“Masters of war” di Bob Dylan, testo tradotto

“Masters of war” di Bob Dylan, testo tradotto

titolo tradotto: padroni della guerra

venite padroni della guerra

voi che costruite i grossi cannoni

voi che costruite gli aeroplani di morte

voi che costruite tutte le bombe

voi che vi nascondete dietro i muri

voi che vi nascondete dietro le scrivanie

voglio solo che sappiate

che posso vedere attraverso le vostre maschere

voi che non avete mai fatto nulla

se non costruire per distruggere

voi giocate con il mio mondo

come se fosse il vostro piccolo giocattolo

voi mettete un fucile nella mia mano

e vi nascondete dai miei occhi

e vi voltate e correte lontano

quando volano veloci le pallottole

come Giuda dei tempi antichi voi mentite e ingannate

una guerra mondiale può essere vinta

voi volete che io creda

ma io vedo attraverso i vostri occhi

e vedo attraverso il vostro cervello

come vedo attraverso l’acqua che scorre giù nella fogna

voi caricate le armi che altri dovranno sparare

e poi vi sedete a guardare mentre il conto dei morti sale

voi vi nascondete nei vostri palazzi

mentre il sangue dei giovani scorre dai loro corpi

e viene sepolto dal fango

AVETE CAUSATO LA PEGGIOR PAURA CHE MAI POSSA SPARGERSI

PAURA DI PORTARE I FIGLI IN QUESTO MONDO

POICHE’ MINACCIATE IL MIO BAMBINO MAI NATO E SENZA NOME

VOI NON VALETE IL SANGUE CHE SCORRE NELLE VOSTRE VENE

che cosa so io per parlare quando non è il mio turno

direte che sono giovane direte che non so abbastanza

ma c’è una cosa che so anche se son più giovane di voi

che persino Gesù non perdonerebbe quello che fate

voglio farvi una domanda

il vostro denaro vale così tanto?

vi comprerà il perdono?

pensate che potrebbe?

io penso che scoprirete quando la morte esigerà il pedaggio

che tutti i soldi che avete accumulato

non serviranno a ricomprarvi l’anima

e spero che moriate e che la vostra morte venga presto

seguirò la vostra bara in un pallido pomeriggio

e guarderò mentre vi calano giù nella fossa

e starò sulla vostra tomba finché non sarò sicuro che siete morti

 

“Masters of war” video della canzone su You Tube 

Il pensiero diversamente positivo dell’angelo sterminatore.

Il presidente del consiglio italiano, quello che definì gran parte degli italiani dei coglioni.. sì.. insomma, Berlusconi; parlando dell’attuale crisi economica ha detto: “i cinesi lavorano dodici ore al giorno per sei giorni alla settimana”, aggiungendo poi “in Cina non ci sono i sindacati a rompere i coglioni ai padroni” ( a dire il vero, potrebbero anche obbligare gli operai cinesi a lavorare ventiquattro ore su ventiquattro per sette giorni alla settimana, e quando cadono morti “cinicamente” sostituirli ), ma quello che non si è capito bene, è il seguito di questo ragionamento. Cosa ci stanno proponendo i nostri politici ed economisti? Stanno chiedendo ai lavoratori dei sacrifici per cosa? Per attuare il modello di sviluppo delle 3C? Le 3C  sarebbero: cinico – capitalismo – competitivo. Oppure se preferite il modello: Chicago boys – cileno – cinese. È per realizzare questi progetti di disumana alienazione che si chiedono dei sacrifici? Ma non era anche il papa polacco a parlare del lavoro per l’uomo e non dell’uomo per il lavoro? Anche la meritocrazia, che spesso viene proposta come valore in cui credere, se farà riferimento a dei valori sbagliati rispetto ai quali stabilite il merito, potrebbe anche essere la premessa per una cultura classista e razzista. L’attuale governo cinese, considera meritevoli il massacro di  Tiananmen , e il genocidio del popolo tibetano, esattamente come i nazisti consideravano meritevole lo sterminio degli ebrei. Quindi, sia ben chiaro che la meritocrazia non è affatto un valore di per sé, ma piuttosto andrebbe considerata, come possibile contenitore di valori, che invece sono ben altri. Forse, di questi altri valori sarebbe il caso di parlare, specialmente quando si parla di economia, ovvero quando si parla di tutto ciò che effettivamente stabilisce un significato e una qualità della vita. Insomma la domanda è questa: ma la Cina, è un competitore del mercato globale, o è l’attuale nemico e impero del male? Perché nessuno sta ponendo, chiara e tonda, questa semplice domanda? Perché non sappiamo nulla di quel giovane che da solo fermava i carri armati di piazza Tiananmen, che fine ha fatto?

Finché resteremo individui saremo facilmente individuabili come facili bersagli. Le psico strategie della comunicazione e delle propagande di marketing, sia laiche che religiose, non hanno nessun potere su coloro che son capaci di identificarsi con una dimensione sovra individuale. Non io e non mio. Coloro che dicono che i fatti conterebbero più delle parole, di fatto, a conti fatti, danno sempre origine a dei fatti che lasciano molto insoddisfatti. Le parole contano più delle azioni, in quanto le precedono. Dipenderà dalla qualità delle parole, cioè dalla qualità delle idee, se seguiranno azioni utili o deleterie. Le parole quindi vengono per prime, e determinano la differenza nella qualità delle azioni. Le parole contano più dei fatti, tutte le guerre cominciano a parole, quindi anche la pace dovrà cominciare con parole di pace, questo vuol dire che non si dovrebbe mai dire ciò che si pensa, ma sempre pensare a ciò che si dice. È il pensiero, che nella dimensione umana, è fatto di parole, e in assenza di pensiero non vi è alcuna azione. Persino le forme, di cui si può percepire l’immagine, scaturiscono dalle vibrazioni che modulano le diverse frequenze dei suoni che a loro volta formano le parole e il linguaggio. Esistono ovviamente, parole e linguaggi naturali, che seguono le dinamiche del cosmo, è a partire dal linguaggio del cosmo che gli esseri umani hanno sviluppato un proprio linguaggio, che in origine doveva essere in accordo con le leggi di natura, e di conseguenza, il primo linguaggio umano aveva lo stesso potere creativo della natura. In origine gli esseri umani potevano governare le forze della natura attraverso la parola, non esisteva nessuna separazione o differenza, tra la parola dell’uomo e il verbo di Dio, così come non esisteva nessuna separazione tra la parola e la forma e  funzione di tutte le cose esistenti. Gli esseri umani in origine creavano e facevano evolvere ogni cosa in natura, proseguendo il lavoro di Dio. Se invece, come oggi spesso accade, alle parole non seguono i fatti, questo vuol dire che si tratta di parole che esprimono idee sbagliate; sbagliate in quanto non più in armonica relazione con le logiche del cosmo, si tratta di parole false, e false in quanto sbagliate, ma questo conferma il fatto che sono sempre le parole che contano più delle azioni, e quando veicolano idee sbagliate, danno sempre origine ad azioni deleterie. L’azione, sarà sempre un effetto collaterale dell’ideazione, e ne esprimerà il valore intrinseco. Non sarà certamente un caso, che tutti quei politici, che si vantano di praticare la politica dei fatti e non delle parole, alla fine fanno soltanto le peggiori cavolate, e quando poi si rendono conto dei disastri che hanno combinato, cercano di rimediare proprio con le parole, ma a questo punto si tratta soltanto di chiacchiere inutili. Purtroppo, anche le chiacchiere inutili danno origine a dei fatti, danno origine a dei fatti inutili. Perché a tutte le parole seguono sempre dei fatti, il potere della parola non cambia anche quando si tratta di parole sbagliate. È questo quello che i più non sanno. Il modo giusto di usare le parole, è quello di mettere in pratica ciò che si dice nel momento stesso in cui si parla o si pensa. Questo è il potere della parola che viene citato nel vangelo. La parola di verità, è il massimo potere di cui possiamo disporre, esso è unità di pensiero, parola, azione. È anche vero però, che non possiamo vincolare la natura dell’esistenza alla nostra incapacità di comprenderla. Anche noi se potessimo, eviteremmo volentieri di frequentarci. Non ci andiamo a genio, ci odiamo profondamente. Non saremmo mai dovuti nascere, siamo i figli dell’attuale imbecillità umana. Purtroppo siamo condannati a continuare a frequentarci incessantemente, non ci possiamo mandare a  fanculo da soli, e siamo quindi costretti ad esser affetti dalla nostra stessa cattiva compagnia. Soltanto la morte ci toglierà dagli impicci della nostra fastidiosissima e noiosissima presenza. Il permeante pensiero acqua ci concederà la grazia d’una giusta morte, che si può dir giusta perché non è la morte dei giusti. I falliti, potranno lavorare soltanto per guadagnarsi quelle malattie degenerative che li condurranno ad una brutta morte. Il lavoro che i vincenti offrono ai perdenti, viene remunerato soltanto con malattia e morte. Quando i perdenti si ammalano, non dovrebbero accettare le cure che i vincenti gli vogliono vendere, quelle cure gioveranno soltanto ai vincenti che sulle malattie dei perdenti celebrano il loro trionfo. Tutte le guerre hanno i loro caduti, ma non tutti combattono dalla parte della giustizia. Il natale è la festa dei vincenti che d’esser nati son contenti. I perdenti, farebbero meglio a festeggiare il mortale, poiché soltanto da morti potranno esser contenti. I perdenti perdono la vittoria dei vincenti. I vincenti vincono la sconfitta dei perdenti. Quando si comprende tutto questo, allora si diventa punk. Essere punk, vuol dire rendersi conto che non vale la pena di interessarsi alla vita intesa come: competizione, conflitto, meritocrazia e selezione della razza superiore. Queste cose servono soltanto ad intrappolarci nel dolore della peggior specie, un dolore che si protrae inutilmente senza determinare nessuna crescita della maturità e consapevolezza umana, e  tanto meno ci condurrà alla liberazione dalle cause del dolore stesso. La filosofia punk, si pone l’obbiettivo di sfuggire a tutte quelle false speranze, che ci vengono propinate, per meglio coglionarci nell’osservanza di falsi valori, e liberarci dalle false speranze di riscatto e di vittoria. Nella filosofia punk, non ha nessun significato il fatto d’essere i primi o gli ultimi, è uguale non fa nessuna differenza. Essere punk, vuol dire non crederci più. La filosofia punk, è rimasta l’unica filosofia ancora autenticamente valida nell’epoca contemporanea, è rimasta di grande attualità, acquistando purtroppo valore negli anni. Ancora oggi, essere punk, vuol dire,  esprimere con il proprio modo di vivere, lo sfacelo dell’attuale condizione umana, nella consapevolezza che nulla di più di questo si può onestamente fare, vivendo in un contesto così drammaticamente fallimentare. Per poter veramente amare, a questo sfacelo non bisogna partecipare. Non si può continuare a credere a tutti quei falsi buoni propositi che nascondono oscuri propositi.  È una rabbia che da qualche parte deve pur finire. Sarà con il fragore di molti tuoni che le trombe  degli angeli annunceranno la fine dei tempi, è il passaggio d’epoca.  Quante sono le stelle che nessuno ha mai visto? Come si può affermare che esistono se nessuno le ha mai viste, ne mai potrà vederle? Nessuno vuole essere amato da chi non vale nulla. Quindi se nessuno ci riconosce un valore, questo vuol dire che non esistono prove della nostra esistenza in vita, e non servirà a nulla rivolgersi a “chi l’ha visto”. Nessuno potrà certificare il fatto che siamo mai esistiti.

Come stelle cadenti, lasciamo molto a desiderare.

Come stelle cadenti, siamo in rotta di collisione con la terra.

Come stelle cadenti, ci dissolveremo nella superficie del cielo al confine del mondo.

Come stelle cadenti, non raggiungeremo mai la superficie della realtà.

Come stelle cadenti, torneremo a far parte del tutto dal quale proveniamo.

Come stelle cadenti, spariremo in un lampo di luce.

Come stelle cadenti, abbiamo fatto un lunghissimo viaggio per essere visti un attimo e poi sparire. Ai poveri vengono tolti i figli per essere dati in affidamento, perché i figli sono un lusso. I figli dei ricchi sono orfani di genitori in vita, e vengono affidati all’eccitante noia del divertimento. Ma nel mondo dei ricchi, i poveri cosa ci stanno a fare? Non ci stanno a fare nulla, infatti per loro il mondo è soltanto un campo di sterminio dove sono condannati ai lavori forzati. I poveri, continueranno ad accettare la loro condizione nella misura in cui, potranno ancora sperare in una ricompensa, di diventare a loro volta ricchi, se non in terra, rimane la speranza di una ricompensa in cielo. Per quanto tempo ancora potranno reggere le storie degli ultimi che saranno i primi e del paradiso che li accoglierà? Li paradiso in cielo e l’inferno in terra. Il mondo infernale finirà, quando i poveri smetteranno di credere alle storie che i ricchi gli raccontano, per tenerli buoni e ubbidienti. Nessuno si accorge che i poveri sono maggioranza? Allora perché anche in democrazia sono sempre i ricchi a comandare? La realtà è un lusso che non ci possiamo più permettere. I poveri e i perdenti non possono permettersi il lusso di affrontare la realtà, anche se non avrebbero nulla da perdere. L’affrontare la realtà come fosse una battaglia, è un lusso dei ricchi e dei vincenti, la guerra piace soltanto a chi crede di poterla vincere. A tutti gli altri non rimane che fuggire dalla realtà concepita come un campo di battaglia, perché la realtà della guerra, è soltanto l’agonia dei perdenti. Ma cosa  vincono poi questi vincenti? Fanno una bella figura e una brutta fine. Non siam nati per essere apprezzati, di stima e autostima son pieni i cimiteri. Il vero perdente è colui che troppo tardi si accorgerà dell’inconsistenza di tutto ciò per cui ha lottato. Non siam nati per fare bella figura! Anche se ce la dovessero dare, sarebbe soltanto in prestito, poi se la riprenderebbero e a noi non rimarrebbe assolutamente nulla, proprio come se non ce l’avessero mai data. Perché allora continuare a sprecar tempo appresso a queste cose futili? Perché angosciarsi nel dubbio se ce la daranno, oppure se non ce la daranno mai? Non ce l’avevamo e non ce l’avremo perché non ce la daranno, cosa è cambiato dal momento della nostra nascita ad ora? Niente è cambiato! Se non ce la vogliono dare che se la tengano! Dopotutto è roba loro, e di quello che non ci appartiene non sappiamo che farcene. Non c’è nessun valido motivo per sprecare la nostra intera esistenza con questo genere di preoccupazioni, eppure è di questo che si preoccupa la maggior parte delle persone, pare che si faccia tutto soltanto per poter scopare, ma la cosa più grave, è che si confonde questo con l’amore. Peggio della disperazione c’è la falsa speranza.

Creare il vuoto attorno a sé e disegnarne i confini.

Una profonda sfiducia in sé stessi che rasenta l’abnegazione.

Una mancanza di autostima assoluta, tenace e incorruttibile.

Credere fermamente nella propria inutilità e balordaggine.

Impegnarsi nel non valere nulla rispetto a tutto ciò che non vale nulla.

Cercare sé stessi la dove nessuno ci sta cercando.

Rifiutare con sdegno, qualsiasi identità ci venga attribuita, da coloro che non ci conoscono e non ci vogliono conoscere.

Intendere la negatività come valore positivo, rispetto a alla visione positiva di ciò che è negativo.

Un autentico pessimismo per difenderci dalle false speranze.

Rifiutare la falsa positività del mercato, che ci vuol vendere la felicità che nostra non sarà, ma a chi sulla nostra infelicità si arricchirà, esclusivamente apparterrà.

Disegnare, netti e ben definiti, i confini di quel nulla che è la vita che ci viene attualmente proposta, che non è un dono, ma ci viene venduta a caro prezzo, al prezzo della nostra stessa vita, benché essa non valga nulla.

Comprendere che non si può aiutare il prossimo nel tempo libero, e massacrarlo in orario di lavoro.

Gli uguali si respingono, gli opposti si attraggono, la negatività attira la positività. Quindi dedicarsi con serietà e passione al pessimismo.

In guerra, o si è alleati o si è nemici, in guerra non ci possono essere amici.

Colpire prima d’essere colpiti, mandare gli altri a quel paese prima che loro ci mandino noi. In guerra non ci possono essere amici, la competizione è guerra, occorre de condizionare la mente dal pensiero competitivo, comprendere che ogni valore diviene negativo se visto in un contesto conflittuale.

Dobbiamo innanzi tutto liberare noi stessi dal condizionamento del pensiero competitivo.

I credenti nella competizione sono nostri nemici.

Sono i sentimenti che danno origine alle guerre e non la ragione.

Chi dice di volerci bene, è una sicura minaccia, poiché successivamente non potrà far altro che odiarci a causa di quella che riterrà una sua debolezza.

I materialisti non saranno mai chiaramente distinguibili dal loro umano sterco. Le religioni sono materialiste esattamente come il materialismo ateo.

Peggio della disperazione c’è la falsa speranza.

Nessuna compassione si avrà per i vincenti, quando ritireranno il loro premio di malattia e morte.

Dio e il paradiso, esistono esattamente come babbo natale e la befana e gli angeli si dimostrano dei buoni a nulla.

Proporsi di deludere sempre per non illudere mai, abbattendo così il muro dell’omertà.

La scienza non si spiega la coscienza. La scienza richiede coerenza, e la coerenza non porta all’essenza.

La morte fa parte della nascita, ma non ha nulla a che spartire con la vita. La vita non è una faccenda personale, personalmente nulla può vivere.

Coloro che entrano in un supermercato, credono di fare delle scelte, ma altri hanno scelto per loro.

Certo realismo rende le persone mentalmente stitiche.

Certe fughe dalla realtà hanno un effetto mentalmente lassativo e depurativo, eliminando le tossine delle allucinazioni materialiste. ( la materia non è reale la scienza lo ha appurato senza più ombra di dubbio ) la realtà è relativa, quindi tutt’altro che cosa certa.

Si compera dell’immondizia sotto forma di confezioni che ce la danno a bere, e poi si paga la tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, mentre chi ce l’ha venduta gode di agevolazioni fiscali.

Si spendono un sacco di soldi per ammalarsi, e poi se ne spendono ancora di più per curarsi, (e non si guarisce mai! ).

Perché le persone che stanno bene,  mai nulla hanno a che fare con il bene? Perché le persone benestanti sono sempre così arroganti? Ma non sarà perché quello che si dice essere il bene in realtà è il male?

A determinare un cambiamento non sarà mai ciò che potremo fare in più o in meno, ma soltanto ciò che sarà fondamentalmente diverso potrà cambiare l’esistente.

Nel 2011 tutte le guerre sono state perse. Adesso si può dire che tutti i Re erano nudi, che i loro sontuosi e vanitosi vestiti erano fatti di bolle speculative e altre stronzate simili. Adesso si può dire che tutti i signori della guerra erano delle immense teste di cazzo. Adesso, vogliamo vedere contro chi la faranno la loro guerra da coglioni, potranno farla soltanto contro sé stessi, potranno sbattere la testa contro il muro della loro imbecillità fino ad ammazzarsi. Allora non ci resterà che aspettare sulle loro tombe, per assicurarci che siano effettivamente morti. E se si dovessero rialzare.. allora..  Come stelle cadenti, con fragore di molti tuoni ci schianteremo sulle loro fottute teste di minchia per poterli definitivamente ammazzare!

Perché: HANNO CAUSATO LA PEGGIOR PAURA CHE MAI POSSA SPARGERSI

PAURA DI PORTARE I FIGLI IN QUESTO MONDO

POICHE’ MINACCIATE IL MIO BAMBINO MAI NATO E SENZA NOME

VOI NON VALETE IL SANGUE CHE SCORRE NELLE VOSTRE VENE

Bob Dylan’s Masters Of War performed by Sam Bradley

Gabrielemanfrè su face book ( il libro delle facce di bronzo e delle fantasiose identità )

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8 risposte a “Masters of war” di Bob Dylan, testo tradotto

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    Assoluta e totale condivisione.

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