IL REGNO DELLA FELICITA

11 - 30 settembre 2014 copia copia

Tratto dagli insegnamenti di Krishnamurti del periodo tra il 1927 e il 1929.

Per me non c’è che un fine nella vita: pervenire al Regno della Felicità, insito in ognuno, e che può solo essere raggiunto attraverso l’abbandono, o la rinuncia, o la conquista del mondo fisico. Troverete, ovunque andate, che gli uomini cercano la felicità perma­nente, senza fine, eterna, ma sono presi come pesci in una rete – in una cattiva rete – dalle cose transitorie che li circondano, da ciò che chiamia­mo inquietudini, dalle attrazioni, antipatie, odii, gelosie, da tutte queste cose meschine che legano. È come se fossero in un giardino pieno di fiori: ogni fiore cerca di espandersi, di vivere e dare il suo profumo, la sua bellezza, i suoi desideri, di mostrare al mondo il suo pieno sviluppo. L’uomo nel processo di espansione, di raggiungimento, nello schiude­re se stesso, si perde nell’esteriorità. Quindi sorgono le complicazioni, perciò egli deve distinguere, fin dal principio, ciò che è essenziale da ciò che non lo è. Ora, avendo per il momento stabilito come premessa questa ricerca generale della felicità, guardiamoci intorno per vedere che cosa sia la felicità.

Ognuno, chiunque sia, Indiano, Buddhista o Cristiano, è legato dalla propria particolare religione, perché ogni religione proclama che fare il bene conduce al Cielo ed il male all’Inferno. Ma ciò che chiamiamo bene o male, non esiste: solo esistono ignoran­za e conoscenza; quindi il raggiungimento della conoscenza, della perfezione, della verità, sta in ognuno di noi, e per arrivarci è necessaria l’esperienza. Nell’accumulare esperienza non dobbiamo mai dimenticare il fine, che è il fine di tutti, tanto se apparteniamo ad una qualunque religione od a nessuna: lo scopo finale della vita è l’adempiersi della felicità, il raggiungerla mediante la liberazione del proprio sé da tutti i desideri meschini, da tutto ciò che lega, da tutte le restrizioni. Una volta ammesso che lo scopo della vita è quella liberazione da ogni desiderio, la quale culmina in un desiderio fondamentale – che è la vera felicità – vedrete come la ricerca umana della felicità, attraverso le cose transitorie, sia in un certo senso necessaria.

Questa felicità esiste, lo sappiamo. L’abbiamo vista nella pace, nella grande immagine di una meravigliosa visione; abbiamo avuto tale felicità in noi e non ne potremo mai dubitare. Se ammettete che la vita esiste per raggiungere la felicità, dovete mettere da parte tutto ciò che non serve per il suo raggiungimento. Il mio compito, stasera, non è di stabilire delle regole, dei dogmi, o dei credi, ma di indicare la meta dell’umanità, per l’artista come per lo scienziato, per coloro che appartengono ad una religione come per quelli che non ne hanno; la felicità, la felicità liberatrice, è la meta di tutto il genere umano. Per trovare la felicità, per raggiungere la liberazione, desiderate da ognuno di noi, dobbiamo prima stabilire che questo regno, questa dimora, questo giardino, esistono in noi stessi, in ciascuno di noi. Non esiste alcun Dio esterno che ci obblighi a vivere nobilmente oppure in basso modo, non c’è che la voce della nostra coscienza, che ci dà il criterio per pesare sulla bilancia le cose che son giuste o sbagliate.

Se osservate uno scultore al lavoro, vedrete come, a poco a poco, con argilla leggera, riempiendo le cavità, egli crei un viso pieno di vita. Così nell’esistenza umana, il processo di accumulare esperienze, vita dopo vita, c’insegna ad udire la voce interna che ci guiderà. Vi sono, in ognuno, tre entità separate: la mente, che può essere paragonata ad un fiore; le emozioni, che sono come l’acqua datrice di potere, esistenza, vitalità e profumo al fiore, e il corpo, simile al vaso che contiene il fiore. Se immaginate che tutti avete in voi queste tre entità occupate a cercar di creare e perfezionarsi per conto proprio, vedrete come subentri sempre della disarmonia, quando non c’è l’assoluta unione fra di esse. Così troverete che per stabilire armonia, comprensione, sintesi, sim­patia d’intesa, fra le tre entità, è necessario vi sia uno scopo nel quale tutte e tre si accordino. Perciò, la prima cosa che dovremmo controllare è il corpo, perché è la base, perché desidera funzionare per suo conto e interferire nel lavoro delle altre due. Quindi, dobbiamo imparare gradatamente ad allenare il fisico, a controllarlo ed a farlo obbediente alla mente ed alle emozioni. Ognuno di voi sa benissimo che il corpo dovrebbe essere controllato e dominato, ma non tutti sanno che esso è un’entità separata, con aspirazioni e desideri propri e che dovrebbe essere messo in armonia con gli altri due corpi. Similmente con le emozioni: per raggiungere la felicità eterna e illimitata, dovete avere emozioni impersonali. Perciò dovete amare, ma amare impersonalmente, perché se avete degli affetti che legano, limitate voi, i vostri affetti e la vostra vita, e ne risulta sempre una creazione di Karma.

Karma significa che ogni azione, ogni pensiero, qualunque siano, portano il loro frutto, e fino a quando esiste Karma, non potete raggiun­gere l’assoluta felicità alla quale alludo.Viene quindi la mente, che è la guida, che pesa e bilancia, che critica sempre, investiga, prova ed è capace di esaminare e di distinguere. Mente, emozioni e corpo, devono essere in assoluta armonia, in assoluta unione; allora stabilirete in voi stessi quella voce che sarà la vostra vera guida. Tale guida viene chiamata intuizione ed è in se stessa il compimento, il fine, cioè Dio – se posso usare simile parola. Questa voce è il risultato dell’esperienza. Dovete avere esperienza per coltivare quella voce, per renderla potente. Ecco lo scopo dell’esperienza e non il vano piacere che può derivarne. Quando la voce è abbastanza forte, quando essa è il risultato di passate esperienze accumulate viene obbedita e voi stessi diventate quella voce, allora sarete Dio. Poiché non v’è un Dio esterno, ma soltanto il Dio reso perfetto attraverso le vostre proprie esperienze.

Per molti anni, forse per molte vite, ho cercato ed ho chiesto costan­temente di trovare la Verità. Poiché tutto ciò che si possiede di oggettivo, in forma tangibile, va distrutto e perdiamo noi stessi; ci perdiamo nelle cose transitorie mentre siamo in cerca dell’Eterno. Per trovare il Regno della Felicità, per svegliare quel Dio e dargli potere, si deve mettere da parte ogni cosa per cercare la verità. Vedrete così come la Vita sia Una in tutti gli individui, perché in ognuno c’è una scintilla, dormiente o risvegliata. Con lo stabilirsi del compimento e della pace individuale, seguono anche la pace ed il compimento del mondo. La determinazione, il modo di raggiungere questa felicità, di guadagnare questa liberazione è nelle vostre mani. Non sta nelle mani di un Dio sconosciuto, o nei templi o nelle chiese, ma in voi stessi. Perché templi, chiese e religioni legano e voi dovete essere al di là di tutti i sogni di un Dio, per poter raggiungere la liberazione. Così, per raggiungere il Regno della Felicità in voi, dovete aver forza, coraggio e conoscenza, per distinguere ciò che ha fine da ciò che è permanente. Vedete, dunque, che dovreste rendere la vita molto semplice,senza tante complicazioni, tanti bisogni, tanti desideri. Vi dovrebbero essere meno dei, meno templi, non perché siano cattivi o buoni, ma perché in voi sta il potere di Dio, in voi stessi è il Regno della Felicità, nel quale vi ritirerete per costruire la vostra propria immagine di felicità e di eternità. Così troverete che gli dei adorati esternamente, non danno forza sufficiente, non danno vitalità bastevole all’uomo, che desidera stabilire la verità permanentemente. Essi possono forse, con la vostra adorazione, col vostro amore, darvi una soddisfazione momentanea, ma non stabili­ranno mai la verità alla quale mirate. Quando una persona da voi amata è rapita dalla morte, nessun Dio può colmare la separazione. Ma se siete capaci di unirvi alla persona perduta, non v’è più alcune necessità d’un mediatore. Per stabilire quest’unione, l’unico aiuto che potete dare è la distruzione dell’entità separata, dell’essere separato che chiamiamo “Io” o “me stesso”.

Così vedrete fin dal principio che, nello stabilire l’armonia fra i tre corpi, la distruzione del senso di separatività è essenziale. Perché, se il sé non è vinto, con i suoi particolari desideri e con le sue volontà individuali, crea sempre del Karma e ne risulta miseria e continui cambiamenti. Quelli che desiderano questa felicità senza fine, questo risveglio di Dio in ognuno, devono lasciar da parte ogni cosa, rinunciare a tutto: alla loro religione, al loro Dio, ai loro genitori per cercare la Verità. Se volete l’acqua che calmerà la vostra sete, che vi libererà da ogni cosa, abbandonate tutto salvo l’Eterno. Nel lasciare da parte l’impermalente, il transitorio, il fuggevole ed il passeggero, raggiungerete l’Eterno, il permanente, il senza fine. Poiché nel permanente vi è l’unica felicità, vi è l’eterno, la verità. Nel permanente è stabilito, reso visibile, l’unico Dio del mondo: il vostro sé purificato.

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