La metafisica dei neuroni specchio secondo Makka Pakka.

Noi non esistiamo. Tutto ciò che credevamo d’essere, in realtà consiste in una serie di fenomeni naturali e di altro genere, che la scienza può benissimo spiegare con la razionale dimostrazione empirica dei fatti, smentendo quindi tutte le credenze popolari riguardo all’esistenza degli esseri umani. Il percorso degli Debunkers“smentitori” si sa dove comincia ma nessuno può prevedere dove finirà. A forza di smentire si potrebbe cominciare a smentire l’autenticità dei principi fondanti di tutti i valori umani. È già successo nella storia recente con il nazifascismo, e continua a succedere in vari modi anche adesso…

La foresta dei sogni Cartoonito

Ultimamente ci è capitato di riflettere molto sul programma televisivo “La foresta dei sogni”, uno dei migliori programmi che si possono vedere di questi tempi in tv, che per certi versi, oseremmo definire addirittura superiore ai classici Teletubbies, i quali spesso risultano penalizzati da un certo conformismo didattico pedagogico, che invece non si riscontra nelle vicende della foresta dei sogni. Sicuramente nella foresta dei sogni c’è più libertà creativa, in sintonia con una visione intuitiva della dimensione magica dell’esistere, che non solo non viene giudicata come condizione limitata, che necessità per forza di un evoluzione di crescita, intesa come sforzo di maturazione in un contesto di adeguamento a degli stereotipi convenzionali, piuttosto, i personaggi della foresta, sembrano esprimersi a partire da una condizione di naturale emancipazione, che contiene già in sé una spontanea propensione alla rettitudine, in accordo con  quella rettitudine dell’esistenza, non ancora contaminata dalle idee utilitaristiche appartenenti al conformismo moralista dei cosiddetti adulti. Tra l’altro, non si è mai capito perché  si ritenga che tutto ciò che non è adatto ai bambini possa invece essere adatto agli adulti, sono gli adulti l’anello debole della società, sono loro che fanno dei disastri, che si ritrovano con una libertà d’azione che non sanno gestire. I bambini non hanno il potere e la libertà d’azione per dare inizio alle guerre e a tutte le altre cause della sofferenza, quindi l’educazione o rieducazione degli adulti sarebbe d’importanza prioritaria. Tra i personaggi della foresta dei sogni, ce n’è uno che si pone in evidenza per i risvolti metafisici del suo carattere; parliamo naturalmente di Makka Pakka. Questo personaggio ci pone, con la sua grande forza espressiva, dinnanzi alla semplice essenzialità dell’anima. Non è dato sapere cosa esattamente sia Makka Pakka, non è un animale umanizzato, si direbbe piuttosto appartenere ad una specie aliena, non si sa neanche se sia maschietto o femminuccia, ma forse sta proprio in questa indeterminazione,  che lo rende libero da ruoli predefiniti, la sua grande forza espressiva. Come gli altri personaggi della foresta, Makka Pakka è semplicemente ciò che è. Non gli occorre dire o spiegare nulla di sé, egli è completo nella semplice soddisfazione d’esistere, tutto il suo agire scaturisce da questa contentezza di fondo, e guarda caso, è un agire sempre finalizzato al rendersi utile in modo veramente disinteressato. Makka Pakka ha una vera passione per la pulizia, ma non una pulizia che vuol nascondere e dissimulare, piuttosto si tratta di quel detergere le cose e le persone per aiutarle a risplendere nuovamente. Quello che Makka Pakka esprime, è l’affermazione della felicità d’esistere senza la necessità di affermare la propria esistenza come senso di separazione dall’esistenza nella sua totalità, senza dover marcare una differenza tra il proprio esistere e quello degli altri. Nel voler lavare le cose e le persone con la sua spugnetta, Makka Pakka cerca metaforicamente di cancellare quelle differenze che appartengono soltanto alla superficie delle forme, in modo da riportare alla luce la realtà più semplice ed essenziale, che è la felicità immotivata, l’unica cosa che possa essere veramente condivisa. La natura straordinaria della disarmante e profonda semplicità metafisica di Makka Pakka, riporta alla mente un antica metafora: immaginiamo di trovarci a bordo di una barca in mezzo ad un lago, dove la visibilità è scarsa a causa di una certa nebbia; noi remiamo nella direzione che abbiamo scelto, e a un certo punto, vediamo che a una certa distanza davanti a noi si comincia a delineare la sagoma di un’altra barca. Anche se comprendiamo che quella barca ci viene in contro non ce ne preoccupiamo, perché pensiamo che l’altro barcaiolo vedrà noi esattamente come noi vediamo lui e quindi non vi è pericolo di collisione. Tuttavia dopo un po’ , ci rendiamo conto che quell’altra barca sembra volerci venire a dosso come se non ci avesse visto, allora decidiamo di fare una deviazione, ma con nostro rammarico vediamo che anche l’altra barca cambia direzione, come se volesse proprio venirci addosso. A questo punto cominciamo a farci delle domande sul conducente dell’altra barca; ci chiediamo del perché costui voglia danneggiarci, che motivo può avere, forse è qualcuno che conosciamo e che ci vuol male, oppure è soltanto un idiota incapace di portare una barca. Insomma, noi avevamo appena riverniciato la nostra barca, e questo imbecille rischia di scorticarcela, o addirittura vuole proprio far questo. A causa della scarsa visibilità non riusciamo a vedere l’altro barcaiolo, ma ciò nonostante ci stiamo facendo un idea di chi possa essere e lo stiamo giudicando come un incompetente oppure un pazzo criminale. Questa persona  non l’abbiamo ancora mai vista, ma già ci sta parecchio sulle scatole, non vediamo l’ora d’essere più vicini per vederlo in faccia quest’imbecille, intanto però gli stiamo già gridando di scansarsi, ma quello niente, sarà mica pure sordo sto cretino? Finalmente siamo abbastanza vicini per vedere in faccia il deficiente, ma scopriamo una cosa che non ci aspettavamo proprio: davanti a noi c’è una barca vuota alla deriva, i suoi movimenti sono dati esclusivamente dalle correnti. Una barca vuota alla deriva può ancora farci arrabbiare, ma non c’è più nessuno con cui arrabbiarsi, non c’è più il nemico da combattere. Siamo soli con noi stessi e ci viene un dubbio: ma non è che anche noi potremmo essere nient’altro che una barca vuota alla deriva? Dopotutto alla nostra esistenza possiamo crederci soltanto per fede. Dove sono le prove della nostra reale esistenza? Quando pensiamo a noi stessi, facciamo riferimento a qualcosa di empiricamente dimostrabile, o è soltanto la nostra immaginazione? Esistevamo prima di nascere? Esisteremo dopo la morte? Se non sappiamo del nostro esistere prima e dopo, come facciamo ad esser certi che esistiamo adesso? Non possiamo essere noi stessi a fare questa indagine, perché tale ricerca verrebbe per forza di cose compromessa dalla convinzione di esistere veramente, altrimenti non potrebbe neanche esserci un soggetto in grado di condurre l’indagine. La scienza materialista e meccanicista non ci sarà di nessun aiuto, perché potrà soltanto descrivere l’essere umano come una serie di fenomeni fisici, biochimici, elettrici ecc.. tutta una serie di cose che in definitiva sono soltanto delle diverse barche vuote, con caratteristiche diverse asseconda da che punto di vista vengono osservate, ma tutte inesorabilmente vuote e in balia di meccaniche correnti. Tutta questa serie di cose distinte e separate dimostra più la nostra inesistenza di quanto possano darci una qualche identità dimostrabile come il quadro di un fenomeno unico e coerente. Per non parlare del fatto che anche gli osservatori ovvero gli scienziati sarebbero anch’essi delle barche vuote. Se vogliamo credere alla nostra esistenza rimanendo sul piano della razionalità scientifica, mantenendo i piedi per terra, occorre che la scienza riesca a dimostrare la veridicità di questa nostra convinzione. Oppure se non vogliamo rinunciare alla fede nella nostra esistenza, dovremo mettere in dubbio la validità del metodo scientifico, fino a quando questo non dimostrerà che esistiamo veramente.

La verità è che l’umanità non esiste. L’umanità si dimostra aliena alla vita di questo pianeta, è quindi come per gli alieni, se ne sente molto parlare, ma nessuno è stato fino ad ora in grado di portare prove certe della loro esistenza;  prove scientifiche attendibili. Non esistono prove scientifiche attendibili neanche sull’esistenza degli esseri umani, cioè delle prove che non scaturiscano da indagini compromesse dal presupposto di voler credere per forza che gli umani esistano veramente. D’altra parte, se gli esseri umani non esistessero, non potrebbero essere loro stessi a dimostrare l’esistenza dell’umanità, non sarebbero credibili in quanto inesistenti. Quindi, dopo attente ricerche e lunghe riflessioni, dobbiamo giungere alla conclusione che non è in alcun modo possibile che la nostra esistenza sia reale. Quelli che quasi tutti credono siano degli esseri umani, in realtà il più delle volte sono dei fenomeni che la scienza può spiegare perfettamente, e soltanto l’ignoranza della gente a far sì che vengano scambiati per esseri umani. In oltre, esistono tutta una serie di interessi commerciali che si fondano sul credere all’esistenza dell’umanità, vendita di libri, film e telefilm, prodotti per la casa, generi alimentari, vestiti, automobili, telefonini e computer, industria del petrolio e della medicina, insomma, in torno a questa credenza popolare si è costruita l’economia di un intero mercato globale. Questa fede cieca è anche stata alimentata da tutta una serie di falsi documenti, che sarebbe molto facile smascherare con delle indagini serie. A proporre questi documenti sono degli soggetti disadattati che vogliono ad ogni costo credere di esistere veramente, più che altro lo fanno nel tentativo di colmare un loro vuoto esistenziale, che nasce dal fatto che in relata essi non esistono affatto. In altri casi si tratta soltanto di intenzioni goliardiche. Qualunque indagine seria, finirà sempre con il provare che tutte queste presunte prove sull’esistenza degli esseri umani sono soltanto dei fake. Dovremmo credere che gli esseri umani esistano veramente soltanto perché sono loro a dirlo? Perché ne sono convinti e vogliono credere per forza di esistere? Basta guardare le cose da un punto di vista scettico, e si scoprirà facilmente che sono tutte sciocchezze, che nessuno è veramente in grado di dimostrare la propria esistenza. Non vi abbiamo convinti? Credete di esistere veramente? Dimostratelo! La scienza ha ormai dimostrato da tempo che non esistiamo, sarebbe ora di abbandonare per sempre questa fede cieca. Gli unici che potrebbero dimostrare che esistiamo veramente sarebbero gli extra terrestri, perché non sarebbero penalizzati dal fatto di voler per forza esistere come esseri umani. Il percorso degli Debunkers“smentitori” si sa dove comincia ma nessuno può prevedere dove finirà. A forza di smentire si potrebbe cominciare a smentire l’autenticità dei principi fondanti di tutti i valori umani. È già successo nella storia recente con il nazifascismo, e continua a succedere in vari modi anche adesso. Se gli esseri umani non esistono più anche tutti i valori ad essi collegati perdono di significato.

 Debunker: smontando gli smentitori con il “Rasoio di Occam”

Usa sotto shock, strage al cinema Il “Joker” uccide 12 persone

Le vere stragi le fanno coloro che producono questi film che sono delle emerite stronzate, che costano un sacco, che servono soltanto per fare soldi, soprattutto promuovendo la vendita di tutta una serie di video game, non di violenza, ma decisamente violenti, che stimolano l’aggressività e gli istinti più disumani. Si tratta di un industria del tutto disonesta, che uccide le persone pur lasciandole in vita. Questi prodotti d’intrattenimento uccidono l’umanità nelle persone trasformandole in mostri, i più dirigeranno questa violenza entro le regole di una società votata alla violenza. Altri, essendo esclusi da questa società, rivolgeranno questa violenza contro sé stessi, in alcuni casi però capiterà che qualcuno si procuri delle armi e faccia una strage. Tutto ciò che è immaginazione, per una inesorabile legge di natura, tende a divenire fenomeno o azione. Una conoscenza che può farci capire meglio come questo possa accadere, è la scoperta dei neuroni specchio. Quando la scienza dimostrò che il fumo delle sigarette faceva male alla salute, questa conoscenza per molto tempo fu ignorata, soltanto per non danneggiare l’industria dei tabacchi. Allo stesso modo, la scoperta sui neuroni specchio oggi viene ancora ignorata, soltanto per non danneggiare l’industria dell’intrattenimento. E così le persone di qualunque età vengono costantemente stimolate verso comportamenti violenti, attraverso film e telefilm che entrano nelle case della gente quotidianamente. Fin che le persone sono condizionate dal adeguamento alle regole della convenienza sociale, semplicemente si ammalano a causa di una necessaria costante auto inibizione. Se invece, in particolari circostanze, questi freni inibitori perdono la loro efficacia, capiterà che la violenza che fino ad ora poteva sembrare confinata nello schermo del cinema, ne venga improvvisamente fuori facendo una strage. Quello che si è sempre creduto quando si affermava: “è soltanto un film” oggi sappiamo che non è vero. Possibile che nessuno ne tragga le conseguenze? Eppure, Makka Pakka ce lo sta dicendo in modo assolutamente chiaro e tondo come stanno veramente le cose. Qualunque cosa immaginiamo tende a materializzarsi in una forma fenomeno. La nostra immaginazione è vincolata alla nostra conoscenza e percezione della realtà, quindi in definitiva, possiamo immaginare soltanto cose vincolate a ciò che sappiamo. Questo vuol dire che la nostra immaginazione agisce come un campo di potenzialità, dove tutte le possibilità tendono a manifestarsi. Se si tratta d’immaginazione condivisa a livello di massa, si vengono a creare delle corsie preferenziali per la sua materializzazione. Così non dovrebbe sorprendere che a un certo punto, tutte quelle demenziali sparatorie e quei barbari ammazzamenti, escano fuori dallo schermo e si materializzino tra di noi. È il retaggio di una brutalità che abbiamo a lungo coltivato.

Gabriele Manfrè Scuderi su facebook

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