L’ottimismo infondato, è la facile conquista dei negazionisti superficiali

07 Facebook, il grande masturbatore sociale.

Quella che segue, è la trasposizione di un dialogo realmente avvenuto su facebook, a partire dai commenti relativi a una foto condivisa, recante un motto di presunto buon senso, come quelli che innumerevoli vengono condivisi, e quindi divulgati su questo social network. I due principali partecipanti a tale conversazione, li abbiamo rinominati: il signor Impersonale, e la signora Identitaria. Al testo originale sono state aggiunte, ad intercalare, alcune note di riflessione.

Il soggetto impersonale in realtà non può esistere, l’impersonale rimane l’immanifesto dove non c’è ne relazione ne comunicazione. In questo testo il signor impersonale viene proposto come un identità paradossale, che serve a focalizzare l’attenzione sulle cose dette e non su chi le dice. Quindi l’identità del signor impersonale, è uno strumento di ascolto e comunicazione delle idee, senza che il comunicante desideri identificarsi con i contenuti della comunicazione, ma in presenza di un soggetto comunicante, non è comunque possibile che questi non interferisca nella comunicazione, l’importante, è che di questo processo si rimanga consapevoli, in modo che l’identità rimanga uno strumento utile e non una trappola che origina conflitti. La differenza tra il signor impersonale e la signora identitaria, consiste nell’essere consapevoli oppure no della pericolosità del processo di identificazione, è come essere consapevoli della pericolosità del fuoco, circostanza che consente di adoperarlo utilmente controllandone il potere distruttivo.

Questo video contiene la trasposizione audio del testo che è stato pubblicato di seguito in questo articolo.

link condiviso

Frase scritta sulla foto condivisa — “Le ragazze facili sono la conquista dei falliti.”

Commentatrice di passaggio — Vero!

Identitaria — Ecco..appunto…

Impersonale — Invece quelle difficili sono la vana speranza dei fanatici.

Identitaria — Fanatici, in che senso?

Impersonale — Fanatici sono coloro che mal spendono la loro determinazione e volontà, nel perseguire obbiettivi che credono indispensabili, ma che in realtà non lo sono necessariamente.

Identitaria — …..e non pensi che, chi definisci “fanatico” , possa semplicemente essere un uomo innamorato?

Impersonale — No non lo penso affatto, perché mai costui preferirebbe innamorarsi di una difficile? No, non credo che si tratterebbe soltanto d’amore, ci sarebbe anche del fanatismo.

Identitaria — … Ma non è che quando ci si innamora si possa scegliere in base al fatto che una donna ( o un uomo ) sia difficile !!!! … Ci si innamora e basta…

Non è un sentimento “gestibile”….ti succede !!!

Impersonale — Si, ma se uno guarda caso si innamora di una difficile, sarà anche perché avrà la tendenza a complicarsi la vita più del necessario.

Identitaria — … non so’ cosa intendi tu per “difficile”….ma…da “donna difficile”, come intendo io, ti posso dire una cosa : A volte l’essere difficile è dato anche dal tipo di educazione ricevuta, dal carattere…..possono essere vari i motivi. Certo è che se una donna difficilina trova l’anima gemella…beh ! credimi che è in grado di donare anche la sua anima… l’essere una donna difficile non è negativo….siamo semplicemente donne che danno tanto a chi pensiamo sia davvero meritevole…tutto qua..

Nota di riflessione.

Qui si comincia a delineare la contraddizione di fondo del pensiero comune, dove si pretende che l’amore debba sottostare al merito, quindi si ama qualcuno a condizione che sia meritevole, insomma, non è gratis, c’è una trattativa di mercato che determina il valore espresso in gradi di amabilità.

Impersonale — No infatti, per una donna essere difficile non è un fatto negativo, è per l’uomo che dei problemi possono insorgere, quando questi concede alla donna il potere di giudicarlo, cosa che poi è un retaggio del mondo animale e della competizione per la selezione della specie necessaria all’evoluzione, nella dimensione umana questi stessi meccanismi possono essere catastrofici.

Identitaria — …La donna ha lo stesso potere di “giudizio” che ha l’uomo…. Premesso questo….una persona non va mai “giudica”…Se, come dici tu, lo permette…beh…anche in questo caso dipende dal perché lo permette… Ciò che, in sintesi, voglio dire è che…ogni persona è diversa dall’altra….migliaia di testoline e stra-migliaia di pensieri diversi… La cosa andrebbe vista caso per caso… Non credo si possa generalizzare..

Nota di riflessione.

La signora Identitaria, aveva appena finito di dire, che l’uomo dev’essere meritevole dell’amore della donna, il che implica la necessità che la donna lo giudichi.

Adesso viene fuori che nessuno dev’essere giudicato, e immediatamente dopo, si dice che tutti vanno giudicati caso per caso. Insomma. Bisogna giudicare o non si deve giudicare? L’amore è gratis, o si deve pagare un prezzo in termini di merito, e quindi si deve sottostare a un giudizio?

E poi dicono che i giovani sono confusi e disorientati…

Impersonale — No, è diverso: le donne giudicano gli uomini, per selezionare quelli più adatti per affidabilità relativa al progetto procreativo. Gli uomini giudicano le donne su altri parametri, sono due livelli di giudizio che raramente possono conciliarsi, per cui alla fine, è l’uomo che nella coppia si assoggetta al giudizio della donna. A volte va bene a volte purtroppo no.

Identitaria — … non sono d’accordo… Può basarsi su fattori diversi, certo, ma la scelta la fa’ tanto l’uomo quanto la donna..e poi considera il fatto che, una donna può scegliere un uomo ok…ma questo può anche dire un bel “NO GRAZIE !!!” ……Ovviamente questo, vale per ambo i sessi…. Quindi come vedi è tutto relativo…e poi … ma che brutta sta cosa…del scegliersi per uno “SCOPO” e non per “AMORE”. Mi auguro davvero che siano più le unioni” per amore che per altro !!!!

Nota di riflessione.

Le scelte si basano sul giudizio dei meriti, i meriti si stabiliscono in relazione a dei progetti, quindi non ci si innamora delle persone ma dei loro meriti relativi a degli scopi. La signora Identitaria dice: “ma che brutta sta cosa, del scegliersi per uno “scopo” e non per “amore”.”. Quindi l’amore sarebbe un sentimento indipendente dagli scopi, però ci si innamora in base al giudizio dei meriti, e la donna difficile sceglie soltanto l’uomo meritevole. Sinceramente, non ci si capisce un cazzo.

Impersonale — Si va beh, se vogliamo parlare di come le cose dovrebbero stare, possiamo immaginare anche il paradiso in terra, ma la realtà è fatta di coppie problematiche, che il più delle volte danno origine a comportamenti auto distruttivi, con depressioni, ansia, attacchi di panico, con uomini e donne ridotti a vivere come degli zombie a forza di psicofarmaci e inutili psicoterapie. Mentre purtroppo, in alcuni casi assistiamo anche allo scatenarsi della violenza, soprattutto da parte degli uomini, ma non solo, con tutte quelle tragedie che si verificano nelle coppie in crisi. La norma attualmente, è una condizione di inutile sofferenza, che nasce dall’idea sbagliata che la vita di coppia sia una necessità umana, mentre la coppia che funziona, è un fatto così raro a vedersi da poter rappresentare l’eccezione che conferma la regola.

Identitaria — …………Ma per carita’ di Dio !!!!!!!!!!!!!!! Che visione pessimistica !!! Credimi, che la relata’ non è solo questa… Io ti auguro davvero di ricrederti… Quando incontrerai la persona giusta capirai… Ci sono anche famiglie felici eh !!!! RICORDALO !!”

Impersonale — No, quelle che sembrano famiglie felici sono soltanto inconsapevoli, sono felici come i matti e gli incoscienti, e il mondo gli sta crollando addosso. La realtà non è ne una visione pessimista ne ottimista, è quello che è, e basta, quindi si tratta d’esser seri e guardare con attenzione a ciò che accade nella realtà.

Identitaria — Appunto !!! la relata è quella che è…ne’ ottimistica ne’ pessimistica…quindi….ti contraddici !!!! a maggior ragione quando dai dei pazzi incoscienti alle famiglie che sono felici !!! ….Io non conosco te, ne’ le tue esperienze di vita….posso però dirti che io sono nata e cresciuta in una famiglia semplice…e sia io che mio fratello eravamo due bambini felici e sereni…e i miei genitori si sono amati tantissimo, anche durante gli 8 anni di malattia del mio papa’…innamorati fino a quando papà ci ha lasciati… Sinceramente mi dispiace che tu la pensa a questo modo… Se i giovani, come mi pare sia tu, la pensassero tutti come te……………addio famiglie future !!! Sembra quasi che non ci sia speranza !!!! ma per carita’ !!!!

Nota di riflessione.

La signora Identitaria, parla di contraddizione mentre si contraddice, quindi strumentalizza il concetto della realtà che non è ne ottimistica ne pessimistica, per affermare l’esigenza di una visione ottimistica, e immediatamente dopo giudica negativamente, come atteggiamento pessimistico, il tentativo del signor Impersonale, di fare una distinzione realistica tra l’ottimo e il pessimo, nella realtà contemporanea, che ad esser veramente seri, è evidentemente tutt’altro che ottima. La necessità di comprendere i problemi, nasce dal fatto che i problemi ci sono, se invece vivessimo in mezzo a persone felici e contente, allora sì che non ci sarebbe nulla da capire, non ci sarebbe nessun problema da risolvere. L’impegno per capire e trovare l’origine dei problemi, per risolverli, rappresenta forse un atteggiamento di pessimismo? No che non lo è.

Impersonale — Ma è vero che il futuro non c’è più, questa non è una percezione, è un fatto, come specie ci stiamo condannando all’estinzione, magari se riuscissimo a rendercene conto troveremmo anche il modo di cambiare radicalmente mentalità, e uscire quindi dalla logica della competizione e della selezione, che nella dimensione umana genera conflitti distruttivi. Se invece vogliamo continuare a credere nei miti e nelle leggende consolatorie, con i quali il sistema culturale fino ad ora si è retto, allora non esiste alcun futuro ancora possibile. Non nel al di qua almeno, nell’aldilà chissà.

Identitaria — oh mamma !!!! …..spero, con tutto il cuore, che tu sia più unico che raro !!! Io continuo e continuerò ad essere fiduciosa e ottimista…

Commentatore di passaggio — Le ragazze serie, la vittoria dei cornuti !!!!!

Impersonale — È proprio questo ottimismo infondato il problema del nostro tempo.

Identitaria — Ma tu non conosci la mia vita, non puoi certo affermare che sia infondato….

Di solito le cose che dici tu…le dicono le persone che non hanno obbiettivi da raggiungere… altrimenti si impegnerebbero nell’ottenere ciò che vogliono. E’ anche vero che..è una questione di carattere… infatti bisogna essere TOSTI per arrivare a ciò che si vuole, nonostante gli ostacoli che si possono incontrare….

Impersonale — “Di solito…”

Forse non ci siamo spiegati bene: è cosa certa che viviamo in un contesto, dove tutti gli sforzi personali e collettivi, sono inconsapevolmente, chiaramente e sicuramente finalizzati a determinare, quella che la scienza ha già definito, come la sesta estinzione di massa dell’antropocene. Ora, se ci si è resi conto a ragion veduta, sulla base di ragionamenti relativi a dei fatti accertati, di vivere all’interno di un campo di battaglia, in una guerra che mai nessuno potrà vincere, e che non ha nessuna ragione d’essere, in tale contesto, e in riferimento a tale inutile guerra, si possono ancora avere degli obbiettivi da raggiungere? Si possono ancora ragionevolmente concepire delle motivazioni per continuare a combattere nell’infuriare di questa folle battaglia?

Nota di riflessione.

Anche mettendo da parte la questione dell’estinzione di massa, che a qualcuno potrebbe sembrare un esagerazione, e non lo è affatto, ma comunque, essendo una nozione scientifica, rimane passibile di smentita, e quindi si può anche considerare una questione controversa, nonostante ciò la questione che viviamo in un conflitto permanente, rimane un evidenza di cui si può soltanto prendere atto.

A questo punto della conversazione, il signor Impersonale, pubblica i link di due video su you tube, nella vana speranza di far comprendere meglio ciò che sta tentando in vano di spiegare.

Video su you tube. Conferenza di Mauro Scardovelli dal titolo: Anima ed Ego del sesso.

Video su you tube. Conferenza di Mauro Scardovelli dal titolo: III parte tecnica nuova: la struttura paranoide si fonda sul giudizio.

Identitaria — Premetto che…non ho visto la tua data di nascita, ma mi sa’ che potrei esserti tranquillamente mamma. Ti dico l’idea che mi sono fatta di tutto sto discorso. I video non li ho ancora visti, ma voglio rispondere a ciò che “TU” hai scritto. Sei di un catastrofismo assoluto….e questa cosa nn è certo positiva.. ne’ per te, ne’ per chi ti sta vicino e magari si lascia influenzare. Parli di “estinzione di massa”, di guerre in cui non ci sarà un vincitore.. Certo..la vita non è facile…ma non ci sono solo battaglie, ci sono anche le vittorie, le soddisfazioni che la vita ogni giorno ci può donare…e anche quelle che noi otteniamo con i nostri sforzi, con l’amore … Gli obbiettivi da raggiungere te li devi creare DA SOLO !!! indipendentemente da ciò che ti gira attorno !!! Sei un tantino complicato di tuo !!! Si nota da come scrivi… Usa meno parole e usale più semplici….non perché io non capisca ciò che scrivi…ma perché la tua testolina si contorce ogni qualvolta vuoi esprimere, anche un semplice concetto come questo, che si può riassumere in ” il mondo fa schifo e io mi siedo a non fare un cacchio tanto è tutto inutile! ” Ecco…poche parole, semplici e ho espresso la tua idea… Vivi una vita semplice…apprezza ciò che hai…guardati intorno….c’è il brutto…ma c’è anche il bello, c’è il dolore, ma c’è anche la gioia….Credi in te stesso e in ciò che TU puoi fare, per te stesso e per gli altri… Non farti abbindolare da false retoriche e viviti la vita quotidiana… Vedi di trarne positività da tutto ciò che fai, dici, ascolti…..Se tutti fossimo come te….cosa dovremmo fare? incrociare le braccia come fai tu nella tua foto e dire “tanto non serve a nulla” …Ma che discorsi stai facendo ???????? Tutto ciò che succede, dipende da ognuno di noi… Vedi di essere, in primis, positivo “TU”…. COMINCIA DA TE…. Tutti possiamo nel nostro piccolo fare qualche cosa di buono…per noi e per gli altri… Ti giuro che, da mamma, mi muore il cuore a sentire un giovane fare discorsi del genere…

Impersonale — La situazione è certamente catastrofica, non è una visione catastrofista, non è un opinione o un punto di vista personale, è una vera e propria catastrofe, è una cosa reale, si può accettarlo o rifiutarlo in nome di un ottimismo e un positivismo fanatico che sono del tutto infondati, ma indipendentemente da questa accettazione o rifiuto della vera realtà, ciò che è rimane comunque tale.

È stato detto che l’amore dovrebbe dare un qualche significato alla vita nonostante le difficoltà, e questo potrebbe anche essere ragionevole, ma purtroppo, e questo è gravissimo, si parla anche di battaglie che si possono vincere… ma in che modo l’amore può essere conciliato con la guerra? L’amore fino a prova contraria appartiene alla dimensione della pace, amore e guerra sono certamente incompatibili, a meno che non si confonda l’amore con la passione e il desiderio. Nel campo di battaglia non c’è nessuno spazio per l’amore, non scherziamo, nel campo di battaglia, è il massacro, e tutti gli obbiettivi possibili e immaginabili all’interno delle logiche del conflitto, non avranno mai nulla a che vedere con l’amore, saranno obbiettivi ispirati esclusivamente dalla paura , dall’odio e dalla violenza, e in effetti la realtà in cui ci stiamo muovendo e una realtà di brutale violenza, con tutta la stupidità e superficialità che ne sono alla base, se stiamo osservando la realtà in modo serio non possiamo non vederlo.Prendiamo in esame l’idea molto diffusa nella cultura contemporanea, che la vita possa essere un fatto personale, è la solita teoria in voga presso gli psicologi ormai definitivamente smentita dalle neuro scienze, spesso si sentono dire cose come: “Gli obbiettivi da raggiungere te li devi creare DA SOLO !!!” “indipendentemente da ciò che ti gira attorno !!!” “Credi in te stesso e in ciò che TU puoi fare, per te stesso e per gli altri”, e tutte le altre affermazioni che di continuo cercano di convincere le persone che la vita sia un faccenda esclusivamente personale, ma la vita può essere una faccenda personale? È una domanda molto semplice che nessuno pare si voglia porre.

Mettiamo per esempio di trovarci in un isola deserta; ovviamente dipenderà dal nostro personale impegno il fatto di riuscire o meno ad arrampicarci su una palma per procurarci un cocco, o di riuscire a pescare un pesce per sfamarci, ma questo vorrà forse dire che la nostra vita, anche su un isola deserta dipenderà soltanto da noi? Assolutamente no, la nostra vita dipenderà dal fatto che sull’isola ci siano palme da cocco e e pesci da pescare, ovvero: la nostra volontà e gli obbiettivi che possono spingerci all’azione, dipenderanno esclusivamente dalle condizioni dell’ambiente in cui ci troviamo, persino su un isola deserta, figuriamoci in una moderna società.

Dire che il mondo fa schifo, è come dire un bel niente, non è un modo serio di ragionare questo, serio è domandarsi perché il mondo fa schifo, e sempre con la serietà, non è difficile capire perché il mondo fa schifo. Serietà vuol dire che ci si prende tutto il tempo e si è disposti a spendere tutte le parole e i pensieri necessarie per capire come stanno veramente le cose. Il semplicismo che va tanto di moda oggi giorno, non è affatto un atteggiamento di serietà, e non è neanche un segno di maturità, e i risultati di questa superficialità infatti si vedono. Perché il mondo fa schifo? Perché ci siamo condannati a vivere in un campo di battaglia? È proprio necessaria e indispensabile questa battaglia? Queste sono le domande.

Come dicevamo, ma soprattutto come è dimostrabile al di là di ogni dubbio, la vita non è una faccenda personale, nulla comincia dal singolo individuo, che come singolarità neanche potrebbe esistere, questo vuol dire, che qualunque cosa si possa realmente fare per cambiare se stessi e il mondo, non potrà mai realmente partire da noi stessi, ma il cambiamento sarà possibile soltanto a partire dal noi e basta, ovvero il cambiamento si può basare esclusivamente sulla relazione e la condivisione in un contesto pacifico. In mezzo all’infuriare della competizione, in mezzo al massacro non c’è nessun tipo di rapporto costruttivo che sia possibile, e per rispondere alla domanda su cosa si dovrebbe fare: è perfettamente ovvio, quando ci si rende conto dell’inutilità di questo gioco al massacro, delle logiche malate di questa violenza sistematica, allora non si possono più ricavarne delle motivazioni e degli obbiettivi, all’interno di queste logiche aberranti non ci sono più iniziative che possano ancora motivarci, e quindi la risposta è si, l’unica cosa è fermarsi, e perseguire l’unico obbiettivo che a questo punto risulta ancora ragionevole, quello di non collaborare più con questa follia. Il risultato non cambia, si finisce comunque massacrati, ma almeno moriremo per una buona causa, e moriremo in pace.

E molto altro ci sarebbe da dire, ma è più che evidente che parliamo linguaggi differenti e inconciliabili, che fanno riferimento a diverse rappresentazioni della realtà, per cui mancano dei punti di riferimento comuni che consentano una qualche comunicazione costruttiva.

Identitaria — Per carita’ di Dio fermatiiiiii ahahahah !!!!”

“Sarò’ molto concisa : Che tu abbia torto o abbia ragione…se dipendesse tutto da te, saremmo già’ spacciati…..”

Impersonale — Scusate se ve lo diciamo, ma noi non ci siamo permessi di prendervi in giro e di deridere ciò che dite, ma anzi, ci siamo presi il tempo di ragionarci sopra e con la santa pazienza di dare anche delle risposte. Non siamo d’accordo su nulla, questo è evidente, però questa arroganza, questo disprezzo e derisione dell’interlocutore la dicono lunga, più di tanti buoni propositi annunciati soltanto a parole.

E comunque sì, nella logica del massacro siamo spacciati, ma nulla dipende dalla logica del singolo individuo. Esiste un’altra logica possibile? La risposta è si, esiste, ma per comprenderla ci vuole serietà di intenti.

Identitaria — Perché …in quanti siete a scrivere ???? Senti … Non derido nessuno ! Il mio “fermati” era rivolto al fatto che scrivi un poema per ripetere lo stesso concetto catastrofista. Vedi di non offendere tu, perché non mi conosci affatto. Aggiungo solo una cosa… Premesso che non ho posto nessuna domanda e quindi non mi interessa e non voglio una tua risposta, anche perché’ immagino quale sarebbe ……la cosa che voglio aggiungere e’ solo questa ! In 50 anni non ho mai incontrato una persona più’ disfattista e pessimista di te!!! Mi augurio di non incontrarne, mai più’, un’altra….. Detto questo ti saluto… Sono agnostica ..ma dirò una preghierina per te … Perché tu possa accorgerti che nella vita ci sono anche le cose belle.. Ciao !!!”

Impersonale — I concetti, le idee e le parole che si usano per comunicarle, non appartengono a nessuno, nel pensiero non c’è nulla di personale, quindi il noi è d’obbligo per sottolineare il fatto, che stiamo soltanto veicolando il pensiero e non ne siamo gli autori, e anche questo è un fatto perfettamente dimostrabile e verificabile da tutti. Si. Allora il vostro pensiero si può senz’altro definire con una sola parola: ( arroganza ), che va intesa come un atteggiamento di isolamento, ed è proprio questo isolamento la principale causa del massacro, e non si tratta di pessimismo, ma del pessimo, e non si tratta di catastrofismo, ma della catastrofe, è la cultura contemporanea, che scambia il bene per il male.

Identitaria — Non siamo autori del nostro pensiero ? Scusami …ma…tu con il cervello di chi ragioni ???? E ti assicuro che non sono affatto isolata e tanto meno mi sento causa della catastrofe !!! Sono semplicemente una persona ottimista e speranzosa. Ti faccio tanti auguri …di cuore…veramente.. Se avessi un figlio che la pensa come te, mi preoccuperei …te lo dico da mamma eh!”

Impersonale — Non confondiamo la mente con il cervello, il pensiero è un attività che appartiene alla mente, e il pensiero è fatto di concetti e idee appresi dall’individuo che funge da canale, il contenuto della mente non è roba nostra, anche la parola è un fatto di condivisione culturale, queste sono cose certe ed accertabili da chiunque.

A causare la catastrofe in cui ci troviamo, non è qualcuno, ma le idee e i concetti sbagliati che le persone condividono e veicolano inconsapevolmente. Per questo non ha senso che l’oggetto di critica sia la persona, il giudizio sulla persona non serve a nulla, sarebbe come voler comprendere il contenuto in base al contenitore. L’attenzione invece va posta sulle convinzioni che le persone esprimono, il problema quindi è l’arroganza e non l’arrogante.
Detto questo, è chiaro che smontare le idee sbagliate è un obbiettivo che può avere un senso, perché sarebbe l’unica azione utile a disinnescare le motivazioni della guerra e del massacro.

Nota di riflessione.

Nella casa dov’è in corso un incendio, gli ottimisti non saranno coloro che diranno: “si, una parte della casa sta bruciando, ma ci sono anche delle stanze che non sono coinvolte dall’incendio, noi siamo gli ottimisti, e ci rifuggiamo qui, e a coloro che dicono, che l’incendio raggiungerà anche queste stanze, li incolperemo d’essere dei pessimisti e catastrofisti”. No, questo non è ottimismo, questa è incoscienza. I veri ottimisti invece, saranno coloro, che avendo coscienza che la casa finirà con il bruciare interamente, si adopereranno per capire come si potrebbe spegnere l’incendio, non diranno, che non gli importa che la casa fa schifo, a causa dell’incendio, perché non c’è soltanto l’incendio, ma ci sono anche delle cose buone.

La storia fornisce un gran numero di esempi di grande ottimismo, che si è poi rivelato del tutto infondato. C’è l’esempio degli interventisti della prima guerra mondiale, e se pensiamo alla condizione che vivevano i soldati nelle trincee di quella inutile guerra, la vita che facevano, in mezzo al fango e ai cadaveri, mangiando delle schifezze, aspettando l’ordine di attacco sapendo che sarebbero stati falciati dalle mitragliatrici nemiche, in queste condizioni, in cosa sarebbe potuto consistere un atteggiamento ottimistico? Considerando forse, che oltre al brutto, c’era anche il bello? Magari potevano rallegrarsi delle abbondanti dosi di grappa che gli fornivano prima di mandarli al massacro. Oppure potevano convincersi d’essere invulnerabili alle pallottole, e lanciarsi all’attacco fiduciosi per questa convinzione.

O ancora, il bello poteva essere, quando ricevevano la lettera della fidanzata o della moglie, e leggendola potevano distrarre la mente dalla situazione in cui si trovavano. Si sarebbe trattato di ottimismo? No, l’ottimismo avrebbe potuto essere dato da un senso critico nei confronti di quella assurdità, e quindi di riuscire a smontare tutte quelle convinzioni idealistiche nazionaliste, che sancivano la differenza tra gli eroi e i vigliacchi, e una volta capito che gli eroi erano soltanto un branco di perfetti coglioni, disposti a farsi massacrare per nulla, a quel punto il vero ottimista, avrebbe potuto cominciare a progettare il modo di tirarsi fuori da quella totale follia, senza che questo lo facesse sentire un vigliacco. Credere, obbedire, combattere. Me ne frego. Chi si ferma è perduto. Chi critica, è un disfattista. Anche la signora Identitaria, ha usato il termine “disfattista”, per definire l’atteggiamento del signor Impersonale. È un sintomo, uno dei tanti che dovrebbero allarmarci.

Disfattisti venivano definiti coloro che criticavano il fascismo e l’entrata in guerra, mentre gli ottimisti sembravano Mussolini, e tutta quella massa di coglioni che gli andavano appresso.

Oggi la guerra si è trasferita sul piano economico, si combatte lavorando, il massacro viene perpetrato con la produzione e il consumo, nessuno lavora soltanto per produrre ciò che serve per vivere, la necessità della produzione viene strumentalizzata ai fini di una disputa competitiva, che serve a determinare una selezione classista, che erroneamente viene definita meritocrazia, dove il merito non è riferito a dei valori morali autentici, ma all’unico valore che appartiene alla logica competitiva, che quello d’essere vincenti piuttosto che perdenti.

Quindi il lavoro non è più finalizzato alla produzione del bene comune e di quello personale che ne deriva, ma ci si impegna esclusivamente per essere vincenti, perché nel vincere, viene identificato il solo bene possibile, e nel perdere viene identificato tutto il male.

Questo vuol dire, che tutta la moralità contemporanea, si riduce a questo ottuso moralismo, che mai, e poi mai lascerà spazio a dei valori morali autentici. E questa estrema ottusità sta determinando un altra catastrofe, dove tra l’altro, i falsi ottimisti di oggi, si illudono che la guerra militare non sia più possibile, ignorando il fatto che la guerra economica tende inesorabilmente a diventare anche guerra militare.

Questo vuol dire che ci risiamo, siamo di nuovo in procinto di una tragedia come le due guerre mondiali, però stavolta, per l’umanità, potrebbe non esserci più un dopo guerra.

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