Mario Capanna ha ragione.

Mario Capanna copia

Mario Capanna ha pienamente ragione, i giovani non meritano quei diritti che appartengono a una cultura politica che essi stessi disprezzano. Non si può credere fermamente nel capitalismo, nella logica della competizione per il profitto privato, e poi pretendere dei diritti che apparterrebbero alla logica diametralmente opposta dell’anti capitalismo. L’economia competitiva non prevede diritti dei perdenti, o ci si riesce ad arricchire, e si può farlo soltanto fottendo economicamente qualcun altro, oppure si è dei falliti e ci si può soltanto andare ad ammazzare. La competizione è una guerra, e in guerra non esistono i diritti degli sconfitti.

La logica del profitto privato non prevede vie di mezzo, l’investitore privato che dovesse veramente preoccuparsi per il benessere dei lavoratori suoi dipendenti, andrebbe inesorabilmente incontro al fallimento, non potrebbe mai vincere la competizione con un altro investitore che invece non si fa scrupoli nello sfruttare la manodopera a basso costo. Certo, esiste anche l’interesse dell’impresa nel tenersi cari i lavoratori altamente specializzati, quelli di cui non si può proprio fare a meno e che sarebbero difficili da sostituire, ma questa rimarrà sempre l’esigua minoranza della servitù privilegiata, tutti gli altri saranno sciavi, carne da macello da sfruttare e buttare via quando non rendono più.

Anche la vecchia questione del lavoratore, che dovrebbe essere anche un buon consumatore, per garantire la crescita dell’economia intesa come crescita del profitto privato, per cui sarebbe importante che il lavoro venisse ben retribuito, e che anche il pensionato abbia un buon potere d’acquisto, anche quest’esigenza, in realtà apparteneva a una sorta di compromesso tra capitalismo e comunismo, e una volta venuta meno l’ideologia comunista, anche questo compromesso è saltato. Nella logica della competizione per il profitto privato, non è affatto necessario che i lavoratori dipendenti e i pensionati, abbiano la possibilità di acquistare i beni superflui, dato che per garantire i profitti sui capitali privati, è sufficiente privatizzare e aumentare il costo dei beni essenziali, e contemporaneamente aumentare i costi del superfluo che diverrà genere di lusso. Prima della rivoluzione di ottobre il capitalismo funzionava benissimo anche così, è soltanto a causa di quella rivoluzione che i ricchi sono stati costretti a concepire l’idea del capitalismo dal volto umano, ma era soltanto un travestimento, adesso che non hanno più il problema del confronto con un idea alternativa, hanno gettato via la maschera e sono tornati a mostrare il vero volto del capitalismo. Per non parlare del fatto che questa identità della persona intesa come un unità di produzione e consumo, è del tutto disumanizzante.

Ci sarebbe ancora la preoccupazione di mantenere alto il tenore di vita della maggioranza, per garantire la coesione sociale e l’ordine pubblico? No, per nulla, nessuna preoccupazione per la coesione sociale e l’ordine pubblico, come la Cina insegna, basta mantenere un buon apparato di repressione, e sopprimendo anche la libertà di pensiero e di parola, rimane soltanto il pensiero conformista del padronato.

Ci potrebbe essere ancora un etica riferita a motivazioni religiose, i diritti umani sanciti dal vangelo, ma se la religione propone ancora di accumulare tesori in cielo, e continua a promettere che nell’aldilà gli ultimi saranno i primi, la stessa religione che è sempre stata l’oppio dei popoli oppressi, secondo voi farà mai sul serio nel mettersi contro il capitalismo? Al massimo si adopererà per fornire nuove e più attuali false speranze per tenere buoni gli insoddisfatti, persino in Cina stanno rivalutando quest’utilità di sistema della fede religiosa, un vecchio trucco che funziona sempre, promettere la giustizia nell’altro mondo, in modo che nessuno la pretenda in questo. Poi ci sarebbero anche i nuovi e innovativi prodotti oppiacei della new age, che servono a prendere per il culo quelli che si dichiarano non credenti, ma sono disponibili a credere a qualunque stronzata il mercato della spiritualità può offrirgli, ovviamente tutto incentrato sulla crescita, evoluzione e affermazione personale, praticamente la stessa avidità materialista, deviata verso presunti obbiettivi da acquisire sul piano astrale, con lo yoga, la meditazione, l’illuminazione, l’oro alchemico, i salti quantici, il tantrismo e i salti della quaglia…

Come si possono oggi pretendere i diritti dei lavoratori, all’interno di un sistema economico competitivo, dove per inesorabile logica competitiva, coloro che non sono vincenti vuol dire che sono dei perdenti, e in quanto tali non contano un cazzo fritto? Si pretende di avere la botte piena e la moglie ubriaca? I giovani d’oggi stanno perdendo tutti i loro diritti, semplicemente perché non sanno nulla delle ragioni ideologiche che potrebbero avvalorare questi diritti, e di conseguenza la rivendicazione di tali diritti appare del tutto velleitaria, come fosse una fuga dalla realtà, e in effetti è soltanto una fuga dalla reltà. Nel capitalismo reale, il potere lo detiene soltanto chi si è arricchito, e con questo potere detta legge, quindi è anche perfettamente inutile invocare il rispetto delle leggi e della costituzione, perché chi ha il vero potere, cambierà sia le leggi che la costituzione in base ai propri interessi.

Si, ma qualcuno potrebbe ancora obbiettare che comunque c’è ancora la democrazia, basta votare il M5S e si mandano tutti a casa… cazzate: in democrazia quel che conta è la cultura e la mentalità della maggioranza della popolazione, e qual’è la cultura di massa? Chi è stato Berlusconi? Non è forse proprio il berlusconismo il migliore esempio di quello che Marx a suo tempo definì egemonia culturale della borghesia? Quando i ricchi controllano stampa, editoria, cinema e televisione, secondo voi, quale ordine di valori inculcheranno nelle menti della maggioranza delle persone? Saranno forse i valori della cooperazione e della pace, e del bene individuale come conseguenza del bene comune, invece che del bene privato a discapito di quello comune? Non credo proprio, che la cultura che gli arricchiti divulgheranno, sarà quella della democrazia comunista, piuttosto mi aspetterei una continua esaltazione del valore della competizione, dell’affermazione personale, sarà un ossessivo propagandare l’idea che il bene comune possa essere dato soltanto dalla somma delle singole conquiste personali. Persino le scelte elettorali di interi popoli saranno del tutto inutili per mettere in crisi i poteri finanziari, la Grecia è un esempio, di come il voto democratico sia inutile di fronte al ricatto dei mercati e alle pretese degli strozzini della finanza.

Per il 2016 si prevede che la ricchezza totale dell’un percento della popolazione mondiale, sarà maggiore della ricchezza totale del restante novantanove percento, ma a raccontare questa realtà saranno i mass media sotto il controllo dell’un percento che detiene il vero potere capitalista, e questi continueranno a dire che bisogna privatizzare, privatizzare e ancora privatizzare tutto, ogni aspetto della vita dovrà appartenere a cosa nostra, dovrà esser cosa loro, la loro egemonia culturale continuerà a proporre il culto della cosa privata come unica possibile interpretazione della vita umana. E dopo aver privatizzato tutte le risorse vitali, come cibo, acqua, aria, riparo, salute, spazio, tempo, mobilità, pensiero, cultura, alla fine, anche le persone saranno di fatto soltanto degli schiavi di proprietà di una piccola, ma ricchissima e potente minoranza, analogamente a come avveniva nell’antica Roma. Attenzione, specifichiamo che questo scenario non ha assolutamente nulla a che vedere con le teorie complottiste, non è in atto nessuna cospirazione segreta, questo sfacelo sta avvenendo alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti e con la piena collaborazione del 98% della popolazione mondiale. Lasciamoci la speranza che esista ancora un 1% di dissidenti, che comunque da soli non possono far nulla, perché non contano un cazzo di niente e vengono pure presi per pazzi.

I giovani d’oggi, e anche quelli di ieri a partire dagli anni 80, non hanno alcun pensiero critico nei confronti della logica capitalista, hanno fatto loro l’idea che la vita sia una questione esclusivamente privata, e tuttavia, in base a quest’idea, vorrebbero garantiti dei diritti che appartengono a tutt’altra rappresentazione della realtà, in pratica pretendono l’impossibile, l’irrealizzabile, sono completamente fuori dalla percezione del reale, e ovviamente di questo non se ne rendono minimamente conto. L’attuale condizione giovanile, desta un sentimento misto di pena e schifo allo stesso tempo: pena perché sono stati indottrinati dall’ideologia capitalista, senza che abbiano mai avuto la possibilità di confrontarsi con un pensiero alternativo, ma inevitabilmente fanno anche schifo perché sono i principali e più convinti sostenitori di questa mentalità di merda del mercato e della competizione. Anche quelli che protestano, non sanno minimamente per cosa varrebbe veramente la pena protestare, la rabbia che esprimono, è soltanto quella dell’invidia sociale, è la frustrazione dei perdenti, ma che pur essendo perdenti, continuano a credere nella necessità di essere vincenti, e quindi non mettono mai in discussione la stessa competizione. Non sorprende quindi che questi giovani e meno giovani, divengano poi anche facili prede di imbroglioni come Grillo e Casaleggio, che come il gatto e la volpe di Pinocchio, gli fanno credere che esiste un campo dei miracoli dove crescono i redditi di cittadinanza, ma come Pinocchio ovviamente finiranno tutti impiccati nella foresta dei ladri e degli assassini, e non ci sarà nessuna Fata Turchina che verrà a salvarli, la meritocrazia competitiva non prevede nessuna compassione, per nessuno, tanto meno per i perdenti.

Mario Capanna ha perfettamente ragione quando dice che i giovani non meritano i diritti che appartengono alla rivoluzione comunista, Capanna a suo tempo aveva fondato un movimento politico che si chiamava Democrazia Proletaria, la proposta di quel movimento era perfettamente chiara, il comunismo non è la dittatura del proletariato, il comunismo non è dittatura, il comunismo è l’unica vera democrazia possibile, mentre il capitalismo non potrà mai essere democratico. L’ida di Capanna era quella giusta, e anche soltanto per questo si merita il vitalizio da ex parlamentare che percepisce, il fallimento di quella proposta politica non e colpa sua, sono gli italiani che hanno preferito sottomettersi al berlusconismo. La ragione è di chi ha ragione e non di chi vince.

Capanna, ha avuto il coraggio di dire la verità, rompendo il silenzio omertoso dietro cui si nascondono i falsi ed ipocriti collaborazionisti del capitalismo.

Non rimane che cantare la canzone contro i giovani.

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