Democrazia flessibile.

 

Introduciamo l’argomento con questo breve filmato su you tube, tratto dal celebre film << Stalker di Andrej Tarkovskij >>

“ Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido. Così come l’albero, mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagni della morte, debolezza e flessibilità, esprimono la freschezza dell’esistenza. Ciò che si è irrigidito, non vincerà.”

Ciò che si è irrigidito non vincerà. Il sistema di governo democratico, si è molto irrigidito, e sta morendo in ogni parte del mondo. Invece di nascere e prosperare la dove ancora non è mai esistita, la democrazia sta morendo ovunque. Questo avviene perché si è rivelato assai arduo fare in modo, che i governi democratici rappresentino l’effettiva maggioranza dei popoli sovrani. Un difetto che sta alla base di questa difficoltà, risiede proprio nel sistema elettorale, che dovendo garantire la governabilità, sacrifica la rappresentatività. A questo proposito, è comunque necessario premettere, che la vera garanzia di governabilità, potrà essere data dalla condivisione di una maggioranza, del medesimo progetto politico e di governo, non esistono quindi, sistemi elettorali che possano da soli determinare l’unità e la partecipazione collaborativa ad un progetto politico, questo dipenderà sempre solo e soltanto da un processo di crescita culturale. Il sistema elettorale, tuttavia, potrà favorire o impedire questo processo.

Per garantire la governabilità negli attuali sistemi elettorali, sono state introdotte le regole delle soglie di sbarramento, e i premi di maggioranza, questo ovviamente va a grave discapito dell’effettiva rappresentatività dei governi. Inoltre, con tali regole si costringono le diverse forze politiche, che dovrebbero essere portatrici di differenti idee, a coalizzarsi sacrificando queste diversità, il risultato, evidentemente, è quello di mandare al governo dei progetti politici che scontentano la maggioranza del popolo sovrano. Da questo malcontento e senso di esclusione dai processi decisionali e legislativi, nascono i cosiddetti “populismi”, ovvero quelle tendenze ideologiche, che propongono il partito unico al potere, con chiare tendenze autoritarie. Un esempio drammatico, è quello della deriva autoritaria in Turchia, ma questa tendenza autoritaria si sta delineando in tutta l’Europa e persino negli Stati Uniti d’America. Occorre quindi, trovare urgentemente un modo per ristabilire una connessione tra governi e governati, ridando forza alla rappresentatività e al controllo popolare delle democrazie. Da quest’esigenza nasce l’idea della flessibilità democratica e del sistema elettorale, un sistema elettorale dove il voto del cittadino non sia da considerarsi un atto che rimarrà definitivo per la durata di una legislatura, ma potrà essere modificato, in modo da premiare la validità del progetto politico e la capacità di governo, oppure di punirlo togliendogli il consenso. Quindi fare in modo che l’elettore, invece di dover attendere cinque anni per la naturale scadenza della legislatura, o delle eventuali elezioni anticipate, potrà nel frattempo avvalersi di diverse scadenze per cambiare il proprio voto, ad esempio togliendolo a chi riterrà che non stia attuando le promesse fatte in campagna elettorale, e darlo ad un altra forza politica, in modo che si possano formare differenti governi con il sostegno di diverse maggioranze e progetti politici. Oppure di non darlo a nessuno, nel caso nessuna delle forze politiche presenti in parlamento venisse ritenuta meritevole. Si tratterebbe insomma di dare maggiore potere di controllo democratico sugli eletti da parte degli elettori, questo creerebbe un maggiore senso di partecipazione alla vita democratica e al processo decisionale. Sarebbe la flessibilità necessaria a rivitalizzare la democrazia.

Potrebbe venire il dubbio che un tale sistema vada a determinare un ingovernabilità permanente, ma tale dubbio nascerebbe da un atteggiamento di sfiducia nei confronti degli elettori. Insomma, ci si fida on non ci si fida degli elettori? No, perché se non ci si fida degli elettori tanto vale lasciar perdere con la democrazia. Cioè, è inutile pretendere che una democrazia intesa come metodo di raggiro sistematico dell’elettorato, non dia poi origine ai cosiddetti populismi e alle derive autoritarie.

Linee guida per il progetto di riforma elettorale che introduca il diritto di correzione del voto, per una democrazia flessibile.

Di questi tempi si parla molto di democrazia diretta e della necessità dell’elettore di non essere sistematicamente truffato dalle campagne elettorali, dove i politicanti disonesti promettono cose che poi non mantengono. Per ridare dignità al diritto di voto, in vista di una riforma della legge elettorale, che prima o poi si dovrà comunque fare, proponiamo l’introduzione di una norma che consenta all’elettore di esercitare il diritto di correzione alla propria libera espressione di voto, il che implicherebbe la perdita, o il guadagno, di voti a disposizione dei partiti e delle coalizioni durante la medesima legislatura, oltre che la perdita, o il guadagno, di preferenze per gli eletti, questo fino alla riduzione, o l’incremento, dei seggi inizialmente assegnati in base al primo conteggio nello scrutinio elettorale. L’aggiornamento, o il ridimensionamento, della rappresentanza parlamentare, potrebbe avvenire con scadenze trimestrali, o semestrali. Sarebbe in pratica un modo per evitare la necessità di elezioni con doppi turni, dando la possibilità agli elettori di perfezionare la loro scelta attraverso una seconda valutazione, dopo un periodo di prova degli eletti, con ovvi vantaggi di risparmio rispetto al costo di nuove consultazioni elettorali.

Tecnicamente la cosa sarebbe fattibile, basterebbe associare ad un numero di serie che identificherà ogni scheda elettorale, un corrispondente codice PIN generato automaticamente, che verrà fornito insieme alla scheda in forma anonima, come già si usa fare in tanti campi di tutela della riservatezza, quindi, sarà cura dell’elettore di conservare questo codice personale che riceverà insieme alla scheda al momento del voto, codice che in seguito l’elettore potrà adoperare su apposito sito internet per modificare, in forma ugualmente anonima come per il voto nel seggio elettorale, la specifica scheda con cui ha votato, attuando tale modifica alla sua versione digitale contenuta in un apposito archivio gestito dal Ministero Dell’Interno. Per coloro che non avessero la possibilità di accedere a internet, si potrebbe fornire un apposito modulo e busta con indirizzo prestampato, che l’elettore potrà utilizzare, sempre apponendo il codice personale, e spedire senza fornire dati sul mittente. In questo modo l’elettore potrà cambiare il proprio voto. Si potrebbe anche stabilire un limite al numero dei possibili ripensamenti nel corso di una legislatura, per garantire comunque una continuità e stabilità di governo. Sarebbe anche utile stabilire un periodo che consenta i tempi tecnici per la formazione e l’insediamento di un nuovo governo, nel quale non sarà possibile esercitare il diritto di ripensamento. Un’altra regola che si potrebbe introdurre, sarebbe di aggiungere nelle schede elettorali, insieme ai simboli dei partiti, una casella dedicata alla non preferenza, che darebbe l’opportunità a coloro che vogliano astenersi, di mantenere la possibilità di correzione anche su questo tipo di scelta, in modo tale che il voto di astensione potrà sempre trasformarsi in voto utile nel corso della legislatura, una circostanza di cui i partiti di governo e opposizione dovranno tener conto.

Inutile dire di quale sarebbe l’impatto di una simile norma di legge, che darebbe al cittadino uno strumento per un effettivo controllo democratico sulla classe politica, che a questo punto sarebbe realmente costretta a non mentire e a non deludere gli elettori. In oltre, si risolverebbe in parte il problema di dover tornare ad elezioni anticipate, in quanto il cambiamento dei numeri aprirebbe a nuove possibilità per formare dei governi stabili, sarebbe possibile per gli elettori punire l’ostruzionismo da parte di minoranze, e sarebbe altresì possibile favorire un opposizione costruttiva. Potrebbe essere la fine dei cosiddetti “aghi della bilancia” che con pochi voti riescono attualmente a paralizzare la vita democratica del paese, e a vanificare di fatto la volontà espressa dalle maggioranze. Sarebbe anche un opportunità per non dover mettere le odiose soglie di sbarramento preventivo che compromettono la rappresentatività del parlamento.

Come si potrebbe realizzare l’idea di questa riforma della legge elettorale? Inutile sperare che i gli attuali partiti politici, che fondano il loro successo elettorale esclusivamente sulle campagne di marketing e sulla propaganda ingannevole, possano far loro quest’idea della flessibilità democratica, quindi, l’unica strada sarebbe quella di formare un nuovo partito monotematico, ovvero un partito che porti avanti la sola proposta della sola legge di riforma elettorale, l’elettorato al quale si rivolgerebbe, sarebbe quello dell’astensione, e i candidati eventualmente eletti, si assumerebbero come unico impegno quello di portare in parlamento quest’unica proposta di legge, mentre al contempo, si impegneranno a mantenere una posizione di astensione in tutte le altre votazioni riguardanti altre leggi. Se ci pensiamo, l’idea del partito monotematico non è tanto assurda come potrebbe apparire a un primo sguardo, in effetti sarebbe una valida alternativa ai referendum sia propositivi che abrogativi, si potrebbe anche considerare l’idea del partito a tematiche limitate, che si proporrebbe di portare in parlamento una serie di temi che attualmente sarebbero referendari, potrebbe chiamarsi partito referendario, e ad esempio includere anche la riforma della legge elettorale con l’introduzione del diritto di correzione, in questo modo anche quel numero ormai assai considerevole di cittadini che hanno rinunciato al voto, avrebbero un valido motivo per tornare ad avere voce in capitolo e rappresentatività parlamentare.

Spesso le idee migliori provengono dalle minoranze e poi vengono condivise dalle maggioranze. Una legge elettorale come quella qui descritta, garantirebbe la vera democrazia diretta, attuata con strumenti a tutela dell’elettore e senza rinunciare ai vantaggi della democrazia rappresentativa e parlamentare. Altro che la presa in giro della democrazia sul web di certi cialtroni, o i sondaggi che servono solo a chiacchierare in TV!

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4 risposte a Democrazia flessibile.

  1. Pingback: Il ritorno all’innocenza della monosessualità. | Cimitero del conosciuto.

  2. 3204911095 ha detto:

    porono grafia
    mipiace

  3. Pingback: Dal “I have a dream” di Martin Luther King, “all’orrore” di Apocalypse Now | Cimitero del conosciuto.

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