Una cosa sola.

53 - unione mandala 7 Settembre 2015

Chi semina idee sbagliate, non sta soltanto commettendo degli errori personali, questi semi malefici vanno ad inquinare il campo socio culturale nel quale vivono tutti, quindi inquinano anche la nostra mente, indipendentemente dal fatto che tali idee esprimano un giudizio che riguardi noi personalmente. È come quando qualcuno nella notte da fuoco ad un cumulo di immondizia, indipendentemente dalle ragioni balorde per le quali lo fa, il fumo di quell’incendio ci raggiungerà, e con senso di soffocamento, dal nostro dormire ci sveglierà.

È giusto dire che bisogna gettare i semi che daranno buoni frutti, è giusto farlo, sempre e in ogni caso, ma il campo socio culturale che seminiamo, non è soltanto il nostro campo, non lo stiamo coltivando soltanto noi, in quel campo crescono e maturano i semi gettati da tutti, e se a gettare i semi buoni sono un esigua minoranza, come accade adesso, allora queste buone piante non troveranno mai uno spazio vitale sufficiente a farle crescere e maturare, verranno soffocare dalle piante velenose che la maggioranza sta coltivando.

Per cambiare in meglio la propria esistenza nella vita, bisogna inevitabilmente occuparsi dei significati che gli altri stanno attribuendo alla loro esistenza in vita, ed alla vita stessa. Sono soltanto l’azione nel sociale e nella comunicazione, che possono determinare un vero cambiamento nella singola esistenza in vita, personalmente possiamo soltanto illuderci di evolvere, di crescere, mentre in realtà, ci stiamo soltanto adattando all’andazzo generale, cosa che andrebbe bene, soltanto nel caso si trattasse di un andazzo giusto e utile al miglioramento della condizione umana, ma attualmente non è così, attualmente gli unici cambiamenti ai quali gli altri ci chiedono di partecipare, sono cambiamenti peggiorativi.

Se ti trovi a tuo agio nella caverna di Platone, che oggi si potrebbe meglio definire come la caverna di Alì Babà e i quaranta ladroni, vuol dire che sei Alì Babà, se invece vivi un disagio, ma ciò nonostante non riesci a concepire un alternativa a quella condizione e ti rassegni all’adattamento, allora vuol dire che sei uno dei quaranta ladroni. Altrimenti, senza la prospettiva di uscire da quella caverna, il disaggio che vivi rimarrà insanabile.

La comunità viene prima della singola persona, chiunque, se venisse alienato dalla comunità socio culturale in cui vive, diverrebbe una persona inutile, incapace pure di sopravvivere fisicamente, e oggi, l’idea dominante, è quella della selezione meritocratica competitiva, dove il merito viene identificato sulla base del valore morale unico della competitività, da questa cultura si è venuta a creare la società fondata sulla selezione ed esclusione. È la cultura dello scarto, che finisce con il convincere la maggior parte delle persone, dell’inutilità del loro esistere in vita, e quindi, li esorta al solo impegno di riuscire a trovare un modo per distrarsi da questo senso di inutilità e di vuoto esistenziale, si tratta di una cultura che concepisce ogni pensiero, parola ed azione, unicamente nella prospettiva della distrazione, affinché nessuno si accorga, di far parte di quei quaranta ladroni, intrappolati nella ristrettezza di vedute della caverna di Platone. L’unico contento può essere soltanto Alì Babà, ovvero quell’un per cento dei ricchi, dei vincenti nella selezione meritocratica competitiva, vincenti non per loro particolari meriti, ma soltanto per forza di cose, soltanto perché se c’è una competizione, è conseguenza inevitabile che qualcuno riesca pure a vincerla, se così non fosse, a nessuno verrebbe ancora in mente di darsi da fare per partecipare a quest’assurda ed inutile competizione, che è una guerra unicamente distruttiva. Ad alimentare questa voglia di partecipare alla guerra, c’è anche l’idea di poterla vincere, è un illusione, i numeri ci dicono chiaramente, che indipendentemente dal nostro personale impegno, le probabilità di vincere sono talmente poche da potersi considerare nulle, ma è comunque un idea allettante, come quella di poter vincere alla lotteria, e tutti ci cascano, e tutti continuano ad impegnarsi per questa falsa prospettiva.

166 - unione 9 gennaio 2016

Quando parliamo di comunismo democratico, quindi di un idea diversa dal comunismo dittatoriale che storicamente ha fallito, ed è un bene che quel progetto di oppressione sia fallito, allora parliamo di qualcosa che pone la dimensione umana, in una dimensione più grande della singola vicenda personale, quindi un significato dell’esistere della persona come parte di una comunità, che oggi va assolutamente concepita come una comunità, abbastanza grande da includere l’intera umanità. Il pensiero del comunismo democratico, deve necessariamente comprendere una visione olistica e mondialista, e deve proporre una globalizzazione buona, ovvero una globalizzazione dei valori democratici.

Così come l’identificazione individualistica gioca a sfavore del senso di appartenenza ad una comunità coesa, anche l’identità culturale dei popoli gioca a sfavore dell’identità che comprenda il senso di appartenenza alla comunità umana. Come non ci possono essere degli interessi personali che siano realmente tali, non possono esserci interessi nazionali che possano esserlo veramente ed in modo indipendente da un interesse globale. Oggi l’umanità, ha l’assoluta necessità di un unica identità, in un unica cultura, che possa prospettare un unico destino. Le differenze culturali, nascono tutte dall’incompletezza nella comprensione della natura umana, queste differenze non sono realmente necessarie, non avrebbero alcuna ragion d’essere, se la dimensione umana venisse compresa correttamente. Questa comprensione oggi, è assolutamente necessaria, da questa comprensione dipende la stessa sopravvivenza della specie umana. Tutte le diverse culture, sono tutte ugualmente sbagliate, e quindi vanno superate. Oggi l’uguaglianza la sperimentiamo nell’errore, nella difficoltà a capire come le cose stiano veramente, ma un’altra uguaglianza è possibile, un uguaglianza in una visione corretta della realtà. In questa visione, le diversità individuali e culturali, le potremo identificare come delle gerarchie annidate e quindi sottostanti ad una gerarchia di ordine superiore, che è quella del bene comune, della fondamentale identità umana e del suo destino nella vita del pianeta. Non si tratta di far convivere delle diversità, magari limitandosi alla gestione dei conflitti, no, quest’idea di governo dei conflitti interiori ed esteriori, ha fatto il suo tempo, il fallimento di questo intento è più che evidente, la sfida che oggi si pone, è quella di trovare il comune denominatore della specie umana, un identità umana univocamente accettabile e condivisibile, e per giungere a questo risultato, non si può continuare a tenere in vita, tutte le diverse false identità umane che sono state inventate ne corso della storia. Ogni diversità, va compresa nella sua corrispondenza ad un unico processo vitale unitario, che comprende ovviamente anche l’ecosistema. L’idea dell’essere umano come animale malato, ha come unica prospettiva l’estinzione di massa per l’umanità, esattamente ciò che sta avvenendo in questo momento storico.

169 - unione9 gennaio 2016

Non vi pare strano che nessun intellettuale, politico, economista, filosofo, scienziato, che nessuno degli attuali appartenenti alla classe intellettuale, riesca a farsi un idea del futuro, che non sia apocalittico, oppure inverosimile? Pare proprio, che nessuno sia più in grado di concepire un identità umana, capace di sopravvivere alle conseguenze delle proprie azioni. Anticamente c’erano le ragioni teologiche, le ragioni dell’esistenza umana venivano identificate nell’esistenza di una realtà invisibile e sovrasensibile, un racconto della realtà che sconfinava liberamente nella dimensione paranormale, oggi questo esiste ancora, ma ovviamente, è un racconto che è entrato in crisi, ma tolto questo racconto dei religiosi, una prospettiva per l’umanità che sia credibile non esiste. Questo succede perché, i tentativi per concepire un umanità pacifica, non competitiva e quindi non distruttiva, partono dal presupposto, erroneamente ritenuto imprescindibile, di mantenere le diversità conflittuali come fossero un utilità dell’esistenza, quindi sono tentativi basati su di un controsenso. Si fa l’errore di considerare il processo unitario dell’esistenza, come una sommatoria di relazioni conflittuali tra cose differenti, ovvero, si attribuisce un valore all’unità, come se fosse un insieme conflittuale di diversità. Mentre la realtà che ormai conosciamo, indica uno scenario che è esattamente l’opposto, dove ogni diversità, trova la sua vera ragione d’essere, soltanto come gerarchia annidata all’interno dell’unità. Quindi, abbiamo l’uno che contiene il due, pur rimanendo uno, ovvero il due è la divisione contenuta nell’uno che rimane indiviso, per cui non può esistere il due senza il tre. La dualità, e la molteplicità, con tutte le sue interazioni, sono contenute nell’unità fondamentale e immutabile, queste interazioni all’interno dell’unità, non sono conflittuali, in quanto sono in accordo ed in armonia con l’unicità della vita. Quindi, la pace non la si ripristina cercando l’unità a partire dalle diversità, ma si può ritrovare soltanto comprendendo le diversità all’interno dell’unità fondamentale, quindi a partire dall’unità, e non considerando l’unità come punto di arrivo.

178 - unione 9 gennaio 2016

Se si continuerà a concepire la dimensione umana in termini di lotta per la sopravvivenza, non della specie, ma dei singoli esseri umani, allora l’umanità si estinguerà. Nel corso dell’evoluzione della vita sul pianeta Terra, ci sono già state diverse estinzioni di massa, ogni volta la vita si è ripresa più forte che mai, continuando a produrre una gran quantità di diversi esseri, continuando a prosperare. Gli umani non dovrebbero illudersi troppo di essere indispensabili all’evoluzione, se l’umanità continuerà ad essere un anomalia, un problema per l’ecosistema, possiamo esser certi che ne verrà espulsa, verrà eliminata come si elimina una malattia in un processo di guarigione.

231 - unione 9 gennaio 2016

Una nuova coscienza.

Come abbiamo già visto, lo ripetiamo, perché è cosa che desideriamo vivamente rimarcare con tutte le nostre forze, quando il nostro pianeta ospitava gruppi di comunità isolate, questo sistema ( tutt’altro che tra i migliori ) poteva comunque funzionare ancora senza compromettere la stessa sopravvivenza della specie umana, le armi con le quali si combattevano le guerre, così come i mezzi per sfruttare le risorse naturali, non erano tanto distruttive come lo sono adesso, un eccessivo sfruttamento di risorse ambientali, poteva portare alla scomparsa di un intera civiltà, com’è stato per la civiltà Maya, le guerre potevano far finire degli imperi, com’è stato per quello cartaginese, ma l’umanità continuava ad esistere. Oggi le cose non stanno più così, ora che siamo un unica comunità, strettamente interconnessa e interdipendente, tutti collegati dai medesimi meccanismi del mercato globale, in questa condizione dovremmo tutti sentirci individui orientati alla cosiddetta unione universale.

Tutti, che lo vogliamo o no, dovremmo accettare il fatto che un problema di una parte della comunità del pianeta non può non estendersi a tutta la comunità.

Questo significa che dovremmo imparare ad agire come se fossimo un solo organismo, perché questo siamo e di questo dobbiamo renderci conto, se vogliamo sopravvivere. Cosa che non abbiamo ancora imparato a fare tanto bene. Anzi, pensiamo che questa totale integrazione possa costituire una minaccia per la difesa dei propri singoli poteri costituiti.

Così continuiamo a comportarci come in passato, permettendo che le nostre differenze producano divisioni e ignorando il fatto che come un organismo umano, un corpo sociale umano a pezzi non può stare in piedi. E così paradossalmente ci affanniamo e ci affatichiamo pur di non essere UNO, per non essere troppo uguali, gelosi delle nostre prerogative, con buona pace degli inni e dei proclami umanitari all’indirizzo dell’uguaglianza. Come se essere UNO significasse essere eguali.

Il fatto è che non abbiamo ancora capito che unità e individualità non si escludono a vicenda. Le nostre dita non sono tutte uguali. Hanno un aspetto diverso e funzioni diverse. Alcune fanno parte della mano, altre dei piedi, ma nessuna di esse è superiore o più importante delle altre, e tutte fanno parte dello stesso corpo. Dunque ci amputeremmo per il gusto di sfigurarci le mani o i piedi o il corpo stesso, in caso di malanimo, quando ci rimproveriamo o ce la prendiamo con noi stessi? Certo che non lo facciamo sarebbe ridicolo. Eppure, anche se la cosa può sembrare tragicomica, questo della separazione è esattamente l’atteggiamento secolare che noi, con le nostre credenze ancorate agli schemi e ai canoni etici del passato, continuiamo a generare le disgrazie conseguenti a questa visione distorta della realtà. Cosa dobbiamo fare allora per uscire dai guai in cui continuiamo a cacciarci sempre di più? Dobbiamo cambiare credenze. Perché le credenze generano le e esperienze . L’era del singolo salvatore è finita. C’è bisogno di un azione comune, di una creazione collettiva, di una coscienza di massa collettiva, di un gran numero di umani, almeno il 5%, che si assumano il compito di causare i cambiamenti, qui e ora. Non ha senso continuare a sentirci impotenti e in balia degli eventi, come ci hanno convinto che dovremmo essere di fronte a immani forze soverchianti. La soluzione ( il segreto, la chiave del mistero ) consiste nel vedersi come una parte indissolubile della totalità detta Dio, invece che condannati ad esistere inutilmente come se si fosse a parte di tutto, alienati dalla vita. L’inganno è quello di sentirsi delle nullità dinnanzi a Dio, anziché sentirsi Dio, quel Dio che esprime se stesso attraverso la nostra forma.

La vita non è una partita da giocarsi a squadre contrapposte. È un lavoro di squadra unico, di una sola squadra, di una cosa sola.

259 - unione 9 gennaio 2016

Concludiamo con questo inno all’unità, che al contempo, oltre all’importanza di comprendere l’unità, pone in evidenza anche la difficoltà di comprenderla in modo completo, distinguendo la differenza tra l’unità nella diversità, e la diversità nell’unità, la prima disastrosa, la seconda possibile è piena di autentica speranza. Oggi, le grandi verità si trovano dove nessuno le sta cercando, e la saggezza assomigli sempre di più all’ingenuità.

Alanis Morissette – One

Sono la più grande delle ipocrite

Sono stata innegabilmente gelosa

Sono stata chiassosa e pretenziosa

Sono stata assolutamente minacciosa

Ho ricevuto caramelle per il mio egoismo

La sexy capitalista di routine

Il cielo mi scampi dall’essere criticata

Il cielo mi scampi dall’essere ignorata

Ho abusato del mio potere, perdonami

Vuoi dire che in effetti siamo tutti una cosa sola?

Una, una, una, un, una, una, una, una

Sono stata irraggiungibile e separatista

Il cielo me ne scampi, mediocre

( qualunque cosa significhi mediocre )

Mi sono rifatta per i miei giorni d’impotenza

Ho abusato del mio cosiddetto potere di perdonarmi

Vuoi dire che in effetti siamo tutti una cosa sola?

Una, una, una, un, una, una, una, una

L’hai appena definita stupefacente?

Certamente non possiamo essere entrambi stupefacenti!

E rinunciare al mio status guadagnato con tanta fatica di favoloso scherzo di natura?

Ho abusato del mio potere, perdonami

Vuoi dire che in effetti siamo tutti una cosa sola?

Una, una, una, un, una, una, una, una

È sempre stato promettente sulla carta

Suonava bene in teoria

 

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