LA PRIMA COSA ESSENZIALE

32 - 10 maggio 2014 copia

Se si apre in un altra scheda quest’immagine e la si osserva spostando lo sguardo sui lati, si potrà avere un illusione ottica di movimento, come se l’immagine si avvicinasse.

Tratto dagli insegnamenti di Krishnamurti del periodo tra il 1927 e il 1929.

Io so che vi è la tentazione di credere che, per il fatto di avermi ascoltato, avete raggiunto la liberazione, ma la liberazione non sta nelle mie mani per poterla dare. Io sono soltanto la porta attraverso la quale vedete la liberazione desiderata. Il potere di creare, il potere di soffrire, di godere, di esser felice è nelle vostre mani. Dal momento che riuscirete a sbarazzarvi di tutti i desideri prodotti dall’afflizione, dal dolore e dalla gioia, potrete cominciare a varcare la soglia di quella porta che conduce alla liberazione, potrete comprendere ciò che significa la liberazione; ma fintanto che sarete ancora inviluppati, ancora in preda ai vostri desideri, alle vostre passioni, alle vostre brame, siete soltanto sulla soglia di quel mondo che conduce alla liberazione. Non che non dobbiate avere dubbi, ansietà e incertezze – dovete averli, dovete esaminare tutte le cose – ma, prima di poter passare attraverso quella porta che conduce alla liberazione, dovete aver messo da parte tutte queste cose, poiché la liberazione è la via della pace, e se tuttora, come una farfalla, inseguite le illusioni, correte dietro ad una cosa dopo l’altra, cercando di scoprire la vostra felicità ed il mezzo di ottenere la liberazione, continuate tutto il tempo a creare karma non necessario, ad attraversare crucci, dolori e lotte che producono karma.

Quindi, la prima cosa essenziale è di sbarazzarsi di ogni desiderio, poichè, prima di poter giungere a quel sentiero di liberazione, che è il sentiero della pace, dovete esser liberi di voi stessi, dovete poter rinun­ziare a tutte le cose, ai vostri credo, ai vostri dei ed ai loro predicatori, e passare per quella porta che è veramente l’entrata al mondo della liberazione. Ma questo sta nelle vostre mani e non nelle mie.

Per molti anni ho vissuto in uno stato di ribellione contro tutte le cose – contro le tradizioni, le leggi, le filosofie – perché non mi soddisfacevano, non mi davano la tranquillità, la pace e la certezza; ma ora che ho raggiunto la pace, ora che sono quella pace stessa, voglio, se mi è possibile, trasmettervi, darvi quello stesso senso di certezza, quel medesimo senso di tranquillità e di pace che io ho trovato. Poiché, se non avete questo, non potrete convincere od aiutare o confortare il mondo esterno. Ovunque, ed in voi stessi, vi sono gioie, crucci e dolori transitori, meschinità e ansietà, e fino a che non avrete vinto tutte queste cose, fino a che non sarete certi di quella porta che dovete passare, fino a che non avrete assoluta fiducia nella vostra propria forza, sarete angustiati, sarete infelici e in stato di continua ribellione; e così dev’essere perché senza ribellione, senza brancolare, senza cercare non troverete mai quella porta che conduce alla liberazione.

La liberazione viene soltanto dal di dentro, non dal di fuori; e vorrei potervi imprimere questo nella mente, perché tra voi esiste tutt’ora il desiderio di convertire la gente, di plasmare le idee degli altri secondo la vostra volontà, secondo i vostri desideri speciali. Vorrei poter riprodurre me stesso in ciascuno di voi, poiché allora conseguireste la liberazione domani – anzi no, in questo stesso istante – ma disgraziatamente, per quanto gravato sia dai miei desideri, dal mio affetto, dal mio amore, non è questa la maniera. “Voi” dovete avere questo intenso desiderio di esser liberi da tutte le cose, liberi persino da me, in modo da poter andare a liberare, ad emancipare tutta la gente che è imprigionata nella rete del dolore.

Quindi, tenendo presente questo, vorrei chiedervi: Come venite, in qual modo venite a quella porta della liberazione? Poiché dovete venire con le mani piene, e col cuore e la mente colmi, e non vuoti. Per esempio, quando vi recate al tempio, quando adorate un’immagine esterna di qualche cosa di reale che è in voi stessi, quando portate i fiori, quando respirate l’incenso, siete pieni di cose esterne; allo stesso modo, quando venite a questa porta della liberazione, la vostra mente e il vostro cuore devono esser pieni dell’esperienza delle vostre vite passate, dei vostri desideri, delle vostre aspirazioni passate; dovete avere, in un certo senso, compiuto qualche cosa, in gran parte distrutto qualche cosa e lasciato indietro tutte quelle cose che avete seminato. Naturalmente, ciascun individuo impiega numerose fitte per arrivare e, quanto a me, vedo ora che ho impiegato molte vite per giungere a questa porta della liberazione ov’è pace, ov’è certezza, ove non è neppure questione della minima ombra di dubbio. Quelli di voi che desiderano giungere a quella liberazione in pochi minuti saranno disillusi; non è questione di rapidità di tempo, poiché se avete tal desiderio il tempo non esiste. Vi sono molti modi di conseguire questa liberazione, di passare la porta che vi condurrà al sentiero della pace.

Di nuovo, adopero questa similitudine della porta soltanto come un esempio – una simile porta non esiste, e non createvi nella mente una porta o qualche cosa di materiale e nemmeno un sentiero oltre quella porta. Quella porta siete voi stessi, quella porta sono io, e, dal momento che l’avete varcata, dal momento che vi siete resi conto di quella porta che sta dentro di voi, che può essere aperta da voi, avete allora cominciato a fare il primo passo. Ho desiderato questa liberazione e l’ho raggiunta perché non sono stato soddisfatto, non sono stato contento di alcuna cosa. Ho avuto i miei dolori, ho avuto piaceri, grandi godimenti, ma nessuno di questi mi ha mai appagato; né fui mai soddisfatto fino a che non trovai che la mia pace, la pace di cui il mondo è in cerca, la pace da conseguire, è dentro di me. Fino a che non mi resi conto di questo e ne acquistai la conoscenza, non mi fu possibile di sbarazzarmi di tutte le cose e in tal modo liberarmi e divenire il sentiero di pace stesso.

Così dovete venire a questa porta di liberazione, che è nel vostro cuore, che è in me e in voi – siamo tutti sullo stesso sentiero – dovete venire a questa porta ed aprirla, sia mediante l’intenso amore per quella liberazio­ne, sia mediante un ardente desiderio che vincerà tutti gli altri desideri, sia mediante un immenso dolore che non potrà mai essere soddisfatto, mai esser calmato o vinto dalla gioia superficiale, oppure mediante un’immensa gioia che prenda tutto l’esser vostro e vi faccia desiderare di condividere con gli altri quell’intensa felicità e, quando siete animati da tal desiderio, da tale brama di salvare gli altri, di dar loro quella felicità eterna, allora avete dentro di voi la capacità di entrare ed aprire la porta che conduce alla liberazione. Oppure, avendo ottenuto immenso succes­so per quanto riguarda i vostri averi, la vostra autorità e posizione nel mondo, giunti al culmine del benessere materiale, vi dite: “Vi dev’essere qualche cosa al di là, vi dev’essere una porta che mi conduca fuori da tutte queste cose materiali, in qualche cosa di più meraviglioso e più bello”. O avendo assorbito la conoscenza del mondo con tutta la dottrina che i libri, la scienza, le filosofie o la religione possono dare, cercate ancora la porta di liberazione; oppure, essendo saggi, scorgete intorno a voi immensi dolori e sofferenze e desiderate sfuggirli. Se uno qualunque di questi desideri, dominante, potente, palpita in tutto il vostro essere, allora la porta si aprirà. Ma se venite senza forza e a mani vuote, aspettando di essere guidati, aspettando che la porta di questa liberazione, che sta nel vostro proprio cuore, sia aperta per voi, vi trovate ancora nel mondo esterno ove siete dominati dal desiderio.

Quindi, dovete venire dinanzi a me, o dinanzi a questa porta di liberazione, in tal maniera, veramente ricchi d’esperienza, veramente saggi, quale risultato di tutta l’esperienza passata e, quando verrete in tal modo, realmente vedrete che la porta da voi creduta al di fuori, lontana, è dentro di voi. Essa è là, come il loto che contiene tutto il profumo, tutto il miele, tutta la gloria del mondo. Non dovete gettare soltanto uno sguardo attraverso questa porta di liberazione, che sono io, non dovete accontentarvi solo di guardarla, ma dovete viverla, divenir parte di essa. In altre parole, dovete portare in cuore questa liberazione, in modo da conseguirla e vivere eternamente con essa, come con un compagno che non si dilegua, che non muta.

Così vorrei domandarvi – e ciò si applica ad ognuno di voi – non fate questa domanda ad un altro, ma ciascuno di voi la rivolga a se stesso individualmente – in qual modo siete venuti? Con quali fiori venite a questa porta, così che il dono da voi recato sia l’espressione esterna del vostro intenso desiderio interiore di quella liberazione? E poiché nel mondo vi è tanto dolore, tanta sofferenza, tanto travaglio, quelli di noi che hanno un poco di conoscenza di questa apertura, di questa porta, devono andar fuori nel mondo e dare quella conoscenza, quella liberazione agli altri. E questo è ciò che mi fa vivere, che mi dà gioia, che mi fa andare avanti di giorno in giorno. Ora che ho trovato quella pace e quella liberazione, ardo continuamente, se mi volete credere, dal desiderio di render felici gli altri, di dare agli altri la liberazione, e di condurre quelli che sono in pena, in afflizione, in ansietà, a quella porta di liberazione ov’è pace e tranquillità, ove il sentiero stesso diviene la pace e la fine di tutto. Poiché là non esistono gradini di continua ascesa, è la fine di tutte le cose; non vi sono gradi di spiritualità o gradi di progresso; là tutte le cose cessano di esistere e ci si perde in quel sentiero di pace. Ed ogni volta che penso a questo – il che accade sovente – desidero liberare la gente, mostrar loro la porta e dar loro questa liberazione e questa pace e, poiché ho vinto, poiché ho trovato questa liberazione e questa pace, naturalmente vorrei darla anche a voi, vorrei aprire quella porta per lasciarvi scorgere, attraverso di essa, una realtà che per il momento è velata. E dovete diventare gli amanti, i discepoli di quella liberazione, di quella verità, in modo da metter da parte tutte le cose e subordinare tutto a quest’unico desiderio.

Tanto ardente dovrà essere il vostro desiderio che costringerete, piegherete tutte le cose – tutti i vostri dolori, tutte le vostre ansietà, le vostre meschinità, gelosie e collere – a quest’unico scopo. Una volta che avrete raggiunto quella liberazione – come ho fatto io -diverrete la mèta, sarete il fine in sé, poiché oltre a quello non vi è altro. Qualunque persona al mondo, che altro brama se non felicità e liberazio­ne? E una volta che avrete conseguito, tutte le cose cadranno, perché allora voi stessi sarete la mèta, i creatori, la fine di ogni ricerca, di ogni pensiero, la fine di tutte le cose. Questa è la ragione – perché ho trovato, perché io sono la mèta, io sono la liberazione, io sono la felicità – per cui desidero farne parte a voi. Vorrei farvi veri discepoli di quella liberazione, ma dovete prima avere il desiderio di raggiungerla. Per coloro che hanno tal desiderio non esistono scuole nel mondo, non vi è alcun libro scritto, poiché essi imparano tutte le cose da loro stessi. Quelli di voi che ancora esitano, che ancora brancolano, che ancora sono impigliati in questo turbine di dolore, di ansietà, di meschinità possono leggere libri, frequen­tare scuole che insegnano speciali sistemi di filosofia, che hanno cerimonie e limitazioni, ma per quelli che Vanno quest’unico desiderio di liberazione non esiste scuola di sorta. Poiché se entraste in una simile scuola perdereste voi stessi e il vostro desiderio e per di più produrreste una rivoluzione in quella scuola, perché non siete ossequenti all’autorità, non assoggettati alle idee degli altri. Dovete avere il desiderio che esamina tutte le cose, che distrugge tutto quello che sta tra voi e la liberazione.

Poiché ho trovato Liberazione e intensa felicità, poiché sono il Sentiero di Pace, voglio che gli altri entrino in quel Sentiero. Poiché amo realmente, poiché ho l’intenso desiderio di redimere la gente, di salvarla dai suoi dolori, andrò attorno insegnando, andrò peregrinando sulla superficie della terra.

 

Riflessione:

Cambiare il proprio modo di vedere le cose, e trovare quindi la propria pace, potrebbe anche voler dire di dover completamente rinunciare al comunicare quel che si pensa, può voler dire anche di non essere più in grado di dialogare con gli altri, e quindi di non poter in alcun modo aiutare gli altri, dandogli ciò di cui realmente avrebbero bisogno. Per non entrare in conflitto con il modo comune di vedere le cose, si dovrà necessariamente essere falsi, la sincerità non farebbe altro che scatenare dei conflitti insanabili. Sapere come stanno realmente le cose, il fatto d’essere giunti a una chiara e inequivocabile rappresentazione della realtà, dove tale rappresentazione, è parte della realtà stessa, questo non vuol dire che ci si possa permettere l’imprudenza di comunicare e valutare le situazioni in base a questa rappresentazione, per questo motivo l’essenzialità della pace implica anche l’essenzialità della solitudine, una condizione che però agli altri risulterà come anormale, difettosa, e quindi bisognerà anche accettare il fatto che gli altri ci considereranno degli isolati, degli asociali, e non delle persone in grado di vivere in pace con sé stesse. La vita sociale si svolge esclusivamente sul piano del conflitto, della competizione, per cui si considera funzionale soltanto la voglia di lottare per affermarsi nella stessa lotta, l’idea che si possa non desiderare questo tipo d’ impegno, non verrà mai percepito positivamente da coloro che sono coinvolti nella logica conflittuale. Dev’essere altrettanto chiaro, che una volta che si è socialmente isolati, non si può più svolgere alcuna azione che possa realmente cambiare la società, anche il solo esempio del proprio essere in pace, verrà giudicato come una condizione di patologica debolezza. Allora la domanda è: dopo che avremo raggiunto questa condizione di pace interiore, quando saremo pacificamente essenziali nel nostro rapporto con l’esistenza, come potremo gestire il senso di frustrazione che deriverà dall’incomunicabilità con gli altri? Se siamo in pace, e conosciamo le ragioni di questa condizione, ma al contempo ci rendiamo conto di non poter spiegare e comunicare queste ragioni, a coloro che sono coinvolti nella logica del conflitto, che credono fermamente alle ragioni di tale conflitto, potrebbe questo senso di impotenza turbare la nostra stessa pace interiore? In altre parole: può la pace essere una condizione soltanto personale, si può dire d’essere veramente in pace in uno stato di isolamento? Anche se abbiamo compreso a fondo il messaggio di Krishnamurti, e lo abbiamo fatto nostro, questo non vuol dire che siamo Krishnamurti, che abbiamo la stessa missione da compiere, non vuol dire che troveremo una qualche organizzazione che ci supporti in tale missione, e non vuol dire neanche che qualcuno ci darà ascolto e non ci prenderà per pazzi, non avremo l’autorevolezza per farci ascoltare, e quindi ci troveremo isolati e giudicati negativamente, e in questo modo non potremo aiutare nessuno, non potremo incidere in alcun modo sul destino dell’umanità, ma il destino dell’umanità sarà anche il nostro destino, a meno che non vogliamo credere di avere un nostro destino a parte e indipendente da quello degli altri, in effetti molti credono questo, credono d’essere speciali e in qualche modo superiori agli altri, e con questo loro senso di superiorità entrano in conflitto disprezzando gli altri. Non è questa la pace di cui parla Krishnamurti, trasferire il conflitto anche nella ricerca della pace è una cattiva abitudine molto diffusa, ma se si sono trovate le ragioni della vera pace, si può per amor di pace continuare a far finta di credere alle ingannevoli ragioni del conflitto? Evidentemente no, allora questo vuol dire che si è costretti a entrare in conflitto con gli altri, pur rimanendo in pace con loro e con sé stessi. La soluzione consiste nello spostare l’attenzione sugli errori e non su chi li commette, sono le idee sbagliate che vanno sistematicamente confutate, e non la credibilità e la dignità di coloro che incoscientemente le veicolano, e anche così facendo, il conflitto si genererà ugualmente, perché gli altri sono identificati con le loro convinzioni errate, e si sentiranno personalmente aggrediti da ogni confutazione, ma a questo tipo di conflittualità non si potrà rinunciare per amor di una falsa pace, la pace della paura e dell’ipocrisia. Quindi esiste un lottare anche di coloro che non riconoscono valide le ragioni della lotta, sarà un lottare rimanendo in pace.

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