Un uomo chiamato Krishnamurti

26 - 10 maggio 2014 copia

Tratto dagli insegnamenti di Krishnamurti del periodo tra il 1927 e il 1929.

Una volta viveva una persona dal nome Krishnamurti, che fin dal principio delle cose aveva veduto che esiste un solo termine, una sola meta, l’unione con l’Amato; e che quest’unione è Liberazione e Felicità. Ma, prima di poter giungere a quest’unione, a questa liberazione, a questa felicità, bisognava ch’egli si sviluppasse, che tentasse ogni sentiero, ogni strada della montagna dove abita l’umanità. Così, in varie epoche, egli passò da uno stadio ad un altro, da un’indole ad un’altro, da un’esperienza ad un’altra, da un desiderio ad un altro, finché non ebbe esplorato tutte le strade che, a quel ch’egli pensava, dovevano condurlo alla vetta della montagna. Ogni sentiero lo conduceva un poco più alto, ma nessuno lo portava alla mèta; egli non poteva mai giungere a quel che desiderava: l’unione completa con l’Amato, col Guru dei Guru. Così, dopo aver provato, dopo aver lottato, dopo aver veduto l’azzurro dei cieli e le loro nuvole, finì col lasciar da parte tutte le cose, tutti i desideri, tutti gli affetti, tutti i dolori e i piaceri, e tutti i sentieri, perché tutti i sentieri sono gradini differenti che portano ad un solo termine. Così, egli lasciò da parte tutti questi sentieri, ed ascoltò la voce che era il prodotto dell’esperienza raccolta da lui attraverso le vie del pensiero, dell’emozione e dell’azione.

Raccogliendo quest’energia, egli lasciò da parte tutte le cose, e così potè compiere l’unione, l’unione con la fiamma, che porta la pace, che porta la completa liberazione e la felicità suprema. Così, gli individui che, come Krishnamurti, non hanno che un desiderio ed un fine (poiché tutta l’umanità ha un solo fine, un solo proposito, una sola mèta) questi individui debbono lasciar da parte ogni cosa ed imparare ad appoggiarsi su se stessi e a rendersi saldi nella forza che hanno raccolta dalla moltitudine delle loro varie esperienze di molte vite.

Non c’è Maestro eccetto il Maestro che abbiamo dentro di noi, non c’è verità eccetto la verità della conoscenza di sé, che segna all’individuo la mèta che è distruzione dell’Io separato, che è unione con l’Amato, unione della favilla con la fiamma. Così io vorrei indicarvi il modo di toccare quel fine, quella meta incommensurabile, quella vastità nella quale l’Io separato cessa e dilegua. Quel che accada dopo dell’Io separato non ha importanza; se esso rimanga dentro la fiamma o ne esca nuovamente, solo la fiamma può dirlo.

Per essere uniti con la fiamma, per perdere l’Io, per toccare la Liberazione e la Felicità, bisogna svilupparsi come si è sviluppato quell’individuo, Krishnamurti. Non è possibile fiorire e farsi rosa in un giorno, ma se si ha intensità di aspirazione, e forza e potere immenso dietro di sé, essi spingeranno a quelle altezze dove si può vivere costantemente in compagnia dell’Amato, se anche non si sia ancora uniti con Lui.

Per sviluppare armonicamente, coordinatamente e sinteticamente i tre esseri che sono in ciascuno di voi, e giungere così all’unione, all’armonia ed alla pace perfetta, dovete praticare di necessità un lungo esercizio, una lotta incessante. Senza affinamento, senza cultura, e senza la semplicità che è il prodotto dell’uno e dell’altra insieme, non ci sarà unione, non ci sarà contatto con la fiamma. Non si può dividere la fiamma, perché la fiamma è una; essa è semplice perché contiene tutte le faville.

Così voi, se volete giungere all’unione con la fiamma, dovete diventar semplici, della semplicità che nasce dall’affinamento, dalla cultura. poiché il contegno, espressione esteriore dei sentimenti intimi, è inseparabile dalla virtù, e voi dovete stabilire in voi questo giusto e retto contegno in tutte le cose e verso tutte le cose. Per esprimere l’affinamento che tutti sentono nei momenti di grande estasi, bisogna esercitare il corpo, che è, o meglio, che dovrebbe essere l’espressione della grandezza, della spiritualità, della nobiltà intima.

Così, prima d’ogni altra cosa, bisogna padroneggiare il corpo, e a questo fine è necessario un esercizio, una cura incessante; allora il corpo non si svilupperà disarmonicamente, non avrà abitudini, manie e desideri subitanei, noie improvvise, collere improvvise per proprio conto.

Il corpo non è che uno strumento di quell’Io che è parte della fiamma; e man mano che l’lo che è la favilla si sviluppa, si affina, si coltiva e si avvicina alla fiamma, il corpo deve rappresentare nella forma esteriore i sentimenti, i pensieri intimi, l’intima purità. Per padroneggiare le azioni del corpo, i suoi sentimenti, le sue passioni e i suoi desideri, bisogna meditare regolarmente. Quale sia il genere della meditazione, non importa; se una forma o un sistema vi si adatta, adottatelo; quello che importa è il risultato, non il metodo. Che voi tocchiate la vetta in una forma o in un’altra, conta poco; l’importante è che arriviate a quello stato di mente e di emozione nel quale il corpo rappresenta e agisce come voi desiderate. Insieme al fisico, che è l’espressione esteriore, dev’esserci una realtà interiore, lo sviluppo interiore delle emozioni e della mente.

Continuo la storia di Krishnamurti. Nei giorni in cui il mondo era giovane e quando fra gli uomini vivevano gli dei, viveva un’entità separata, un’anima separata, dal nome di Krishnamurti. Nello sviluppare quest’Io separato, egli aveva desiderato di divenire fiamma, desiderio di tutte le piccole faville, di tutte le faville separate che esistono, in ciascuno, nel mondo. Durante la trasformazione da favilla a fiamma, quest’entità separata, quest’Io separato, Krishnamurti, si sviluppò man mano con emozioni distruggitrici e creatrici, con emozioni grossolane e raffinate, di grado in grado, di vita in vita, acquistando e scartando, accumulando ed eliminando, finché, a poco a poco, col procedere del tempo, viaggiando nella boscaglia senza sentieri, arrivò al punto in cui comprese che, per avere emozioni durevoli, per avere amore e devozione, ci vuole un costante allenamento del cuore, ci vuole pace e serenità. Così egli cominciò a costruire un tempio dentro il suo cuore, con un altare davanti al quale potesse adorare il suo Diletto con tranquillità e dare la sua devozione, con la certezza che sarebbe divenuto una fiamma che poteva diventare la fiamma dell’Amato. Ora che poteva comprendere che, per diventare parte dell’Amato, l’amore doveva essere impersonale, puro e forte, egli lasciò da parte tutto per giungere alla vetta della libertà, della liberazione e della felicità. Comprendendo questo, egli si rese conto che, prima, doveva raccogliere l’energia vitale da tutti i sentimenti, distruggitori e costruttori, così da potere, con grande forza, con grande energia, gettarsi nella fiamma e divenire parte di essa. E, nel senso della separazione, nacque naturalmente il desiderio di far parte dell’Unico; e, con l’andar del tempo, accumulando, eliminando, distruggendo e creando, egli si sviluppò, divenne quella fiamma e così potè perdersi nella fiamma e divenire parte dell’Amato.

Poiché egli è divenuto parte di quell’Eternità, di quella fiamma perpetua, di quel Regno della Felicità e della Liberazione, poiché egli è uno con l’Amato, può amare tutti impersonalmente. Quell’individuo che principiò come Io separato tante vite, tanti secoli fa, ha potuto divenir parte dell’Amato, parte di quella fiamma, che lo ha fatto amare tutto il mondo, perché l’Amato abita in tutti, siano essi in pieno sviluppo o al principio del cammino.

Così vorrei dirvi del crescere di quest’amore impersonale, puro, che dà vita ed energia, che è una forza creatrice, la forza che purifica perché crea ed espande. Come ho già detto, in ciascuno di noi vi è un’entità emozionale separata, distinta dalle altre, che crea e distrugge per proprio conto, senza riguardo al fisico ed al mentale. Senza pensiero, senza considerazione, l’essere emozionale si sviluppa per proprio conto, finché non impara ad armonizzarsi e ad adattarsi agli altri due. Finché questa lezione non è imparata, finché questo punto di vista non gli diviene proprio, esso dovrà soffrire; e nella sofferenza non è solo distruzione, ma anche creazione.

Ora, se volete sviluppare la favilla che è in ciascuno di voi, fino a trasformarla in una magnifica fiamma che potrà divenir parte della Fiamma eterna, che è il cuore dell’Amato, dovete distinguere le energie e le emozioni creatrici dalle distruggitrici; e allora entrerete in quel Regno della Felicità che vi libererà da tutti i piaceri e i dolori terreni, che vi libererà dalla ruota della vita e della morte e vivrete su quella vetta dov’è pace eterna, eterna armonia. Per distinguere quel che è vero da quel che è transitorio, quel che dura perpetuo da quel che passa, dovete creare uno specchio nel quale sia esaminato ogni sentimento che nasce in voi, dal pantano dell’egoismo come dalla purità della devozione. Questo specchio presenterà alla vostra mente ed alla vostra intelligenza quel che sia da scegliere e quel che sia da scartare, quel che sia da eliminare e quel che sia da conservare. Ma, mentre quest’esame dev’essere continuo ed incessante, diventa pericoloso se vi rende egocentrici e interessati ai vostri sentimenti ed ai vostri desideri, più che a quelli degli altri; poiché da quest’egocentricità viene naturalmente una certa morbosità di sofferenza e di depressione. È necessario che, chi cerca il sentiero della pace, lotti contro questo pericolo. Coloro che trovano la verità, per quanto esaminino sé stessi, per quanto sorveglino, interroghino e critichino le emozioni del loro Io, non debbono esser morbosi, non debbono guardare soltanto dentro di sè, ma debbono rivolgersi all’esterno con amore e attività.

Ora, quali sono le energie distruttrici che legano, che restringono, che limitano? Collera e irritazione, gelosia e odio legano e così sono anche i nostri fastidi, le nostre invidie, la nostra egocentricità; tutte queste emozioni limitano, legano e distruggono.

Dall’altro canto, c’è una sola energia costruttiva che può moltiplicarsi in molte, ed è l’amore. L’amore, nella sua forma più umile si trova negli animali come negli uomini, ma da quest’amore nasce la devozione, che è l’amore nella forma più alta, che è impersonale, pura, forte e serena. Nello sviluppare quest’amore altissimo si passa dalle tenebre alla luce, dall’irreale al reale. Così, qualunque sia la forma dell’amore, anche rudimentale, primitiva e ancora allo stadio di bocciolo, bisogna afferrarla, incoraggiarla, sublimarla e purificarla, poiché l’amore, qualunque sia la sua forma, è creativo ed espansivo.

L’amore di un individuo per un altro, se pure limitato, si svilupperà gradualmente, per forza d’evoluzione, in amore della nazione, e finirà col divenire, forse, amore del mondo intero. Potete segnare da voi il suo processo d’espansione: un simile amore, se debitamente coltivato, produrrà cultura, affinamento, perché cultura e affinamento sono prodotti della considerazione per gli altri.

Senza un cuore calmo eppure vibrante, non si può intendere la fiamma che palpita sempre, che è sempre viva, che arde eternamente. Così, per produrre questo palpito creatore dell’amore, bisogna avere in sé la coscienza d’esser parte della fiamma, del mondo eterno dove è Liberazione e Felicità.

Krishnamurti, in cerca di questa Felicità e di questa Liberazione che attende tutti ugualmente, viveva un tempo nella valle dove per molte vite fu schiavo delle emozioni, dei desideri, dei bisogni del solo corpo fisico. Poiché, nel progresso verso la vetta, quell’individuo doveva provare, doveva esperimentare, doveva raccogliere i frutti di ciascuna emozione, di ciascun dolore, di ciascun piacere, per arrivare compiutamente alla mèta. Ma con l’andar del tempo, con la sofferenza, con desideri più intensi, egli divenne schiavo delle emozioni, fu travolto in un turbine di desideri e di brame ardenti, e rimase in tale stato per molte vite; ma, gradatamente, come la primavera viene dopo un inverno opprimente, egli cominciò ad accorgersi che Felicità e Liberazione potevano giungere a compimento solo con la sottomissione e con il dominio del corpo fisico e delle emozioni e che, a questo scopo, era necessario sviluppare la mente, perché la mente è la guida che domina e dirige. Vita dopo vita, egli cominciò ad accumulare esperienze nella mente, come si accumula grano in un granaio. Come un edificio si costruisce pietra su pietra e a poco a poco, con travaglio, con lotta, con fatica, con energia e immaginazione creativa, così egli cominciò con l’esperienza, a costruire nella sua mente, l’edificio che doveva portarlo alla dimora dell’Amato. E costruendo quest’edificio, perfezionando i suoi esseri, il fisico, l’emozionale e il mentale, armonizzandoli e dominandoli grado a grado, egli poté udire quella voce che è la voce dell’esperienza, che è l’intuizione, che è la voce di tutta l’umanità; poiché il risultato dell’esperienza, quando le sue lezioni sono imparate, è il medesimo per tutti. Come un torrente, che al suo nascere è esile e insignificante, raccoglie, man mano che scorre, maggiore abbondanza d’acqua e riceve in sé altri piccoli torrenti, finché diviene un fiume dal possente muggito e giunge al mare, così Krishnamurti raccolse esperienza, a poco a poco, di vita in vita e, per piccolo e insignificante che fosse sul principio, con le sue lotte, le sue aspirazioni, le sue gioie, la sua devozione e la sua energia, potè divenire un fiume possente e giungere all’Amato. Così furono uniti il principio e la fine, la notte e il giorno. Benché al principio egli fosse una persona da nulla, giunse a vedere l’Amato e così a potersi perdere in quella coscienza, in quella fiamma, in quella Liberazione, in quella Felicità.

Per giungere alla Liberazione ed alla Felicità, che è la mèta di tutti e il termine di tutti, coloro che la ricercano debbono comprendere, debbono imparare a padroneggiare, a dominare, ad allenare la loro mente. Molti si affannano per mantenere il corpo fisico bello, giovane, vivace, energico ed elastico, ma, poiché la mente non si vede, non le prestano la stessa attenzione. Ma chi vuol giungere alla Liberazione, chi vuol comprendere quella Felicità, chi vuol essere unito con l’Amato e vuol dare Felicità e Liberazione agli altri, deve imparare ad impiegare molto tempo e molta energia a crearsi una mente grande e calma, una mente padroneggiata e quindi elastica, flessibile, non ristretta e vincolata; una mente tesa a comprendere, affinata e coltivata; e l’esperienza di molte vite è necessaria per creare una mente simile; poiché l’intelligenza nasce dalle lezioni del dolore e della sofferenza, delle aspirazioni e dei desideri immensi: l’intelligenza che discrimina, sceglie e guida. Per giungere alla Liberazione, la guida dev’essere la mente e non i desideri o le emozioni del corpo fisico. Poiché la mente crea o distrugge, continuamente, per proprio conto, senza riguardo all’essere fisico e all’emozionale, finché non è armonizzata con questi, non coltiverà l’intuizione; e il più alto proposito della mente è lo sviluppo di quest’intuizione, che guiderà l’essere intero di vita in vita.

Poiché la mente ha un lato costruttivo ed uno distruttivo, consideriamo il primo. La mèta e il termine di tutti, senza riguardo all’indole, alla nazione o a qualsiasi altra cosa, è la Liberazione e la Felicità; e nello sviluppo del lato creatore della mente sta la comprensione della mèta. Perciò chi vuol esser liberato, chi vuol comprendere quella felicità, deve studiare e comprendere tutte le facce della vita e non una sola. Nell’aiutare gli altri a toccare Liberazione e Felicità, dobbiamo considerare tutte le forme della vita: religione, politica, scienza ed arte. Ogni essere umano, del paese più lontano come del nostro, desidera giungere alla Liberazione e alla Felicità e qualsiasi forma può essere la sua via per toccare la mèta. Chi vuol aiutare veramente e durevolmente gli altri deve trovare la via lungo la quale ciascuno di essi può esplicar meglio le sue energie creatrici.

Dal lato distruttore della mente (poiché, fin che non è giunto allo stadio della Liberazione, ciascuno ha in sé questo come l’altro) è l’intolleranza. Se non si capisce che la Liberazione e la Felicità è la mèta, il termine di tutti, nasce l’intolleranza e dall’intolleranza nasce la critica e un senso di superiorità. Ma quando si capisca che il termine dell’uomo è la Liberazione, come il termine del fiume è l’oceano, non ci sarà più intolleranza, né critica, né odio, né senso di superiorità.

Un altro lato distruttore della mente è l’esagerazione dell’importanza dell’Io separato, di quell’Io che naturalmente, nel periodo in cui si sale dal piano alla vetta, è glorificato e diviene sempre più possente, ma finisce con l’essere distrutto diventando parte dell’Eterno, dell’Amato, parte di quella fiamma. Finché non ci si rende conto di questo, l’importanza, l’esagerazione dell’Io esiste in tutti e da questa nasce l’orgoglio indivi­duale, che è distruttore, poiché dà vita alla crudeltà, alla crudeltà mentale della superiorità, dell’indifferenza, da cui a sua volta nasce l’arroganza, l’orgoglio di razza, di casta, l’orgoglio della ricchezza, della cultura, della raffinatezza. Così, chi vuole sviluppare il lato costruttore della mente, deve capire che la Liberazione, la Felicità è la mèta unica e che l’intuizione sola aiuta a lavorare per essa.

Per sviluppare questo lato creatore dell’intelligenza, ci vuole solitudine, ci vuole tempo per pensare, per raccogliere; tempo per la contemplazione, per il sogno, per la meditazione. Bisogna imparare a padroneggiare la mente, a farla attiva ed allo stesso tempo sottomessa e, quando l’unione dei tre corpi sarà completa, allora la voce dell’intuizione vi guiderà per sempre, conducendovi alla Liberazione e alla Felicità. Liberazione e Felicità saranno creazione vostra individuale; benché, una volta che siano toccate, tutti si fondano insieme, benché tutti siano uniti dal momento che le creano; la scoperta del Regno della Felicità e della Liberazione è sforzo ed energia individuale, ma una volta scoperto questo Regno, ci s’incontra con tutte le genti del mondo che lottano per la conquista e che l’hanno compiuta. Così, mente, cuore e corpo, se sono uniti, si uniranno col Diletto, con l’Eterno, con quella fiamma di cui l’individuo è la favilla.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Krishnamurti, Misticismo e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...