Le cinquanta sfumature di grigio della competitività.

Arrestato presidente Camera di commercio di Palermo

Arrestato con i contanti sulla scrivania ed un assegno nella tasca della giacca, provento di una tangente, il presidente della Camera di commercio di Palermo, Roberto Helg.

La meritocrazia. Su quali valori si stabilisce merito? L’unico valore della competizione consiste nell’essere vincenti. Il perdente viene disprezzato da tutti. La competizione in campo economico costituisce una prospettiva di guerra, in guerra valgono le leggi della guerra e non quelle della pace.

La particolarità di quest’ennesimo caso di corruzione, consiste nel coinvolgimento di un signore da tutti ritenuto un paladino della legalità, impegnato nella lotta alla corruzione e alla mafia. A dir suo, a costringerlo nella richiesta di tangenti per rinnovare una concessione commerciale, sarebbe stato il fallimento della sua azienda, e il conseguente pignoramento della sua casa. Lo slogan era “Sviluppo e legalità”, l’errore ovviamente è quello di considerare la legalità un valore, basterebbe ricordare le leggi razziali fasciste per capire che la legge non rappresenta di per se stessa un valore a cui riferirsi, specialmente quando in un contesto competitivo, l’unico valore socialmente condiviso, è quello della competitività, della vittoria fondata sull’altrui sconfitta, e dove sono i vincenti che alla fine dettano legge, che sarà soltanto la legge del più forte.

Roberto Helg: quinto mandato consecutivo alla presidenza della Confcommercio di Palermo; dal 1997 a oggi vicepresidente, presidente e componente del Consiglio Direttivo e della Giunta di Confcommercio Sicilia; fino al 2010 membro della Giunta della Confcommercio Nazionale; presidente dell’Associazione Provinciale di Palermo degli Articoli da Regalo; dal 2001 vicepresidente di Gesap, la società di gestione dell’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo. Insomma, non si direbbe il curriculum di uno sfigato perdente, piuttosto di un uomo vincente, uno stimato professionista, e anche di un difensore della legalità.

Helg ha confessato, non poteva fare altro. Ha detto che “aveva bisogno di soldi perché ha la casa pignorata”, conseguenze di un brutto fallimento di qualche anno fa quando gestiva, tra Mondello e Carini, la migliore rivendita di casalinghi di lusso e articoli da regalo. A questo proposito è necessario ricordare, che gli stessi mafiosi che chiedono il pizzo, “consigliano” per l’esattezza obbligano, le vittime dell’estorsione a manifestare il proprio dissenso anti mafioso, e ad iscriversi e a militare nelle associazioni anti pizzo e anti mafia, giusto per non attirare l’attenzione degli inquirenti che indagano su questi reati. Quindi anche l’impegno di Roberto Helg, potrebbe benissimo essere una posizione di facciata per meglio gestire il suo sistema di corruzione. Questa sarebbe una spiegazione consolatoria, perché consentirebbe ancora di distinguere l’onesto dal disonesto, si tratterebbe soltanto di disonesti più abili degli altri, ma l’idea di onestà che tutti condividono sarebbe salva. E se invece così non fosse, se la vicenda Roberto Helg rappresentasse veramente il caso di un uomo che voleva essere onesto, ma che essendo sconfitto dalla competizione economica, si sia semplicemente trovato a dover lottare per la sopravvivenza? Allora in tal caso, il male sarebbe nella competizione stessa, che generando degli sconfitti, genererebbe di conseguenza anche i disonesti per necessità.

Attenzione quando si parla di meritocrazia associandola alla competitività, perché se poi l’onestà non risultasse competitiva, come la mettiamo? È significativo che questa particolare vicenda di corruzione desti un evidentissimo imbarazzo, sarà forse perché mette in crisi un sistema di valori fondamentalmente sbagliato?

La competizione costituisce una prospettiva di guerra e non di pace, all’interno della cultura competitiva, anche i rapporti umani di collaborazione, vengono intesi soltanto in rapporto alla necessità di creare coesione e unità d’intenti all’interno di un gruppo, esattamente come avviene all’interno di un esercito che deve vincere in guerra. Se gli appartenenti allo stesso esercito si combattessero e ostacolassero a vicenda, la sconfitta in guerra sarebbe certa. Oggi tutti i rapporti umani nella nostra società, hanno lo stesso significato del cameratismo tra i soldati, è una disponibilità verso il prossimo, esclusivamente motivata dalla reciproca convenienza. Tutto questo però è relativo a una concezione del vivere inteso come una guerra, dove per solidarietà si intende esclusivamente qualcosa di analogo alla formazione a testuggine adottata dai legionari romani per vincere in battaglia, mentre nessuno, ma veramente nessuno, si sta domandando quali siano le ragioni di questa guerra, e se invece non ci sia un alternativa pacifica del vivere.

Nessuno se lo sta seriamente domandando, anche perché esiste un egemonia culturale dei vincenti, e quelli che la guerra la vincono, non possono far altro che glorificare la guerra, non possono ammettere di aver vinto una guerra che è soltanto una gran stronzata, perché altrimenti dovrebbero ammettere d’essere dei poveri stronzi, ma gli stronzi non ammetteranno mai che la loro sia stronzaggine. Non è poi così difficile da capire quale sia la principale causa della catastrofe umana, sia antica che contemporanea. Stampa, editoria, cinema, radio e televisione, insieme al mondo della cultura e dell’arte, tutti coloro che operano in questi ambiti, o sono degli esclusi, perdenti ed emarginati, oppure, sono partecipi dello stesso identico racconto della realtà, costituito esclusivamente dalle medesime cinquanta sfumature di grigio che descrivono le logiche della guerra, del conflitto, dell’egoismo, della vita intesa come vicenda esclusivamente personale, e infine della disperazione umana. I colori della pace non li vuole raccontare più nessuno, tutto quel che riguarda la pace viene connotato come stupida fuga dalla realtà, le persone pacifiche vengono mandate dagli psicologi per essere addestrate alla stronzaggine necessaria per essere efficienti in guerra.

Cercate tutti urgentemente di svegliarvi, o morirete nel sonno!

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