Alive! Salomè danza per me! Il lavorio dell’autodistruzione umana.

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Le proteine servono alla crescita soltanto fino a un certo punto, la vera crescita umana va intesa come espansione della mente e la crescita della costruzione proteica deve intendersi soltanto come infrastruttura che troverà la sua utile applicazione nell’espansione della coscienza, se invece sarà la costruzione mentale dell’ego e dell’auto soddisfazione a prendere il sopravvento come gerarchia imperante, allora questa diverrà un processo di crescita degenerativa. Un alimentazione ricca di proteine andrà bene per chi pratica il culturismo, perché potrà tradursi in crescita muscolare, altrimenti, in coloro che non praticano il Body Building causerà crescita tumorale. Tutto ciò che non trova la sua giusta collocazione e causa di processi degenerativi. La crescita intesa come costruzione di una personalità costituita da concetti e idee conformi al pensiero e all’opinione comune, rende nell’apparenza la personalità socialmente accettabile, ma nella sua intima realtà nasconde i processi degenerativi della personalità malata di egoismo, arroganza e isolamento, che finirà con l’esternarsi proprio nel caos e nella degenerazione sociale. La rigidità della personalità conformista, porterà a quella paralisi della vita sociale che rende impossibile la progettualità finalizzata al bene comune.

La psicologia è un genere di lusso. C’è poco da fare, bisogna avere i soldi per potersi permettere una adeguata psicoterapia, e non è un caso che le cose stiano così, come non è un caso che la maggior parte delle persone preferisca cercare sollievo immediato dal proprio disagio nel sesso, nella droga e in ogni genere di dipendenza ludica, queste cose sono più a buon mercato e il costo di produzione della psicologia la rende davvero poco competitiva nei confronti della perdizione. ( Mi ripugna parlare in questi termini, ma per farmi capire dagli imbecilli devo per forza di cose usare il loro linguaggio. )

Se l’identità della persona, e quindi il suo equilibrio psicologico, dipendono interamente dalla sua posizione lavorativa, e da questa condizione dipende anche la possibilità di avere delle relazioni sociali desiderabili, nel senso che non basta avere un lavoro qualsiasi, ma bisogna avere un lavoro di alto livello per potersi permettere delle relazioni di amicizia e sentimentali, che non siano confinate in ambiti come la tifoseria calcistica, lo sballo in discoteca, l’intrattenimento politico, quello televisivo e altre cose del genere, insomma relazioni di semplice distrazione e mai finalizzate alla comprensione; se le cose stanno così, allora dobbiamo ammettere che la psicologia, intesa come ricerca dell’identità in una condizione equilibrata di contentezza, e una faccenda che riguarda soltanto la minoranza dei ricchi privilegiati, cioè coloro che sono stati capaci di deprivare gli altri con auto soddisfacente ed efficiente operatività. ( Questo linguaggio continua a ripugnarmi, ma se non lo adopero sembrerà che parlo di cose dell’altro mondo che possono essere frettolosamente ignorate ). Il fatto che il lavoro serva più che altro a risolvere il conflitto e il disaggio psicologico, piuttosto che veicolare la necessità dell’essere umano di esprimersi secondo la propria natura e inclinazione, fa sì che il sistema economico e l’organizzazione sociale siano fortemente condizionate dalle nevrosi personali, senza che invece si ponga mai il problema di organizzare il pensiero, la parola e l’azione con l’obbiettivo di risolvere le cause materiali della sofferenza umana, di garantire beni e servizi essenziali come ad esempio: cibo, acqua, riparo, igiene, salute, educazione e istruzione ecc…, e al contempo le classi sociali di appartenenza, non vengono mai considerate come semplice sistema di organizzazione che garantisca la possibilità a ogni persona di esprimere al meglio le proprie potenzialità di operosa e creativa costruttività, ma divengono sistema classista promotore soltanto di divisioni, sfruttamento, frustrazioni e conflitti sociali. Le esigenze materiali vengono messe in secondo piano rispetto a delle esigenze che nascono dal senso di vuoto esistenziale e dalla mancata comprensione del significato del proprio vivere.

Qual è la differenza tra un cimitero e una città? In città si svolge quell’azione che porta alla pacificazione del cimitero, sono due fasi dello stesso fenomeno. ( Il termine “pacificazione” di questi tempi va molto di moda… ). L’errore di fondo, consiste nel credere che forme e funzioni siano il risultato di un ordine che si verrebbe a creare partendo dal caos, in realtà tutto dimostra esattamente il contrario, la realtà del cosmo comincia da un ordine perfettamente stabile, omogeneo e simmetricamente statico, tutta la realtà fenomenica avviene come una modificazione all’interno di questa condizione fondamentale, che essendo una gerarchia sovrastante, rimane comunque immutata nel suo ordine originale; quindi qual è l’errore umano? È quello di credere che la crescita sia data da un progressivo irrigidimento in posizioni mentali statiche, la fissità delle opinioni viene considerata un indicatore di maturità, da questo scaturisce quell’atteggiamento conformista di chi crede di aver capito tutto, da qui deriva la sistematica intolleranza nei confronti delle altre e diverse rigide conclusioni, e considera coloro che ancora hanno dei dubbi e pongono delle domande, come soggetti infantili che non vogliono crescere, rifiutandosi d’irreggimentarsi nelle opinioni comuni delle persone adulte. L’idea più condivisa della crescita umana, è esattamente quella che porta alla statica pacificazione dei cimiteri, quindi le città sono concepite come preparazione e adattamento dei vivi alla condizione di morti, prima di morti viventi e poi di morti definitivamente morti. Per questo i funerali destano tanta passione, commozione, senso della comprensione e del perdono, come se fosse proprio quello il momento in cui si realizza la vita della persona…, ma quella persona è morta capite? morta! Bisogna ammettere che non è una bella prospettiva, non si può esserne consapevoli senza viverla con profondo disaggio, per questo la ricerca delle distrazioni o fughe dalla realtà sono diventate il principale movente della cultura contemporanea, la realtà è semplicemente insopportabile per la quasi totalità delle persone, esattamente com’è insopportabile l’idea della morte, o per meglio dire, della morte vista come esperienza dei vivi che non possono in alcun modo accettare l’idea d’essere dei morenti, cioè destinati a morire, mentre l’esperienza della morte dal punto di vista dei morti rimane totalmente sconosciuta e non conoscibile, fin quando la vita verrà concepita come una faccenda strettamente personale, che parte dall’esperienza e conoscenza personale, quest’ordine, o sarebbe meglio dire questo disordine di idee, rimarrà oggettivamente una trappola senza via d’uscita, ed è soltanto per quest’unico motivo che l’umanità si sta auto distruggendo a grandissima velocità. L’ordine è una condizione originaria e non qualcosa che va costruito, l’insistenza nel voler costruire l’ordine come qualcosa che deve contrapporsi all’origine caotica dell’esistenza, è esattamente la causa di quell’irrigidimento devitalizzante che produce lo stesso caos distruttivo, in altre parole: nella dimensione umana la paura della morte è la principale causa della stessa morte, l’avversione al disordine è causa di disordine, il desiderio di pace è causa di conflitto, l’esigenza di giustizia è causa d’ingiustizia, insomma ogni buona intenzione umana sembra produrre sistematicamente risultati contrari a quelli desiderati. È così che stanno le cose, basta essere seri per cinque minuti di seguito per rendersene perfettamente conto.

Dicono i vari “Pirletta” che parlano tutti i giorni in tv insieme a quelli che sbraitano sul web: “se non risolviamo il problema della disoccupazione ci saranno le rivolte”. Cioè, la questione del lavoro ormai si riduce soltanto alla preoccupazione di trovare un occupazione che serve a tenere buone le persone, che altrimenti si scatenerebbero come pazzi furiosi, è tutto qui? È veramente una cosa ripugnante alla quale non si vorrebbe neanche pensare.

Bisogna dire però, che se un impiegato del catasto di Palermo riuscisse a consegnarti la copia della registrazione della tua casa, sarebbe degno di un applauso, ma se consideriamo quanto detto sopra, non è certo un caso che al catasto di Palermo gli impiegati, pur sapendo che i documenti si trovano negli archivi, ti dicano che non è proprio il caso di mettersi a cercarli, e che è più semplice fare una nuova registrazione dell’immobile… questi sono i frutti del lavoro inteso come lavorio inutile e distruttivo, come riproduzione in serie dello stesso consumato dramma esistenziale che si ripete più o meno sempre uguale.

Intervista a Carmelo Bene sul lavoro ( video su youtube ) 

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Deve ancora venire il vero tsunami, e il mare della vita si è già ritirato di molto dalle sponde delle città degli umani.

ALIVE!!!!!!!

Figliolo, mi ha detto, ho una storiella per te
Quello che pensavi fosse tuo padre, in realtà non era altro che un…
Mentre te ne staavi seduto a casa da solo all’età di 13 anni
Il tuo vero padre stava morendo
Mi dispiace che tu non l’abbia conosciuto, ma sono contenta che ne abbiamo parlato

Oh io, oh, io sono ancora vivo
Hey, io, io, oh, io sono ancora vivo
Hey, io, oh, io sono ancora vivo

Oh, lei cammina lentamente, nella stanza del ragazzo
Ha detto “sono pronta… per te”
Non riesco a ricordare niente fino ad oggi
Eccetto lo sguardo, lo sguardo…
Oh, tu sai dove, ora non riesco a vedere, osservo fisso…

Io, io sono ancora vivo
Hey, io, io sono ancora vivo
Hey, io, io sono ancora vivo
Hey, io, io sono ancora vivo
Oh sì…sì…

“C’è qualcosa che non va?”, ha detto lei
“Bè, certo che c’è,
sei ancora vivo”, ha detto
Oh, e merito di esserlo?
È questa la domanda?
E se è così… se è così… chi risponde… chi risponde…

Io, io sono ancora vivo
Hey, io, io sono ancora vivo
Hey, io, io sono ancora vivo
Hey, io, io sono ancora vivo
Oh sì…sì…

Video della canzone su youtube

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Salomè danza per me!

Adeguata introduzione musicale ( video su youtube )

Il moralismo, è la componente funzionale e indispensabile dell’immoralità, sono i due aspetti inscindibili della stessa ruota, che altrimenti non potrebbe mai girare se fosse a metà. Il Re Erode rappresenta il potere corrotto nel regno dominato dalle attrazioni mondane che si auto alimentano, isolato nel suo palazzo e circondato da compiacente corte, è ormai del tutto disinteressato agli affari di stato, e il suo unico impegno consiste nel soddisfare logori desideri che lo impegnano totalmente in una vita d’orgiastico vizio. Giovanni Battista, rappresenta la vuota retorica moralista, che si può esprimere soltanto come una voce nel deserto, che se pur gridata rimane inascoltata, inutile e ignorata. Il Cristo, rappresenta il dio fattosi uomo e quindi persona, che vive il dramma della sua contraddizione di onnipotenza impotente nelle limitazioni della molteplicità mondana, e finisce inesorabilmente con il poter essere soltanto partecipe del moralismo inutile, lo stesso che se pur gridato era già da tempo completamente ignorato, e invece di salvare gli esseri umani dalla loro disperata condizione mortale, finirà come un vampiro, con il succhiarne ulteriormente la linfa vitale,

l’apice del suo fallimento si evidenzia nell’inutile tentativo di crocifiggersi da solo, l’onnipotenza ridotta all’impotenza, potrà anche risorgere da solo in virtù della sua natura infinitamente luminosa, ma non potrà mai incarnare il dramma umano senza la piena collaborazione degli stessi degradati umani.

Salomè, viene qui giustamente rappresentata come essere luminoso che si confonde con la luce diretta del sole, infatti ella rappresenta quella forza della natura fondamentale e primordiale, che impassibile e indifferente continua a svolgere il suo lavoro di creazione e distruzione, tutta la scena proviene da lei, si muove in finzione di lei e in lei torna a dissolversi. Salomè è Durga, il campo unificato da dove tutto proviene e al quale tutto ritorna, nel suo aspetto di Kalì inghirlandata di teste mozzate, inscena la danza di Shiva che crea l’illusione dell’universo e al contempo la dissolve. Salomè è la Ruby rubacuori, che parendo innocua, con la “furbizia orientale” della sua danza si imporrà come unica forza d’attrazione nella corte dei poteri corrotti, e danzando cancellerà l’ipocrisia che vi regna, costringendo il sovrano a tagliare la testa a quella fastidiosa voce del moralismo che fino a quel momento riteneva di poter relegare incatenata in una prigione. La stessa forza d’attrazione che si esprime come istinto animale finalizzato alla riproduzione, che è causa di nascita e quindi anche di dolore e morte, è questa stessa forza che mette in crisi il regno del desiderio e dell’insoddisfazione umana, riportando ogni illusorio orpello alla sua fondamentale realtà. Per tagliare il diamante ci vuole un altro diamante, per dissolvere l’illusione ci vuole un’altra diversa illusione, per tagliare la tesata al moralismo ci vuole un altro moralismo, che sarà il moralismo di una danza trasgressiva. Il velo di Maya non è una realtà a parte, è semplicemente quel velo della mente duale che copre e rende invisibile la fondamentale realtà dell’unità indivisa. Nella danza dei sette veli sono i sette livelli di giudizio morale che costituiscono la struttura del moralismo ad essere progressivamente rimossi. Continuando nel vano tentativo di fermare con le mani, quel movimento di onde che nello specchio della mente frantuma l’immagine della verità rendendola incomprensibile, si continuerà soltanto ad agitare quelle acque originariamente calme, basterà invece desistere da questa assurda pretesa di far indossare i pantaloni anche alle nuvole, basterà fermarsi e lasciare che l’energia fluisca tutto il tempo necessario e lo specchio della mente tornerà a riflettere l’immutabile immagine dell’anima, è questa la meditazione, non c’è nulla da costruire, nulla da conquistare, la pace non si costruisce, qualunque cosa si vorrà costruire comprometterà la pace. Tolta l’illusione del moralismo ipocrita del potere corrotto, la luce della moralità, che è verità, che in realtà non è mai mancata, torna a illuminare la scena liberando gli schiavi del desiderio dalla loro grottesca e appariscente forma. Potranno mai i moralisti, comprendere che il loro furioso impegno sta dando vita alla peggiore immoralità? Potranno mai i religiosi, comprendere che Dio ha bisogno di Salomè per compiere la sua opera? Che senza la danza di Shiva l’intero universo collasserebbe?

Salomè: film di Carmelo Bene ( video su youtube )

Shiva Shakti

Gabriele Manfrè Scuderi su facebook

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