KARMA, IL BENE PER IL BENE

13 - 30 settembre 2014 copia

Tratto dagli insegnamenti di Krishnamurti del periodo tra il 1927 e il 1929.

KARMA

Ho già detto come la liberazione e l’apertura della porta che conduce al Regno della Felicità sia per tutti, e non per pochi eletti; e come il raggiungimento e l’adempimento della liberazione venga soltanto con la cessazione assoluta di qualsiasi creazione di Karma. Poiché il Karma forza ciascuno ad abitare, una vita dopo l’altra, la casa della carne, e il karma è la ruota sulla quale, una vita dopo l’altra, un essere umano è legato; ruota che egli stesso fa girare con l’energia della propria volontà e del proprio desiderio. Così, chi desidera la liberazione, deve in primo luogo considerare la propria posizione riguardo alla rotazione invisibile di quell’eterna ruota che si chiama vita e morte. Per non abbracciare più quella ruota, per non baciarne i raggi che sono tormento, ansia e dolore, dobbiamo imparare che la creazione del karma è in potere nostro, è nelle nostre mani, come pure l’arresto della ruota.

Finché la ruota invisibile gira, non c’è pace, non c’è tregua, non c’è luogo ove sostare; è un continuo affannarsi, un’ansia continua, una continua creazione di Karma, una lotta che si brotrae vita dopo vita. In una vita un uomo può essere un mendicante, ma per le sue buone azioni, per la nobiltà della sua vita, per il fervore della sua devozione ai grandi ideali, può rinascere nel palazzo dei re, vivendo negli agi, vestito di perfezione e circondato d’affetto. Poiché chi sale può cadere (la ruota della vita e della morte non ha favoriti) e chi cade può salire. Incessante è questa ruota della vita e della morte; e si ferma soltanto per chi ha capito quel che sia la liberazione ed ha aperto le porte che conducono al Regno della Felicità.

Finché un uomo non uccide, non annichila l’io, ci sarà Karma; poiché l’io è la causa del Karma, ma se si distrugge quell’io, quell’Io che dice: “Io ero, io sono, io sarò”, allora la ruota della vita e della morte, con i suoi raggi che sono ansia, dolore, pena e gioie passeggere, si ferma, e voi diventate il Maestro, colui che ha toccato la liberazione, che ha toccato il Regno della Felicità. Finché non siete giunti a questa liberazione, finché non avete distrutto l’Io, siete come l’uomo che semina il suo grano – sia esso frumento, sesamo, o qualsiasi altro grano; – lo semina, e lo miete alla stagione seguente; quel che ha seminato, miete; e quel che non ha seminato, non lo può mietere. Tale è la persona che crea il Karma; poiché quel che semina, miete: i suoi pensieri ignoranti, i suoi sentimenti folli, e le sue folli azioni, creano le erbacce in mezzo al grano.

Quali che siano i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue azioni, i risultati saranno corrispondenti. E così, chi vuole giungere alla liberazione, deve non solo distruggere quell’Io, ma deve lavorare a dovere, perché le giuste azioni, i giusti sentimenti e i giusti pensieri producono l’albero, che deve proteggere ed aiutare molti altri sul cammino, sul sentiero che guida alla pace.

Quando quell’Io è distrutto, la liberazione è conquistata e le porte del Regno della Felicità si aprono. Poiché quel Regno è il Kailas, il Nirvana ed è Felicità; e chi dice che in quel Regno vi è vita, erra, e chi dice che non c’è vita, erra pure; poiché è come una fiamma che sprizza scintille, e ciascuno di voi è una scintilla, e nel momento in cui distruggete l’Io, entrate in quel regno, e il vostro essere separato si perde nella fiamma. Questa è la meta più alta che si possa toccare, questa è la Liberazione, questo è il Regno della Felicità. Se vi rendete conto di questo, vedrete che questo potere di conquistare, di spalancare quelle porte, è nelle vostre mani. Poiché io non mi posso fermare, non posso arrestare per un sol momento quella ruota che gira e gira, inevitabile e indomabile. Ma dal momento in cui riconoscete che c’è quest’immensa fiamma, che è oltre il nostro mondo, oltre qualsiasi mondo dell’essere, senziente e movente, allora la ruota del Karma comincia a rallentare, e il suo potere a decrescere, e come la fiamma cresce quando vi si aggiunge legna, così, più scintille entrano in quella fiamma, più si fa grande il suo splendore e il suo ardore. E coloro che, come me, hanno conquistato la liberazione, sono parte di quella fiamma; essi hanno distrutto l’Io, sono entrati nella fiamma dove non è vita, eppure è vita, dove non è cessazione, eppure è cessazione, ed hanno visto la Verità. Questa è la meta di ogni evoluzione, di ogni pensiero, di ogni sentimento; questa è la meta di tutta l’umanità.

Dunque, amici, voi dovete rendervi conto di questa Verità, che è eterna, che è immortale: che l’uccisione dell’Io è la distruzione della muraglia che vi tiene fuori da quel giardino, della barriera che vi tiene fuori da quel Regno della Felicità: questo è il concetto di liberazione.

Ma per conquistare la Verità, o per vedere l’Amato, o per attingere la liberazione e aprire le porte della felicità, è necessario, per chi cerca, divenire come il cristallo, puro, uguale e sereno; liberarsi dai vincoli della ruota della vita e della morte e, soprattutto, essere puro come il torrente della montagna, che viene da tutta la neve dell’inverno, chiaro come il cielo estivo senza una nube, senza un’ombra, puro e sereno.

Perché possiate giungere, fin da oggi, a questo stato di benessere mentale, emozionale e fisico, tenterò di spiegarvi la via ed i mezzi per avvicinarsi a quel cancello che porta alla pace ed alla liberazione. Per me, non c’è meta diversa dalla liberazione, e sono giunto alla liberazione; per me non c’è verità diversa da quella della liberazione dell’Io che possa condurre alla pace, e possiedo questa verità; poiché il mio Diletto abita in me, ed io sono divenuto il Diletto, vorrei rendervi simili a me. Per convertirvi nella Sua immagine, nell’immagine dell’Amato e nell’immagine della Verità, io vorrei moltiplicare le vostre forze, quelle forze che avete accumulato, alimentato ed amato attraverso molteplici vite, per mezzo dell’esperienza. E vorrei rafforzare il vostro proposito che s’è sviluppato non solo in pochi momenti, con la percezione della liberazione, ma durante il corso di molti eoni di vita, durante l’erezione di quell’edificio che noi chiamiamo esperienza e vita; e vorrei guidare la vostra determinazione in modo da fortificarvi coi vostri stessi desideri, per agguerrirvi contro la vostra debolezza, e per alimentare il vostro amore, che dev’essere l’unica caratteristica, l’unica chiara fonte che rifletterà i cieli. Vorrei anche nobilitare i vostri desideri affinché il vostro edificio sia completo, solido e ben fondato; vorrei purificare la vostra mente e il vostro cuore, perché, senza una purezza cristallina ed una grande chiarezza, non si può vedere quella meta di liberazione, quella Verità in tutta la sua pura nudità, ed in tutta la sua grandezza. Soprattutto vorrei farvi semplici, semplici come la foglia che ha vissuto molti inverni, molte primavere e molte stagioni, poiché la semplicità è il prodotto di una grande esperienza, di una grande conoscenza, di un grande proposito, di nobili desideri. Ecco lo scopo per il quale sono qui, ecco lo scopo per il quale vi siete qui raccolti.

L’altro giorno ero uscito a passeggiare nei campi; il cielo era chiaro, e sul volto della campagna era tutto un sorriso. Era un giorno senza nubi, ed ecco che, d’improvviso, una grossa nuvola è comparsa sull’orizzonte, sospinta da un turbine; ed un colombo è volato via da un albero, vincendo il vento, stridendo, inneggiando alla gioia, fuggendo le nuvole. Tale è l’uomo liberato: come il colombo egli è libero, fuori dal dominio della vita e dalla morte, più alto dei sogni e degli stessi dei, perché anche gli dei sono fra gli artigli della vita e della morte. E la nuvola è simile all’uomo non liberato, che è sospinto, cacciato ed assillato dalla ruota della vita e della morte, dalla ruota invisibile che gira e gira, creando pena e tormento. Simile alla nuvola è l’uomo non liberato, lo spensierato, l’inesperto, l’ignorante, il debole, perché non ha fissato la sua meta, è incerto del suo desiderio, è instabile nelle sue aspirazioni, è dubbioso dell’ultimo fine. Sedendo sotto l’albero, io mi sentivo come il colombo, svincolato, libero, fuori dagli artigli del vento, e di tale libertà sono certo, perché una volta entrati in quel Regno, una volta aperte le porte che mettono a quella pace che è liberazione, non c’è più dubbio riguardo alla meta, non c’è più dubbio sulle proprie forze, sulle proprie energie creative, sul proprio adempimento.

Poiché io sono giunto – non dico questo per convincervi, non per influire su di voi, non per farvi mutare d’opinione o d’atteggiamento -poiché ho ottenuto questa liberazione, ho bevuto a questa fonte di delizie, vorrei naturalmente farvi godere la freschezza, la limpidezza e la bellezza di questa visione, come l’uccello liberato dalla gabbia gode gli aperti cieli. Vorrei, se potessi, distruggere il vostro karma, poiché voi siete impigliati nel karma come un uccello preso nella rete e portato e tenuto in gabbia.

Il mio desiderio non è di forzarvi verso una direzione speciale, poiché la liberazione è il fine comune, qualunque sia il temperamento, la setta, la classe, superiore o inferiore; per chi è nato bianco o di qualsiasi altro colore: liberazione da tutte le cose – da tutte le gioie passeggere, da tutti i piaceri fuggitivi, da tutti i piccoli sentimenti – liberazione che è sicura ed eterna. Vorrei darvi quella felicità, aiutarvi a fermare per vostro conto quella ruota, ma, come ho detto prima, non posso fermare la vostra ruota di vita e di morte, ma in voi soltanto può nascere la determinazione di fermare quei raggi che sono come dardi crudeli, apportatori di pena e di piacere. Poiché il piccolo Io esistito in me per tante vite, per tante generazioni, è stato consumato dal fuoco e dall’amore del mio Diletto, io vorrei farvi parte, vorrei farvi dono di quell’amore, così che potesse prendere stanza in ciascuno di voi, così che nessun vento passeggero potesse sospingervi in una direzione che voi non desideraste seguire.

Come il mio Diletto mi ha nel suo cuore – di questo io sono certo – così voi se toccaste, quella liberazione, dovreste tenermi nel vostro cuore; dovreste tenere questa liberazione sempre splendida, sempre incantevole, sempre possente nel vostro cuore, perché non c’è altro Istruttore, non c’è altra meta, non c’è altro fine. Chi è Munto a questo fine diventa l’Istruttore, come son divenuto io. E per questa certezza che io sento, per questa felicità che io sento, per questo amore che porto in me, vorrei dare a voi che siete ancora esitanti, che siete ancora incerti, che brancolate ancora nel buio, questa certezza, questa luce che vi deve liberare. Questo è il proposito di ogni Istruttore, questo è il proposito del più grande degli Istruttori. Il mio proposito è di distruggere la barriera che divide, che separa ciascuno dalla sua meta, dal suo desiderio, dalla sua certezza; quella barriera che è opera dell’ignoranza, della meschinità, del pregiudizio. Per comprendere questo e per distruggere questa barriera che esiste fra voi e la vostra meta, fra voi e la vostra felicità, non c’è bisogno di mediatori, di interpreti fra voi e me, non c’è bisogno di dei, non c’è bisogno di templi. Tutte queste sono cose esteriori, e una volta che il vero desiderio sia nato in voi, come il profumo nasce nel fiore, non c’è dubbio, non c’è problema, non c’è ombra che oscuri la vostra visione. E per risvegliare in voi questa bellezza, per accendere quel fuoco che non sarà mai estinto da un interprete, da un mediatore che passi, da nubi che attraversino il cielo, io vorrei stabilire, vorrei ridestare quel desiderio, quella verità in ciascuno di voi, così che voi, a vostra volta, poteste diventare il liberatore, l’istruttore, ed il mondo potesse esser fatto felice. Questo è lo scopo della liberazione, questo è lo scopo dell’adempimento.

Io sono qui per costruire il ponte che deve portarvi alla meta, così che, con la vostra forza, con la vostra determinazione, col vostro desiderio, con la vostra esperienza, e con la vostra ansia di giungere alla liberazione voi, a vostra volta, possiate costruire. Voi dovete avere questo desiderio di giungere alla liberazione ed alla perfezione, di sfuggire alla ruota della vita e della morte, ma dev’essere il vostro proprio desiderio, il vostro proprio anelito, e non l’altrui; poiché se è l’anelito altrui, voi sarete simili allo spensierato, all’inesperto, all’inintelligente, e sarete sviati dai tormenti e dalle gioie altrui. Così, per annientare le ristrettezze, i limiti, le barriere che esistono fra voi e la verità della liberazione, dovete guardare alle cause, non dovete scoprire solo le ragioni superficiali, i problemi e i dubbi superficiali, ma dovete giungere alla fonte, alla radice stessa del dolore, che è l’Io. È l’Io, che impedisce di arrivare alla liberazione, è l’Io che fa da barriera, che lega, limita e nasconde lo splendore della liberazione. Fin che l’Io non sia distrutto, fin che non sia definitivamente annientato, rimane come produttore di Karma. La distruzione del Karma e la distruzione dell’Io liberano dalla ruota della vita e della morte, dalla pena e dal dolore, dalle gioie e dai piaceri fuggitivi, dal continuo mutamento, dall’eterna inquietudine. È l’Io che vi tiene in peregrinazione sulla superficie della terra, da una vita all’altra, come il mendicante da una casa all’altra, anelando alla liberazione che vi farà sciolti per sempre.

IL BENE PER IL BENE

Se vorrete occuparvi di studiare le molteplici religioni del mondo, troverete che il maggior numero di esse, se pure non tutte, pongono dinanzi allo sguardo di ogni cultore una ricompensa che lo alletti, che lo spinga a fare il bene: a praticare il bene per raggiungere il Paradiso, ad evitare il male per sfuggire all’altro regno. Vedrete che, in ogni famiglia, la madre dice al suo bimbo che egli deve essere buono allo scopo ( sempre “allo scopo”) di acquistare qualche cosa. Se farà del male egli sarà punito, se invece le sue azioni saranno buone, avrà una ricompensa. Insomma, si tratta sempre di un premio dell’apprezzamento dei meriti, oppure, contrariamente, di uno stato di sconforto e di castigo. In altre parole si dice: “se sarete buoni avrete la speranza di raggiungere il regno del Paradiso; se sarete malvagi avrete la certezza di andare al regno dell’Inferno”. In ogni caso, si mette avanti un “allettamento” al bene agire e, come a fanciulli, ci vien detto ciò che dobbiamo fare per pervenire al conseguimento. Né diversa da quella insegnata dalle religioni è la filosofia che si effettua nella vita giornaliera e che traspare dalla nostra letteratura, dalla nostra attitudine mentale e dalle opere nostre. La società, in genere, richiede da noi la pratica del bene, ed in caso diverso infligge a noi minacce e castighi.

Ed ora, simile alla fresca brezza che, scendendo dalla montagna, vada a temperare l’arsura del piano, giunge a noi una Verità nuova, una nuova concezione della Vita, un nuovo scopo, una nuova estasi, e tale Verità è la seguente: “Dovete praticare il bene per il bene medesimo” e non già allo scopo di ricavarne qualche vantaggio personale, non perché sia riconosciuto un vostro merito, non per riceverne una ricompensa, ma perché la pratica del bene è il più alto indirizzo da seguire. Pensare nobilmente, sentire nobilmente, vivere nobilmente, e ciò per il bene e per il valore della cosa stessa, costituisce la più grande verità, il più grande allettamento (se pure può esservi qui bisogno di allettamento), il più grande incoraggiamento (se incoraggiamento è necessario), il più grande stimolo, suscitando in ognuno di noi la spinta, il proponimento di fare il bene per il bene stesso e non col pensiero di un qualche avvenire che ci farà vivere felici.

Dimenticate le sette, le Società, gli Ordini cui apparteniamo; dimenticate tutte queste cose onde rendere effettivo il nostro desiderio, onde far sì che esso divenga sempre più intenso, più elevato, più perfetto: nella elevatezza, nella nobiltà, nella perfezione si comprenda il Regno della Felicità. Onde pervenire a questa certezza di intento, dobbiamo avere quella incertezza dalla quale nasce la certezza suprema. Se cerchiamo con fervore, con proposito fermo e costante, conseguiremo, diverremo Maestri della Verità, diverremo degli Dei in esilio. Dobbiamo mettere alla prova le nostre azioni, le nostre credenze, i nostri ideali, ed i nostri pensieri da questo punto di vista e da nessun altro. In altre parole, dobbiamo saggiare e giudicare i nostri pensieri, le nostre credenze, i nostri ideali in base al merito loro proprio alla luce di questa Verità e non attenerci a qualsiasi altra considerazione, a qualsiasi stimolo che possa incoraggiarci, né a qualsiasi incoraggiamento che possa eventualmente allettare uno qualunque di noi. Se le nostre credenze sono basate, fondate in modo tale da crollare alla luce di tale Verità, allora ognuno di noi deve mettersi a ricostruire la casa, spostandola sopra un terreno più solido, scavandone più profonde le fondamenta; così potremo mantenerci saldi, così il nostro edificio potrà reggersi senza puntelli, sfidando tutte le alluvioni, tutti gli uragani del mondo.

E quando, da quella incertezza, cercate di scoprire la suprema certezza, troverete che la Verità, per se stessa, è ben degna di essere acquistata a prezzo di lotte, di sofferenze, degna di essere raggiunta: e quando l’avrete raggiunta, voi creerete tutte le cose alla stregua della Verità. Attualmente, appunto perché non avete trovato la Verità, voi costruite nell’ombra dell’immagine della creazione falsa, immagine che è incerta; ma, non appena conoscerete la Verità, incomincerete a costruire nell’ombra dell’immagine della Verità.

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