamo l’esempio dell’uomo d’affari, che in tempi brevi deve decidere sulla compra vendita di azioni, se si fermasse a valutare tutti i pro e i contro, la concorrenza lo batterebbe in velocità, non a caso hanno realizzato dei computer in grado di prendere queste decisioni in tempi brevissimi, sulla base di complessissimi calcoli matematici, che per un elaboratore elettronico si svolgono in frazioni di secondo, e pare che funzionino molto bene. Prendiamo invece il caso di un medico di pronto intervento, pare che quando questi riesce ad usare l’intuito, come nel caso di un infarto, allora riesce a prendere le giuste decisioni con un anticipo che ha importanza vitale, e questo è senz’altro un bene, viva l’intelligenza intuitiva!

Attenzione però, che a nessuno venga in mente che l’intelligenza intuitiva possa essere di ordine superiore a quella riflessiva, perché non è affatto così. Un conto è la decisione nell’immediato, relativa ad eventi circoscritti, un altra cosa sono le decisioni che hanno un effetto nel determinare una serie di eventi, che trascendono l’ambito personale, o circoscritto a situazioni particolari, come nel caso del pronto soccorso, dove in ogni caso, la scelta giusta sarà anche una scelta obbligata, ovvero, sarà una soltanto la scelta giusta per salvare la vita ad un infartuato, così come sarà una soltanto la scelta giusta dell’uomo d’affari, per garantire il profitto sull’investimento, in entrambi i casi si tratta di scelte obbligate, ma gli effetti di queste scelte, benché entrambe giuste, non saranno necessariamente ugualmente benefici. Il medico del pronto intervento si sta dedicando a salvare delle vite, mentre all’uomo d’affari, si chiede di ignorare il valore di quelle stesse vite… eh, quali informazioni vengono escluse dal fiuto, dall’intuito dell’uomo d’affari? Se si trattasse di prendere delle decisioni in merito ad operazioni speculative sul debito pubblico della Grecia, sarebbe utile per l’uomo d’affari, soffermarsi a riflettere sulle conseguenze delle sue decisioni, sull’effetto che queste avrebbero sulla vita dei greci, o tali riflessioni gli farebbero perdere inutilmente del tempo prezioso rispetto alla necessità di realizzare un profitto? Se la competizione economica fosse un male, e se la competitività fosse malefica, l’intelligenza intuitiva, che rende più competitivi negli affari, sarebbe preferibile all’intelligenza riflessiva, che ti fa vedere il male che c’è in questi affari?

…“Ma che mentalità è questa vostra, se non si scoprono le vostre magagne per voi è come se agiste rettamente!”…

Che dire poi, dell’abile sfruttamento dei meccanismi dell’intelligenza emotiva, o intuitiva, nel campo del marketing, della pubblicità, in quelle strategie di comunicazione che fanno leva sulle emozioni inconsce, per indurre nelle persone una mentalità da consumatori incoscienti, oppure da elettori incoscienti?

Quale livello di correttezza c’è nel giudizio dei consumatori e degli elettori? Prima di stabilire se una decisione è giusta o sbagliata, bisogna comprendere in modo completo le questioni, per distinguere il giusto dallo sbagliato, e la scelta non dovrà essere obbligata da una cattiva fede, come la fede nella competizione, e nella meritocrazia, dove il merito si stabilisce sul valore unico della competitività, come nel caso delle scelte obbligate dell’uomo d’affari, che se dovesse dedicare tempo ed energie a valutare le conseguenze delle sue scelte, potendo distinguere chiaramente tra giusto e sbagliato, allora deciderebbe di smetterla con gli affari, e cambierebbe vita, ovvero, come uomo d’affari, risulterebbe paralizzato nelle scelte dalla sua coscienza di essere umano.

…“Ma che mentalità è questa vostra, se non si scoprono le vostre magagne per voi è come se agiste rettamente!”…

A chi volete prendere in giro tessendo le lodi dell’intelligenza emotiva, o intuitiva, come fosse un intelligenza di ordine e utilità superiore a quella riflessiva?

Una delle qualità umane più importanti, è quella creativa, la creatività non è necessariamente dominata dalla spontaneità, o dall’istinto, esistono le fasi della comprensione e della scelta, le scelte possono necessitare sia della ponderazione che dell’intuizione. Non è sbagliata l’idea, che si debba arrivare ad una sintesi data dall’esclusione di tutte le informazioni superflue o eccedenti, ma questo vuol dire che tutte queste informazioni, vanno comunque conosciute e valutate come premessa del momento intuitivo, altrimenti, non conoscendole non si potrebbe neanche escluderle. Un medico che interviene per soccorrere un infartuato, ha studiato ed accumulato esperienza per conoscere tutti i pro e i contro, soltanto per questo è in grado di usare l’intuito per escludere tutte le informazioni eccedenti, e quindi prendere la giusta decisione in modo intuitivamente veloce ed efficace. Quindi, essenzialmente, l’intuito non va confuso con l’improvvisazione, prima di poter essere efficacemente intuitivi, tutte le informazioni devono essere state comprese correttamente ed in modo completo, il vero intuito, è quello che arriva al culmine di un serio ed approfondito processo riflessivo. L’intuito creativo, è quello che giunge alla fine di un intero percorso riflessivo. Dopo che tutto ciò che andava detto e pensato sarà stato detto e pensato, soltanto allora giungerà il silenzio della comprensione pura, della visione unitaria. Soltanto dopo che si saranno percorsi tutti i sentieri e si saranno superati tutti i passaggi della scalata, si giungerà a quella visione di insieme che si può avere soltanto dalla vetta della montagna.

Articolo sull’intelligenza intuitiva

In quest’articolo si parla dell’intelligenza intuitiva, e si identifica l’intuito nel presentimento, quindi in informazioni che giungono come emozioni e sensazioni positive o negative. Questo può essere sia vero che utile da sapere e da mettere in pratica, ma il rovescio della medaglia, può essere che nelle strategie di comunicazione, questa stessa funzione venga usata per indurre delle scelte tutt’altro che giuste e proficue. L’esperienza personale stabilisce anche un limite della percezione e della comprensione della realtà, la personalità ci rinchiude in una sfera percettiva, che non comprendere la totalità del reale, e quindi la visione delle realtà così com’è.

Purtroppo il livello del giudizio che la maggior parte della gente adotta, è proprio quello istintivo e dominato dalle passioni, dai sentimenti, e ormai in modo sistematico, le emozioni, i desideri e le paure, sia consapevoli che inconsce, vengono abbondantemente sfruttate dalla propaganda e dalle strategie di comunicazione, per indurre a livello di massa, delle scelte tutt’altro che ponderate e corrette. Le sensazioni personali non sono necessariamente promotrici di proficue relazioni sociali, quando le persone si giudicano sulla base delle sole sensazioni, come si dice “a pelle”, il risultato di questo livello di giudizio, non è quasi mai quello di una corretta comprensione dell’altro e quindi della nostra relazione con gli altri. La conoscenza degli altri e del nostro relazionarci con loro, richiede comunicazione, dialogo e comprensione ponderata, non dovrebbe esistere un esigenza di giudicare con immediatezza gli altri, come si fa con i sintomi di un infarto. Questo tipo di giudizio immediato, poterebbe essere necessario in un contesto di guerra, per riconoscere una potenziale minaccia, capire per tempo se abbiamo a che fare con un delinquente o una persona onesta, ma con le persone che già conosciamo, o con le quali abbiamo intrapreso un percorso di conoscenza, non avrebbe alcun senso dar retta all’istinto, cioè al condizionamento che proviene dalle esperienze passate, la persona che abbiamo davanti, non è necessariamente la stessa che avevamo davanti il giorno prima, nel frattempo potrebbe aver cambiato idee ed atteggiamenti. Il pregiudizio non è un buon livello di giudizio.

Citiamo dall’articolo: “Per esempio, quando dobbiamo decidere se dare una seconda possibilità al nostro partner, inevitabilmente, nella nostra mente si attivano i ricordi delle relazioni passate. Quei ricordi passano davanti ai nostri occhi, come un film, e l’ago della bilancia si sposta in una direzione o nell’altra. Se le esperienze sono state positive, è probabile che decideremo di dargli una seconda possibilità, se sono negative, forse non lo faremo.” In questo esempio ci si riferisce proprio al condizionamento dell’esperienza passata, che di fatto determina una chiusura nei confronti delle scelte innovative e creative.

02 - I tre giorni del condor

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