Anonymous.

02 - Anonimus

La libertà è possibile soltanto nell’anonimato, quindi per rimanere liberi è necessario riuscire a non farsi mai identificare. Non basta però, liberarsi dell’identità che gli altri vogliono infliggerci come un castigo divino, il nostro vero nemico è quell’identità che noi stessi ci auto infliggiamo per tutta la vita. Non possiamo fare a meno di avere un identità di qualche tipo, che sia a noi e a gli altri gradita oppure no, quale che essa sia sarà sempre il nostro punto debole di cui gli altri si approfitteranno per distruggerci, ma ciò nonostante il processo di identificazione rimane obbligatorio, ma proprio per il fatto che si tratta di un obbligo, questa identità non andrebbe minimamente presa sul serio. Soltanto in presenza della libertà di scelta potranno esserci serietà, onestà e verità, quindi la nostra identità, essendo obbligatoria, non è libera, e non può quindi essere seria, onesta, e tanto meno veritiera, e non c’è veramente nessun motivo per darle importanza, dovremmo invece adoperarci per imparare ad essere anonimi, anche con noi stessi.

Il vero potere d’azione esiste soltanto nella non identificazione. Quelle identità alle quali viene dato un valore positivo, all’interno di quegli ordini di idee che vogliono soltanto imprigionarci, e che noi prendiamo come modelli di riferimento, sono le identità più auto opprimenti che ci siano, più di quelle che noi e gli altri disapproviamo, e sono le più difficili da cui liberarsi. Una volta che tutti ci avranno identificato come delle brave persone, saremo completamente fottuti da questa trappola di autocompiacimento del tutto infondato ed estraneo alla verità, l’attaccamento a questo tipo di identità, ci condurrà inesorabilmente verso le estreme conseguenze dell’intolleranza e della violenza, nei confronti di tutti coloro che potrebbero mettere in crisi questa nostra inutile identità virtuosa. Mentre da quelle identità alle quali tutti, e noi stessi attribuiamo un valore negativo, possiamo facilmente liberarci, perché non vi attribuiamo alcun valore o importanza.

Tutto sta nel riuscire a capire cosa sia vero e cosa non lo è, cos’è importante e cosa non lo è affatto.

La nostra identità è soltanto un infrastruttura che fa parte della nostra rappresentazione immaginaria della realtà, è soltanto un contenitore, e come tale assume valore in base al suo contenuto, il contenuto è ciò che siamo veramente, e ciò che siamo veramente si troverà necessariamente al di là di ogni nostra possibile rappresentazione mentale.

Il problema consiste nella nostra capacità di distinguere veramente ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, se questo giudizio rimane vincolato dalla reputazione che abbiamo di noi stessi o che gli altri hanno di noi, la correttezza di questo giudizio ne sarà sempre compromessa. Non è l’identità in se stessa che assume carattere deleterio, come ho detto il processo di identificazione rimane un obbligo, come lo è la necessità di mangiare e bere, la differenza invece consiste nell’importanza che diamo a questa identità, è l’identificazione nell’identità intesa come strumento che riduce in modo deleterio la nostra libertà di comprendere e agire, è l’errore di confondere lo strumento con la stessa finalità dell’azione. Noi possiamo in qualsiasi momento vedere noi stessi, valutare la nostra identità, allora chi è che fa questa osservazione? È un altro tipo di identità che fa questo tipo d’osservazione?

Non è certo un caso che la crocifissione di Gesù, venga simbolicamente rappresentata con due compagni di sventura, che vengono identificati come ladroni, uno dei due comprende di non aver nulla da perdere e questo basterà a liberarlo dall’illusione di quella falsa identità.

Questo è anche il senso della via del biasimo per i mistici Sufi.

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