L’ISTRUTTORE DEL MONDO

24 - 10 maggio 2014 copia

Tratto dagli insegnamenti di Krishnamurti del periodo tra il 1927 e il 1929.

Domanda: Il termine “Istruttore del Mondo” ha un senso per Krishnaji?

Krishnaji: Io affermo che ci può essere solo un Istruttore del Mondo in ciascuna epoca. La Vita non è che una; e, dal momento in cui una persona entra nella perfezione di questa vita, è l’Istruttore del Mondo, come Buddha era l’Illuminato, come Cristo era il Figlio di Dio. Così, se comprendete veramente il termine “Istruttore del Mondo” e se non lo limitate ad un punto di vista ristretto, esso equivale a “L’Illuminato”.

Quello che voglio significare è che ciascuno sente la vita come una cosa separata, dentro di lui, a parte dagli altri. Ma la vita è una, se pure le sue espressioni sono molte. Dal momento in cui un individuo sente e sa ed è cosciente della Vita eterna, che non può esser divisa, e giunge alla comprensione di questa Vita, non col solo intelletto, è l’Istruttore del Mondo. Il termine ha un certo significato e un certo valore come idea attorno alla quale si possano raccogliere altre idee, ma questo è tutto. Credete che interessasse a Buddha esser chiamato o no “L’Illuminato”?

Ma questo aiutava a creare ed a mettere in moto un certo nucleo di pensiero, che raccoglieva intorno a sé altre idee, altre concezioni. Se adorate semplicemente un etichetta, non si avvicinerà mai al vostro cuore la Verità, né la comprensione di quello che l’etichetta contiene. Quello che io dico è per tutto il mondo, non per una nazione, una classe o un’organizzazione particolare. La Verità, e quindi il datore di Verità, è per tutto il mondo e non per un gruppo speciale. Si può guardare all’Istruttore del Mondo sotto qualsiasi aspetto, ma nessuno troverà difficoltà a comprendere la cosa, se si spiegherà con semplicità, e non con parole complicate e ponendo dei “credo”. Così diventerebbe confusa e, in certo modo, misteriosa e difficile da afferrare. Quello che importa è il profumo della Verità, non la sostanza del fiore. I molti s’interessano di più alla sostanza, alla forma ed alla misura del fiore, che al suo profumo.

Quando la pianta fiorisce, il saggio si fermerà, guarderà il fiore e ne godrà il profumo; lo stolto passerà oltre.

Un “reporter” che rappresentava la generalità del mondo mi ha domandato: “è necessario che io creda che voi siete l’Istruttore del Mondo, per poter comprendere il vostro messaggio?”. Ed io gli ho risposto: “Guardate nel telescopio a rovescio per rendervi conto della misura e della bellezza di quello che esaminate?”. Infine, quello che importa è la purezza del cibo e non la decorazione del piatto nel quale è servito. Ma capirete che, se il cibo dev’essere mantenuto puro e netto, anche il piatto dev’essere pulito. Non interessatevi tanto al piatto, quanto a ciò che esso contiene; guardate se il cibo è sufficiente e se vale a darvi un nutrimento.

Domanda: Perché c’è un solo Istruttore del Mondo?

Krishnaji: Come ho detto, non c’è che una Vita e l’uomo che giunge a quest’unica Vita è l’unico Istruttore del Mondo. L’individuo che giunge a questa Vita ha unito il principio e la fine: eppure non c’è né principio né fine – ha coscientemente costruito un ponte fra la sorgente e la foce ultima. Per sorgente intendo il nascere di questa vita, che è sottoposto a una moltitudine di condizioni. Un selvaggio evolve e raccoglie esperienza su esperienza, finché non si unisce, da ultimo, a quella vita che è eterna. Allora egli ha costruito il ponte sull’abisso che esiste fra il principio e la fine, fra la sorgente e la foce dove non è che una vita.

Questo è il mio concetto dell’Istruttore del Mondo, con molto di più, che non posso esprimere a parole. Il termine: “Istruttore del Mondo” non è che un nome e come etichetta non ha alcun valore; ma ha gran valore per coloro che sono legati dalle etichette, dalla “maya”, dall’illusione delle parole. Ognuno è responsabile della creazione o della nascita del Fiore dell’umanità, del raggiungimento di questa pienezza di vita. Voglio dire che tutta la vita condizionata aiuta alla creazione dell’individuo, che giunge alla vita eterna senza principio né fine, nella quale la sorgente e la foce hanno il loro essere. Col suo anelito ad essere libera, la vita schiava aiuta a produrre quel Fiore.

Come il loto abbellisce le acque e le acque sono necessarie alla bellezza del loto, così la schiavitù d’ogni individuo e il grido d’ogni individuo in lacci aiuta a creare quell’Uno che è eternamente libero. Perciò quando quest’essere, individuo o vita – non fatelo concreto o personale – quando questa vita che è stata separata, tenuta in lacci, giunge a quella vita che è, come l’oceano, senza limiti, allora questa vita schiava diventa l’Istruttore del Mondo. Io uso parole che voi potete deformare e utilizzare secondo la vostra credenza o non credenza, ma la Verità non ha niente a che fare con la credenza o la non credenza. La fragranza del fiore di loto non dipende dal viandante. La bellezza del Fiore è creata dalle lacrime del mondo. La Vita è eterna e se, in molti secoli, c’è un essere che giunge alla perfezione di questa vita, è sua gioia e sua gloria far capire questa vita libera da ogni vincolo a chi non vi è ancora giunto.

Che voi chiamiate quest’essere Istruttore del Mondo, Buddha, Cristo o in qualsiasi altro modo, non ha importanza. Dare acqua all’assetato, aprire gli occhi al cieco, chiamare i prigionieri fuori del loro carcere e dar luce a coloro che stanno nell’ombra da loro stessi creata, è la gioia di chi è arrivato.

E importa assai poco se le acque che dissetano siano contenute in un vaso speciale, o se la voce di colui che ci ama sia dolce e musicale. Quello che vale è che, in ciascuno, si desti il desiderio di rispondere, di accostare le labbra all’acqua che lo disseterà, di strappare la benda dai propri occhi, di udire il grido dalla propria prigione. E il limite messo alla vita dall’illusione delle parole è proprio quello che guasta la voce del Maestro Cantore.

Domanda: Se Egli è eterno, che relazione ha con quelli che l’hanno preceduto e con quelli che lo seguiranno?

Krishnaji: Quando uno è entrato nella vastità di quella vita, non c’è ritorno indietro né processo in avanti, non c’è questione di quello che possa accadere di coloro che hanno preceduto e di coloro che seguono. Voi badate soltanto alle etichette, alle personalità, e perciò sorgono tali questioni. Chiedete: “Che accade di coloro che hanno preceduto?”. “Sono entrati in quella vita!” “E che accadrà di coloro che verranno poi?” “Entreranno in quella vita!”. È così intimamente semplice, senza complicazioni! La Vita è la perfezione di tutte le cose e, nella conquista di questa vita, è la conquista della Verità. E gli individui che sono giunti a questa vita, sono essi stessi vita; è l’umanità che mette limiti a tale vita e la guarda attraverso i suoi limiti.

La Vita, che è il fiore dell’umanità, che è la liberazione dell’umanità, che è il principio e la fine dell’umanità, la vita che è la verità eterna, non può essere descritta a parole. Quel mondo non ha parole: è e non è. E sotto l’angolo dei limiti, dai quali ciascuno di voi guarda, non ci può essere la comprensione dell’immensità che è senza limiti. Quando un individuo entra in quella vita, è vita egli stesso, è il fiore dell’umanità. Quando vedete in un giardino una rosa più bella delle altre, se poteste chiederle: perché sei più bella delle altre? Sei il prodotto delle lacrime dei cieli? La vita ti ha dato maggior bellezza? Essa non saprebbe spiegare, ma sosterrebbe: così sono. E, se siete saggi, non strapperete i petali per esaminarli e per coglierne il profumo.

Io spero di aver reso l’argomento vago il più possibile, perché, se ve lo rendessi chiaro, porrei dei limiti alla Verità e così tradirei la Verità.

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