Le vere ragioni del mondialismo.

115 - unione 13 settembre 2015

Uno è il pianeta, uno è l’ecosistema, una è l’umanità, e quindi, l’unica prospettiva realistica, è quella di un solo popolo, una sola cultura, una sola nazione, un unica economia democraticamente pianificata con un unica moneta, per il bene comune di ogni persona e dell’intera umanità, il bene di un unico destino in accordo con le leggi di natura e della vita.

156 - mandala 13 settembre 2015

Le differenze culturali, sono di ostacolo alla comunicazione che serve alla cultura della pace, tali differenze non sono necessarie, non portano nessuna ricchezza ne crescita culturale, vanno superate e non mantenute o integrate. Le sovranità nazionali non sono necessarie, storicamente hanno portato soltanto all’incomunicabilità e al conflitto. Se vogliamo la pace per l’umanità, e per la specie umana, non vi è alcuna realistica prospettiva di sopravvivenza senza questa pace, allora le sovranità nazionali vanno superate. Sostenere il contrario, è una fuga dalla realtà, è pura follia.

Le uniche differenze ancora accettabili, sono quelle che non interferiscono con il fondamentale principio delle diversità all’interno dell’unità, così come le diverse parti di una macchina, contribuiscono nella loro diversità all’unico scopo di far funzionare la macchina, culture e identità umane differenti, possono contribuire all’unica vera cultura, che identifica l’autentica natura umana, mentre quelle che non si accordano con le ragioni di questa fondamentale cultura, vanno considerate come i pezzi inutili e dannosi di una macchina, che ne comprometterebbero il corretto funzionamento, e di conseguenza, tali differenti identità, vanno scartate e dimenticate.

È opinione comune, che le differenze siano importanti e che vadano tutelate allo scopo di evitare il conformismo culturale, che mortificherebbe la creatività e porterebbe quindi le coscienze ad un livellamento verso il basso, è questo è un problema serio, il conformismo porta allo spegnimento di quella creatività umana pacifica, mentre promuove un tipo di creatività deleteria, motivata dalla paura. Il conformismo porta alla creatività competitiva, e invece che alla pace, porta alla pacificazione, cioè, non rimuove le cause del conflitto, ma le reprime. È il caso delle culture che si sviluppano nelle dittature, dove non ci sono quelle libertà democratiche che consentono alle persone di esprimersi liberamente, sono regimi che consentono soltanto una comunicazione  propagandistica e retorica, che non consente una vera comunicazione, e quindi di comprendere le vere ragioni della pace. Quello che poi accade puntualmente, in queste culture dittatoriali, e che venendo meno il potere in grado di imporre la pacificazione, allora i conflitti si scatenano in modo incontrollato e violento. È quello che attualmente sta accadendo in Iraq, Libia e Siria, dove la popolazione sta pagando a carissimo prezzo l’ignoranza prodotta dalle dittature.

Quindi, è evidente che si tratta di capire in che modo le differenze possono essere compatibili con la pace e quali invece scatenano i conflitti che poi richiedono la pacificazione, e quindi, il livellamento verso il basso invece che verso l’alto.

Se osserviamo ciò che accade in natura, vediamo che esistono una miriade di diversità, e anche di relazioni conflittuali tra diverse specie viventi, eppure, un ecosistema costituito da piante e animali, non entra in crisi, fino a quando non intervengono delle cause esterne a romperne l’equilibrio, tipo eruzioni vulcaniche, meteoriti e cose del genere, ma allora cos’è che mantiene l’equilibrio in natura? Cosa fa la differenza?

Prendiamo ad esempio delle specie animali che vivono nella svana africana: zebre, bufali, gnu, antilopi, sono tutti animali diversi, che in quell’ecosistema svolgono la stessa funzione regolatrice degli equilibri ambientali, mangiano la stessa erba, e in questo modo impediscono che cresca troppo fino ad impoverire la fertilità del terreno, ma allora perché non ce n’è un solo tipo? Possiamo spiegare le ragioni della particolare forma delle giraffe, il collo lungo serve a mangiare i germogli di acacia, che senza quest’erbivoro crescerebbero a dismisura creando uno squilibrio, si, ma perché gli alberi di acacia crescono così alti, tanto da richiedere la collaborazione di un erbivoro con il collo così lungo? E perché in altri ecosistemi ci sono alberi alti che non richiedono l’intervento di erbivori a collo lungo? Nella savana ci sono i predatori, che si occupano di mantenere entro certi limiti la popolazione degli erbivori, i quali altrimenti, crescerebbero di numero in modo illimitato distruggendo tutta la vegetazione, invece, per evitare che siano i predatori a crescere di numero in modo illimitato, distruggendo così tutta la popolazione degli erbivori, che a loro volta non potrebbero più tenere sotto controllo la vegetazione, anche i predatori sono a loro volta delle prede. Si, ma non i leoni, che pur non tenendo dei predatori naturali, ciò nonostante non si riproducono in modo illimitato divorando tutti gli altri animali. Perché i leoni non crescono di numero oltre un certo limite, che guarda caso è esattamente il limite che consente a quel ecosistema di funzionare? Se poi prendiamo in esame altre due specie erbivore, come i rinoceronti e gli elefanti, scopriamo che non ci sono predatori che possano contenerne la proliferazione, eppure questi animali non crescono in numero tale da desertificare la savana. I leoni non sono andati a scuola e non sanno cosa sia un ecosistema, e neanche gli elefanti e i rinoceronti lo sanno, o forse a modo loro lo sanno meglio di noi? Esiste una conoscenza, che rispetto alle leggi di natura, risulterebbe moto più efficiente di quella umana?

Ovviamente, andando a studiare nei dettagli tutti gli esseri viventi e le loro interazioni nell’ecosistema, compresi insetti e microrganismi, si andranno a scoprire quali siano i meccanismi regolatori che mantengono la popolazione di leoni, rinoceronti ed elefanti entro certi limiti, ma se diamo uno sguardo all’intera complessità dei meccanismi e comportamenti delle specie, che servono a mantenere l’equilibrio di un ecosistema, ci renderemo conto che in natura, la diversità esiste soltanto all’interno dell’unità, ovvero che le diversità delle specie, costituiscono delle gerarchie annidate all’interno dell’unità dell’ecosistema. La diversità di ogni singola specie, acquista un significato positivo e costruttivo, soltanto potendosi rapportare con qualcosa di più grande che la contiene e che gli consente di esistere. È una conclusione sconcertante, ma è indubbiamente così che stanno le cose, per quel che riguarda la vita in un ecosistema, l’unità precede la diversità nell’ordine di importanza.

Un altro aspetto che mette in evidenza l’importanza di come le diversità acquistino un significato positivo, soltanto se finalizzate al bene di una realtà unitaria più grande di loro, è il fatto che la crescita della vita e il suo mantenimento, sono governate da un principio unificatore, mentre la tendenza alla disgregazione, pone fine alla vita, sia dei singoli oeganismi, come delle specie e dell’intero ecosistema. Ciò che unisce crea e ciò che divide distrugge, ma non solo: quando in Australia furono introdotti i conigli per allevarli, e imprudentemente furono introdotti anche nell’ambiente per scopi venatori, ( per la caccia ), questi conigli, in assenza di predatori naturali, e in presenza di abbondante vegetazione, cominciarono a riprodursi in modo illimitato, creando un vero e proprio disastro ecologico. I contadini australiani non sapevano più come impedire a questa miriade di conigli di invadere i campi coltivati e divorare tutto, allora dovettero introdurre dei predatori sperando che riuscissero a tenere sotto controllo la popolazione dei conigli, ma questi predatori attaccavano anche le specie australiane che non sapevano difendersi da questi nemici mai visti prima, non erano abbastanza guardinghi e veloci a scappare, i poveri koala, di fronte a un cane o un gatto, non sapevano proprio che fare. Un problema enorme si venne a creare anche con i topi, questi non erano stati introdotti volontariamente in Australia, ma vi erano entrati come immigrati clandestini nascosti nelle stive delle navi, e poi una volta sbarcati trovarono un intero continente da colonizzare. Gli australiani hanno faticato parecchio per rimettere la situazione sotto controllo, e oggi, hanno delle leggi severissime sull’introduzione di animali e piante estranei all’ecosistema australiano. il caso dell’Australia, ci fa capire come le diversità non siano di per se stesse un opportunità vantaggiosa in un ecosistema, tutte le diverse specie animali e vegetali, che in un modo o nell’altro sono state introdotte nell’ecosistema australiano, hanno prodotto dei disastri, hanno portato ad una destabilizzazione di quel sistema unitario. Questo pone un problema con l’immigrazione da parte di popolazioni che appartengono a culture differenti da quelle dei paesi dove si trasferiscono a vivere; se dei mussulmani pretendono di portare la legge coranica in europa, questo è un problema, come l’introduzione di topi o conigli in Australia, perché la legge coranica è del tutto incompatibile con i fondamenti delle leggi europee, se dei mussulmani vogliono vivere in europa, senza create problemi, dovranno necessariamente superare la loro diversità, non possono convivere pacificamente come un corpo estraneo, e quindi dall’identità dei mussulmani, dovranno passare all’identità di cittadini europei appartenenti ad una cultura laica e democratica. Le diversità devono veramente essere subordinate ad una realtà unitaria più grande, questa è legge di natura, il principio di unità non è una paranoia dei comunisti, Karl Marx non si era posto dei problemi inesistenti.

Cosa accadrebbe ad un organismo umano, se le diversità dei suoi organi, non fossero limitate dalle necessità funzionali dell’intero organismo? Cosa accadrebbe se il fegato cominciasse a fare un po’ come cazzo gli pare, senza tenere conto della salute dell’organismo? È ovvio, l’organismo si ammalerebbe e potrebbe anche morire, è legge di natura, non è una fissazione dei comunisti; ma allora perché oggi giorno, va tanto di moda il voler ignorare questa legge di natura? Perché si è così profondamente radicata la cultura dell’egoismo, dell’egocentrismo e dell’isolamento, insieme al totale rifiuto della consapevolezza di appartenere ad una comunità, e di dipendere dalla salute di tale comunità? Di sapere perché questa follia si sia radicata nella cultura contemporanea, adesso non ce ne frega gran che, l’importante in questa riflessione, è capire che si tratta di errori madornali dalle conseguenze devastanti.

La salute, o il benessere di un singolo essere umano, dipende dalla salute della comunità in cui vive, e la salute della comunità, dipende dalla capacità dei singoli appartenenti, di comprendere la propria diversità individuale, nella sua funzione utile all’interno della comunità. Non è certamente un caso, il fatto che il senso di appartenenza ad una comunità, dia forza e salute alle singole persone. Si intenda, questo accade sia nel bene che nel male, ad esempio: il senso di appartenenza allo stato islamico, evidentemente da forza a questi sciagurati criminali, li fa star bene, questo senso di appartenenza a qualcosa di più grande di loro, gli consente di colmare un vuoto di significato esistenziale; all’interno di quella comunità, hanno la percezione di essere qualcuno, di avere uno scopo nella vita, è qualcosa che evidentemente non avevano trovato nelle comunità di provenienza, forse, non l’avevano trovato, perché in realtà queste non erano delle comunità, ma erano soltanto delle società, ovvero delle associazioni, dei clan fondati soltanto sulle necessità dell’unità per sostenere un conflitto. L’unione fa la forza, anche in senso negativo, come nella logica del branco o del clan mafioso.

Quello dello stato islamico, è un esempio negativo di forza data dal senso di appartenenza, ma nella storia ci sono anche altri esempi, di come lo stesso senso di appartenenza possa dare origine a dei movimenti di natura diametralmente opposta a quella distruttiva, movimenti rivoluzionari capaci di far cambiare idea a livello di massa, su questioni come il razzismo, i diritti civili, i diritti umani e le libertà democratiche; citiamo i movimenti ispirati da Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela. Le stesse ideologie, hanno creato questo fenomeno, dove i singoli esseri umani, si sono sentiti più forti nell’appartenere a qualcosa di più grande di loro, qualcosa di più grande, che può essere sia un processo costruttivo, oppure un processo distruttivo erroneamente creduto costruttivo. Quindi, prima di concludere che l’appartenenza ad un ideologia sia un fatto sempre negativo, e che le ideologie sarebbero sbagliate in quanto tali, forse ci si dovrebbe domandare se non sarebbe meglio distinguere tra ideologie buone e cattive.

Il livellamento, che deriva certamente dal senso di appartenenza a qualcosa di più grande della singola persona, può avvenire verso il basso, cioè verso il conformismo e il fanatismo, oppure questo livellamento delle differenze, può avvenire verso l’alto, ovvero nella valorizzazione sociale, di quegli aspetti costruttivi della diversità personale, che possono contribuire armonicamente al benessere della comunità, da cui deriverà il benessere personale. Altrimenti, se diamo un valore alla diversità in quanto tale, se la consideriamo un fondamento del significato esistenziale, allora anche la diversità dei delinquenti acquisterà un valore positivo, e infatti la diversità delinquenziale, nella cultura contemporanea, ha assunto un valore positivo, cosa che sta dando luogo a conseguenze disastrose, come la legalizzazione del crimine, operata dagli stessi criminali che hanno preso il potere. Oggi nessuna persona sana di mente, può ignorare il fatto che sia necessario sviluppare un senso di appartenenza all’intera umanità, che a sua volta appartiene all’ecosistema del pianeta. Un sano senso di appartenenza, che può livellare le diversità verso l’alto, oggi è necessario coltivare il senso di appartenenza alla vita di questo pianeta, e questo implica il superamento di tutte le altre identità culturali e nazionali, che non siano fondate su questa coscienza di appartenere alla globalità della vita.

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130 - mandala 13 settembre 2015

 

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