“Angel” dei Massive Attack, traduzione del testo in italiano

“Angel” dei Massive Attack, traduzione del testo in italiano

Tu sei il mio Angelo che viene da lassù a portarmi l’amore

Lei, con lo sguardo dei suoi occhi sul lato oscuro, neutralizza gli uomini per amarli

Per amarli… ti amo…

Tu sei il mio Angelo che viene da lassù a portarmi l’amore

Per amarli… ti amo…

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Angel dei “Massive Attack”

“L’uomo che fugge dalla massa, è colui che cerca se stesso, quando stremato dalla corsa, egli finalmente si ferma e si volta a guardare negli occhi ciò che lo terrorizzava, vede quella che fino ad ora gli pareva una folla inferocita che lo inseguiva, si accorge soltanto adesso che sono uomini come lui, fondamentalmente sono lui stesso rispecchiato in una moltitudine di volti differenti. A questo punto egli riprenderà la sua corsa, ma nell’opposta direzione. Adesso sarà la debole e confusa massa che fuggirà di fronte all’uomo che conosce sé stesso, il vero sé stesso. La massa non capirà che quel’uomo gli sta venendo in contro per aiutarli, stupidamente si sentirà minacciata e fuggirà ancora dall’unica speranza di pace.”

 

Riflessioni orizzontali e verticali sulla condizione umana maschile.

Recenti studi statistici, hanno dimostrato che gli omicidi che avvengono all’interno del rapporto di coppia, sia matrimonio che fidanzamento, sono divenuti di numero superiore addirittura agli omicidi che avvengono nell’ambito della criminalità organizzata, e sono in continuo aumento. Sono soprattutto le donne che vengono brutalmente assassinate dai mariti o fidanzati che erano state costrette a lasciare. In oltre, sono anche in costante aumento le denuncie di violenze sessuali che per la maggior parte avvengono nell’ambito familiare. Pare proprio che nell’ambito della superficiale cultura di massa, gli uomini divengano molto infelici nel rapportarsi con le donne, fino al punto da impazzire completamente.

Le donne non amano gli uomini. Gli uomini amano la donne, mentre le donne fan progetti per il futuro e ameranno soltanto tali progetti, dove accidentalmente gli uomini possono ricoprire un qualche ruolo utile alla loro realizzazione. Quindi le donne ameranno gli uomini non per quel che sono, ma per il contributo che essi possono dare ai loro progetti di vita. Al di fuori di questi progetti, alle donne non importa proprio nulla degli uomini, non li considerano proprio, ma gli uomini di questo non si rendono facilmente conto. Alle donne gli uomini potranno sembrare dei libri chiusi, ma in realtà esse non hanno nessun interesse ad aprire e leggere questi libri, preferiscono fermarsi alla copertina immaginandone il contenuto, se li aprissero e li leggessero, allora comprenderebbero che gli uomini non sono al mondo per loro e quindi, preferibilmente vorrebbero che questi libri avessero soltanto pagine bianche dove potervi scrivere ciò che vogliono. Gli uomini potranno rapportarsi serenamente con le donne, soltanto quando  saranno capaci di percepire la realtà, come tutto  ciò che rimane quando non ci si crede più, allora essi saranno capaci d’esser vuoti come dei libri dalle pagine bianche, dove nulla vi è stato ancora  scritto. Quando gli uomini, dopo un lungo e doloroso percorso di maturazione interiore, si rendono finalmente conto che alle donne non importa assolutamente nulla di loro, della loro reale natura e delle reali loro esigenze, si liberano da quel condizionamento mentale che li affligge da una vita o forse più, un condizionamento caratterizzato dall’esigenza di ricevere l’approvazione delle donne, per sentirsi persone degne e per dare un significato alla loro esistenza. Questa liberazione, comporta il venir meno da parte degli uomini, di ogni interesse nei confronti di tutti quei progetti di vita finalizzati all’ottenimento di quell’approvazione femminile, che li aveva fino ad ora motivati nella comprensione di sé e nell’azione. Sarà soltanto a partire da questa condizione di ritrovata libertà e lucidità mentale, che l’uomo potrà divenire un vero “Samnyasin”  “un vero rinunciante”. Si potrà rinunciare veramente, soltanto a tutto ciò che non esercita su di noi nessuna attrattiva, mentre la rinuncia intesa come sacrificio o auto coercizione, porterà soltanto alla nevrosi, come quella tipica dei religiosi fanatici e integralisti. In realtà, la vera rinuncia consiste nel rinunciare a ciò che non interessa più, perche semplicemente risulta cosa estranea alla nostra realtà e alle nostre aspettative, mentre l’auto coercizione porta ad amplificare l’interesse su ciò a cui si vuol rinunciare. L’umanità è femminile, mentre il divino è maschile. Quindi il ruolo dell’umano di sesso maschile, è  necessario nel divenire della realtà materiale, ma rappresenta anche un allontanamento dall’originale natura fondamentalmente divina degli umani, che è femminile. Il Divino, nella sua condizione fondamentale, è caratterizzato dalla contrazione maschile in senso assoluto ed è quindi immobile, non manifesto. Sarà invece nel suo movimento d’espansione femminile che potrà dare origine alla creazione. Quindi, quando il divino raggiunge il suo scopo creativo nella forma umana, questa sarà inizialmente una forma di natura femminile di tipo non duale, l’immagine e somiglianza del divino  in una forma speculare alla natura divina maschile assoluta, in una forma corporea umana dal fondamentale carattere divino femminile assoluto. L’Adamo primordiale, altro non è, che il divino che si manifesta nella realtà materiale attraverso un corpo che può interagire in quel mondo, come punto d’arrivo nell’evoluzione delle forme viventi e non, e come punto di partenza per una ulteriore evoluzione della creazione che tenderà a ricondurre tutte le cose esistenti, all’originario stato di perfetto equilibrio. L’ulteriore evoluzione tuttavia richiederà un ulteriore passo, in quanto, l’evoluzione fino a questo punto sarà avvenuta secondo una geometria caratterizzata dalla perfetta simmetria e per questo in equilibrio stabile nelle sue dinamiche evolutive. Sarà un fattore di destabilizzazione asimmetrica che darà nuovo impulso al fenomeno evolutivo dell’umanità, verso la ricerca di quella che, d’ora in poi sarà del’equilibrio e la perfetta armonia perduti. È interessante osservare, che l’Adamo primordiale subisce una scissione per dare origine al genere maschile e femminile, ma questa scissione non è una perfetta e simmetrica divisione in due, Eva nascerà da una costola dell’Adamo primordiale, che soltanto dopo questa scissione acquisirà il genere maschile differenziato da quello femminile di Eva. Ed Eva và, il nome stesso suggerisce la  fondamentale natura di colei che metterà in moto qualcosa di nuovo nell’evoluzione. L’Adamo primordiale era statico, in equilibrio, non andava da nessuna parte, non ne aveva motivo, era auto sussistente e completo in se stesso come il divino che veicolava. Una condizione di pace si, ma statica e non ulteriormente creativa. La parte successiva della storia biblica, quella che riguarda l’albero della conoscenza del bene e del male, rappresenta la logica conseguenza del rimettersi in moto dell’evoluzione che va dallo spirituale assoluto non duale, al materiale relativo dualistico. Infatti, la descrizione di un albero che rappresenta un mondo che affonda le sue radici nel cielo dell’assoluto e che da un unico tronco vede dipanarsi innumerevoli rami, ramoscelli e foglie, sembra proprio descrivere il divenire della moltitudine delle forme esistenti, a partire da un’unità fondamentale. La conoscenza del bene e del male, rappresenta senz’altro il pensiero della mente duale che si muove come un serpente, non in modo rettilineo, ma in modo ondulatorio andando da una direzione all’altra, potendo fermare l’attenzione su una cosa alla volta. L’inganno del frutto proibito che renderà l’uomo uguale al Divino, è abbastanza semplice da comprendere, l’umano è già per sua originaria natura Divino, nel momento stesso in cui si pone il problema di divenire Divino determina una scissione in se stesso e quindi crea l’idea del Dio come cosa separata da sé, relegando se stesso ai margini del creato e della divinità della natura. Il “de-monio”, non è altro che il “de-mono”, ovvero la negazione della visione mono, non duale, è l’affermazione della visione duale della realtà. È abbastanza ovvio che sarà la donna ad intraprendere l’esplorazione di questa nuova visione frammentaria e relativistica, poiché ella è per sua natura propensa a destabilizzare le cose per rimetterle in movimento. Il maschile rappresenta il mantenimento, mentre il femminile rappresenta l’evoluzione, insieme i due danno origine alla danza cosmica che porta alla distruzione del vecchio per far nascere il nuovo, ovvero, l’esistenza vista e intesa come evoluzione da una certa cosa ad un’altra. Il principio maschile è inerte fino a quando il principio femminile non lo coinvolge nella manifestazione creativa del cosmo. Prima dell’incontro di Eva con il serpente, che porterà a rompere la percezione di unità dell’esistenza, mettendo in moto la percezione frammentaria e quindi la divisione delle cose come se fossero realtà separate e non più semplicemente parti del tutto indiviso, la condizione di differenziazione dei sessi non creava alcun tipo di problema, Adamo ed Eva erano nudi e ciò non creava alcun disagio, sarà per l’appunto la conoscenza del bene e del male a rompere l’incanto, si badi, non la sola conoscenza del male, ma la conoscenza del bene e del male insieme. Nella dimensione umana successiva alla cacciata dal paradiso terrestre, possiamo dire che l’umana femmina rappresenta la fase in cui l’umanità si muove dal cielo verso la terra ed è quindi soggetta all’attrazione gravitazionale della dimensione terrena, di conseguenza la forma materiale femminile ha le parvenze del cielo, sarà la predominanza del cielo a plasmare il suo corpo e la sua mente che saranno dominate dal movimento d’espansione curvilineo. Mentre l’umano maschile, fa un percorso diametralmente inverso a quello delle donne, cioè parte dalla terra per tornare alla sua dimora di origine che è il cielo, il corpo e la mente maschile saranno quindi plasmati da forze predominanti terrene dominate dal movimento di contrazione rettilineo. L’uomo ha già percorso la strada che dal cielo conduce alla dimensione terrena e vuole tornare da dove è venuto, egli non è veramente attratto dal mondo materiale, ma è attratto dalla dimensione spirituale femminile celeste verso la quale per sua natura protende, non protende verso la Divinità del maschile assoluto, poiché questa ha una polarità identica alla propria e quindi non lo attrae, sarà invece l’aspetto espansivo femminile del divino ad attrarlo. La donna invece, come abbiamo già  detto, è un essere dominato dalle caratteristiche delle forze celesti, è direttamente di li che ella proviene, e nella sua forma materiale corporea se ne scorge l’impronta, per questo la donna è attratta, per sua natura, dalla dimensione materiale del divenire illusorio verso il quale discende, è questa la sua normale propensione in accordo con le leggi evolutive, paradossalmente la donna cerca nelle cose del mondo la fermezza ed immutabilità del divino maschile e crederà di trovarlo nell’uomo, senza accorgersi che egli muovendosi nella direzione opposta, tende a sfuggirgli. L’uomo conosce il difetto della dimensione materiale dalla quale cerca di allontanarsi, in quanto, ha un ricordo inconscio della dimensione spirituale che ha perduto, mentre la donna è ancora immersa nella dimensione celeste per cui non vede i difetti del mondo materiale. È  come se la donna vedesse il mondo illuminato dalla propria luce spirituale che tende a nascondere gli inganni del divenire. Dato poi, che l’uomo e la donna percorrono la stessa strada in direzioni opposte, è inevitabile che essi a un certo punto s’incontrino, ma questa non è una necessità ineluttabile, poiché essi hanno una strada in comune si, ma non una eguale direzione di marcia, non è detto che all’incontro debba seguire un qualche tipo di rapporto di condivisione nei loro percorsi di vita. Non può essere vera la definizione che vede l’uomo e la donna come due metà speculari che tendono a riunirsi. L’uomo e la donna sono due esseri distinti e separati, che non hanno in realtà nessuna esperienza di vita da condividere.  Quindi, la donna proviene dal cielo ed è diretta verso la terra, l’uomo proviene dalla terra ed è diretto verso il cielo. A un certo punto, che non ha una sua collocazione specifica nello spazio e nel tempo, questi due esseri biologicamente compatibili, ma fondamentalmente diversi, s’incontrano. Questo incontro avviene di preferenza in età giovanile, poiché nell’infanzia, la differenziazione di genere sessuale e relativa direzione di movimento coscienziale non è ancora identificabile. I bambini sono per loro natura caratterizzati dalla dimensione celeste indipendentemente dai generi maschile e femminile. Nella vecchiaia la differenziazione di genere si riduce nuovamente, poiché l’invecchiamento altro non è, che il predominare della dimensione terrena caratterizzata dalla contrazione, che portata al suo estremo, conduce alla fine del movimento d’espansione vitale provocando quindi la morte della forma corporea e forma mentale in essa identificabile. Non sarà certo un caso che gli uomini, a parità di condizioni di vita, vivono meno allungo delle donne, questo perche essi sono già per loro natura inclini alla tendenza della contrazione. Sembrerebbe che le donne siano più adatte a vivere nel mondo terreno rispetto agli uomini, almeno da un punto di vista biologico. Inutile ricordare che comunque ogni forma mentale e corporea, è la combinazione asimmetrica dei movimenti d’espansione e di contrazione, mentre la combinazione simmetrica dei movimenti speculari degli opposti, appartiene alla sfera dei principi “elementali” i quali, sempre si trovano nel costruire le forme asimmetriche, come un fulcro fondamentale attorno al quale si dipana il movimento evolutivo della diversificazione cosmica.

A un certo punto del suo faticoso cammino ascensionale, il giovane uomo vede venirgli in contro questa creatura di parvenza e provenienza celestiale, ovvero una giovane donna. Dato che ella proviene proprio dalla direzione nella quale il giovane uomo è diretto, egli rimane affascinato dalla giovine donna, ne è inesorabilmente attratto. Questo sentimento d’amore che l’uomo avrà nei confronti della donna, gli impedirà di vedere il fatto che, ella si muove in una direzione diametralmente opposta alla sua, e quindi l’uomo, per non perdere il contatto con questa affascinante creatura, invertirà la sua naturale e spontanea direzione di marcia di risalita verso la luce del cielo, per incamminarsi insieme alla donna, nuovamente verso l’oscurità terrena dalla quale proviene, rinunciando così al cielo e anche ai frutti della propria fatica fin d’ora spesa. Così l’uomo, si incamminerà insieme alla donna verso la dimensione terrena che già conosce, e che in lui non suscita più alcun interesse o attrattiva. D’altra parte la donna, accetta di buon grado la compagnia dell’uomo, perché in lui riconosce l’impronta terrena che la attrae, perché lo vede provenire da dove ella è diretta e la rassicura la compagnia di uno che conosce la strada e la meta. La donna in oltre, proietta la propria luminosità celeste su questo suo nuovo compagno e quindi non lo vede come realmente è, non riesce a vedere la sofferenza che ha spinto l’uomo a fuggire dal mondo materiale per ritrovare la pace celeste, ella tenderà a vedere nell’uomo la proiezione di una sua immagine idealizzata e non dell’uomo così come realmente è. Sarà questa immagine idealizzata dell’uomo, che la donna riterrà utilizzabile nei suoi progetti terreni, se la donna vedesse l’uomo come realmente è, non ci metterebbe molto a capire, che egli non è minimamente idoneo a svolgere i compiti che ella vorrebbe assegnargli. Mentre per l’uomo, la rinuncia all’ascesa verso il cielo, inizialmente è cosa a lui molto gradita; questo perché, essendo lui confuso dall’apparente natura celestiale della donna, si convince di aver raggiunto con questo incontro la sua meta naturale. In base a questo convincimento, l’uomo abbandona volentieri la direzione del suo cammino, un cammino in salita molto faticoso e irto d’ostacoli. Mentre il percorso della donna, nel suo movimento discendente, agevolato dall’attrazione gravitazionale della materia, di cui ella ancora non conosce i risvolti negativi, in quanto il mondo terreno a lei apparirà trasfigurato dalla  luce celeste che essa stessa emana, pare un percorso più leggero e agevole. La donna è ancora influenzata dall’emanazione della luce, della celestiale visione dell’unità indivisa, e vede la materia, non come realmente è, nella sua naturale oscurità, ma la vede brillare d’una luce riflessa che ella stessa emana senza accorgersene. Così come noi vediamo la luna credendola luminosa, agli occhi delle donne il mondo appare come se fosse luminoso per sua natura, per questo le donne vedono luminoso ciò che in realtà non lo è. Dicevamo quindi, che l’uomo accetta di buon grado di rinunciare alla sua naturale e faticosa direzione di marcia, perché ritiene di aver trovato nella donna la sua meta naturale e di potersi quindi finalmente fermare e riposare. In effetti, nel momento in cui l’uomo e la donna s’incontrano, entrambi per un certo tempo si fermano nello stupore reciproco del conoscersi. È questo il periodo magico dell’innamoramento. Tuttavia, poiché l’esistenza si fonda sul movimento e sul mutamento, questo periodo di magico stupore volge inevitabilmente al termine. Sarà certamente la donna a riprendere il suo cammino, che fino ad ora è stato un cammino relativamente più facile ( specialmente se si tratta d’una bella ragazza… ). Sarà la donna a rimettersi in moto, poiché ella non conosce la dimensione terrena dalla quale è inesorabilmente attratta, mentre non è affatto attratta dal cielo che è della sua stessa natura (nota) (1)*  

Dal momento che la donna riprende il suo cammino, l’uomo semplicemente la segue, non si pone il problema che così facendo ridiscende  quel ripido sentiero per il quale si era faticosamente inerpicato, lui è convito di aver raggiunto il cielo che riconosce nella celestiale apparenza della donna, e quindi semplicemente vuole rimanergli accanto. E questa sarà la sua rovina. Non si fraintenda, qui non si vogliono giudicare male le donne, ne bene ne male, le donne non fanno altro che agire coerentemente alla loro natura esattamente come gli uomini, e come per gli uomini questo va benissimo. Essendo le donne di natura celestiale, non possono fare a meno d’esser attratte dall’opposta natura terrena. Sarà invece l’uomo ad andare in contro ad una cocente delusione. L’uomo, aveva già fatto a suo tempo il percorso discendente dal’unità indifferenziata del cielo alla molteplicità delle differenziazioni terrene, quindi l’uomo per sua natura è propenso a cercare l’opposta condizione a quella terrena, l’uomo è attratto dalla pace del cielo che riconosce come l’originaria sua intima natura. L’umanità tutta, è di natura e carattere femminile, poiché è l’immagine specularmente opposta al divino maschile non manifesto. L’umanità, è il risultato finale del movimento evolutivo che è messo in moto dal movimento d’espansione divino, quando il divino maschile assoluto si polarizza in due dando origine al femminile assoluto, questi si manifesta come espansione in senso assoluto. Tutto l’universo fatto di luce visibile di cui non conosciamo la reale dimensione, è dominato da una forza di repulsione o espansione fatta di luce non visibile, che rispetto alla luce visibile a noi nota, risulta come la cosiddetta “massa mancante”

o “materia oscura”. L’inverso speculare del movimento espansivo della massa mancante, è da noi percepibile negli effetti della gravitazione, non nella gravitazione stessa che a noi rimane non percepibile per la sua natura d’origine non locale e fuori dal tempo, dato che tempo e spazio sono relativi soltanto agli effetti visibili del movimento gravitazionale. Questo fa si, che esista un rapporto asimmetrico nel divenire del cosmo, dove il movimento d’espansione “femminile” è dominante rispetto al movimento di contrazione “maschile”. Quindi la gravitazione sarebbe responsabile del formarsi della materia attraverso una polarizzazione del

“campo unificato di forza”, questa polarizzazione produrrà come effetto anche lo spazio e il tempo. In tal caso la gravitazione non sarebbe una proprietà inerente alla materia ma la sua originaria causa d’esistenza.  Essendo la forma mentale e corporea umana, il punto d’arrivo nella formazione della dimensione che appartiene alla luce dell’universo visibile, essa, nella sua natura fondamentale, ripropone in sintesi la forma e struttura dell’intero universo. L’universo nella sua totalità, è il corpo assoluto del divino assoluto nella sua manifestazione espansiva femminile assoluta. Quindi l’insieme del’universo visibile e non, è il corpo o aspetto manifesto visibile del divino nella sua assolutezza. Questo ci fa anche ipotizzare che l’universo possa avere una dimensione infinita, quindi non esisterebbe una dimensione quantitativamente limitata della totalità della materia, che avrebbe quindi una massa infinita, come infinito sarebbe lo spazio che occupa, ma entro il quale non si espanderebbe come descritto nell’astrofisica tradizionale del “Big Bang”. D’altra parte, nessuno è mai stato in grado di spiegare entro cosa si espanderebbe l’universo e neanche come si potrebbe determinare un suo punto d’origine nello spazio e nel tempo, se lo spazio e il tempo sono inerenti all’universo stesso. Mentre la forma umana, altro non sarebbe che la versione in sintesi dell’intero universo nel microcosmo relativo, una versione estremamente concentrata nella sua complessità sintetica, dell’itero universo. E sarà soltanto a partire da questa forma che l’universo diverrà cosciente di sé. L’essere umano sarebbe dunque, il divino stesso che prende coscienza di sé all’interno della propria emanazione creativa, in altre parole, l’immagine e la somiglianza del divino. Quando questa forma corporea e mentale del divino si scinde nella diversificazione sessuale, è ovvio che sarà la versione di genere femminile la più evoluta sul piano biologico, poiché essa rappresenta un ulteriore passo evolutivo nel divenire delle forme materiali viventi. Qui i dati che provengono dall’indagine scientifica che possono confermare la maggiore vivacità e adattabilità biologica delle donne sono innumerevoli, ma anche da una semplice osservazione della forma e delle proporzioni corporee, si evidenzia ad esempio, come in proporzione la testa delle donne è più grande rispetto al resto del corpo, questo è anche un carattere infantile che denota un’attività di crescita  e quindi un movimento d’espansione vitale dominante. Mentre nella forma maschile si evidenziano caratteri di maggiore contrazione che daranno una testa proporzionalmente più piccola rispetto al corpo. Se guardiamo invece alla forma mentale, la mentalità femminile è più aperta, espansiva e comunicativa, mentre la mentalità maschile, è più irrigidita dalla contrazione analitica e meno comunicativa. La mente femminile sembrerebbe più incline all’iterazione con il resto del mondo, mentre la mente maschile sembra intenta a comprendere come è fatto il mondo rispetto al quale si sente estranea. Rimane comunque il fatto, che la mente è femminile, mentre il corpo è maschile, questo vale sia per gli uomini che per le donne. Ma torniamo al rapporto tra uomini e donne all’interno della scena del mondo, dove pare che il maschio reciti il ruolo più scomodo. Per l’umano maschio, il cielo rappresenta la sua natura originaria che si ritrova imprigionata in una forma che ne riduce l’originaria luminosità, per questo il maschio ha difficoltà a vedere in se stesso la luce della femminilità spirituale, e così parte alla sua ricerca, andandola a cercare il più delle volte al di fuori di sé, attraverso l’azione, oppure dentro di sé attraverso l’introspezione e la meditazione. In entrambi i casi, quando l’uomo incontra la donna potrà cadere nell’inganno di aver raggiunto la propria meta, perché la donna può assomigliare molto a ciò che lui cercava di ritrovare. Quando l’uomo incontra la donna, crederà d’essere finalmente tornato a casa, per questo egli sarà felice, ma presto questa sua felicità si tramuterà nell’opposto. Il fatto è, che la donna, pur essendo di natura e provenienza celestiale, tenderà ad evolvere verso l’opposta natura materiale, questo è un movimento discendente rispetto all’ascesi che l’uomo stava percorrendo, ed è quindi un movimento più leggero, spontaneo e naturale per la giovane donna, ma in questo movimento di trasformazione, la donna progressivamente perde la sua originaria luminosità celestiale, andando anch’essa verso la rigidità della contrazione dell’illusione terrena. Non è certo un caso che la maggior parte degli uomini sono attratti soltanto dalle giovani donne, questo avviene ovviamente sul piano della mentalità ordinaria che si ferma alla superficialità delle apparenze fisiche. Comunque non sarà soltanto il corpo delle donne ad assumere sempre più i caratteri della contrazione materica, anche la mentalità femminile tenderà sempre più ad identificarsi con il divenire delle forme materiali. Quando l’uomo si accorge di questo cambiamento, rendendosi conto che la propria compagna non è la sua meta naturale, ma che ansi lo sta conducendo in tutt’altra direzione, allora entrerà in crisi. Quindi, quando l’uomo si accorge dell’errore, quando si rende conto che la donna non è il cielo che egli cercava, ma ella è soltanto una remota emanazione riflessa di quel cielo perduto, egli si troverà dinnanzi a un dilemma e dovrà fare delle scelte. Se l’uomo saprà comprendere con chiarezza la sua crisi, non esiterà allungo prima di invertire nuovamente la sua direzione di marcia che lo ricondurrà alla sua interiore natura celeste. Sarà per lui, come riconoscere che la donna che aveva incontrato sul suo cammino, in realtà era il riflesso della propria fondamentale natura celestiale femminile, e che di conseguenza non c’era nessun motivo per seguire quella affascinante creatura, in una direzione che lo avrebbe riportato in dietro nell’evoluzione della propria coscienza. Se invece l’uomo, come quasi sempre accade, non riesce a vedere con chiarezza la natura della propria crisi, egli non riuscirà a prendere con la necessaria risolutezza la decisione di fare dietrofront. Questo, lo indurrà nel continuare a seguire la donna in un percorso, che per lui sarà di continua frustrazione e delusione, egli quindi, sarà tentato di dare alla donna la colpa del proprio soffrire, e quello che un tempo era amore si trasformerà in odio. Quindi, se è vero che le donne non amano gli uomini per quel che sono veramente, nella loro naturale propensione a cercare il cielo perduto, ma soltanto perché in loro vedono degli utili collaboratori nel realizzare i loro progetti di vita, è purtroppo anche vero, che gli uomini finiscono con l’odiare le donne, in quanto le temono per l’attrattiva che esse esercitano su di loro, inducendoli ad intraprendere un cammino che non gli è confacente.  Difficilmente i progetti di vita delle donne, andranno al di la del divenire illusorio della materia e l’uomo ben presto si sentirà un estraneo all’interno di questi progetti. L’idea che un uomo possa veramente essere felice nel fare da padre ai figli delle donne è molto improbabile. La procreazione non coinvolgerà mai i maschi umani, è estranea alla loro naturale inclinazione, che è quella di andare oltre la molteplicità del divenire. L’umano maschio è fatto per la meditazione, non per la procreazione. Le donne ovviamente non hanno nessun interesse per l’uomo meditativo, per i loro progetti hanno bisogno dell’uomo d’azione, completamente identificato con l’apparente concretezza della materia. Come già detto, l’uomo non è per sua natura veramente interessato alle cose del mondo, tuttavia dal momento che egli riterrà d’aver trovato la sua meta nella donna, che a questo punto diventerà la sua dea, la luce della sua vita, egli si dedicherà con passione all’azione che serve a realizzare i progetti della donna, dalla quale dipenderà nel suo equilibrio psicologico, ritenendo indispensabile la sua approvazione. Dal momento in cui l’uomo dipenderà dall’approvazione della donna, andrà verso la sua autodistruzione. Ripeto, non è colpa delle donne, le donne fanno il loro mestiere coerentemente al loro naturale ruolo nel cosmo, è l’uomo che non riesce a comprendere se stesso e il proprio ruolo naturale. Quindi l’uomo, nel mondo delle donne non si trova per niente bene. La sua insoddisfazione ben presto evolve in nevrosi, si irrigidisce sempre di più, diviene violento, avido e intollerante. Non sono le donne che lo inducono a divenire infelice, è la sua ignoranza riguardo a se stesso che lo porterà verso l’infelicità e saranno anche le stesse donne purtroppo a subire le tragiche conseguenze di questa infelicità maschile. L’amore che l’uomo inizialmente ha per la donna ben presto si trasforma in odio, gli uomini cominciano ad aver paura delle donne e cercano in tutti i modi di limitarne l’azione, non capiscono la vera natura della loro crisi e se la prendono con quella che credono sia la responsabile della loro infelicità. Di qui la nascita di culture “maschiliste e misogine” dove le donne vengono relegate a ruoli sempre più marginali  nella società, con violenze e soprusi d’ogni tipo nei loro confronti. Gli uomini che appartengono a queste culture paiono completamente folli, hanno un rapporto completamente schizofrenico con le donne, da una parte le divinizzano e dall’altra le massacrano. Quando gli uomini immersi in questa ottusità cominciano a disprezzare le donne, di fatto disprezzano quella che per loro era diventata l’unica fonte di pace e felicità, così si spiega la storia conosciuta antica e contemporanea dell’umanità, fatta di violenza e disperata sofferenza. Mentre la storia sconosciuta del passato non la conosciamo, la storia sconosciuta del futuro possiamo conoscerla nel realizzarla, ma soltanto se non sarà un seguito del passato conosciuto, che come tale non sarebbe nulla di veramente nuovo. D’altra parte gli uomini nevrotici e rincoglioniti dal dolore, alla fine non sono più di nessuna utilità nei progetti naturali delle donne, e quando le donne, grazie ai recentissimi movimenti d’emancipazione femminile, si cominciano a ricordare quali erano i loro veri progetti di vita, si rendono anche conto della totale inutilità degli uomini così irrimediabilmente mal ridotti. Adesso, è anche comprensibile che siano le donne a disprezzare gli uomini, ma questo non è di nessuna utilità per risolvere il problema. Anzi rischia di aggravarlo ulteriormente, provocando un’ulteriore irrigidimento della mentalità maschile, tutti gli integralismi religiosi che vediamo risorgere in modo preoccupante un po’ d’ovunque nel mondo d’oggi, sono un valido esempio del fatto che il problema del rapporto tra uomini e donne, è tutt’altro che in via di soluzione. Se poi osserviamo l’affermarsi dei comportamenti recenti assunti dalle ultime generazioni di ragazze, proprio nelle società dove faticosamente si era riusciti ad affermare i diritti delle donne, ci renderemo conto di una ulteriore involuzione, rappresentata dalla tendenza delle donne a usare la debolezza maschile per trarne vantaggio, da questo deriva una cultura del rapporto uomo donna, strettamente confinata all’aspetto fisico sessuale, che inevitabilmente finisce con il mortificare ulteriormente la vera fondamentale natura umana, che trova il suo compimento nella ricerca spirituale. È questo il caso delle Ruby rubacuori, di cui sono piene le recenti cronache, capaci di mettere in evidenza l’estrema debolezza, proprio di quegli uomini che da tutti vengono ritenuti i vincenti della nostra società. Inutile dire che quando la propria identità rimane confinata al corpo fisico, essa perde d’ogni consistenza e significato, se siamo soltanto il nostro corpo siamo ben poca cosa. È necessario ribadire, che non sono i progetti delle donne ad essere sbagliati, ma sono gli uomini in crisi per aver abbandonato la loro naturale propensione all’ascesi spirituale che li ricondurrebbe al cielo, che impediti dal dolore di questa crisi, non riescono a comprendere i progetti delle donne e a trovare un loro modo adatto a collaborarvi, questo perché li interpreteranno in maniera distorta. Per le donne è relativamente più facile seguire la propria naturale propensione nel divenire del mondo, non sentono la necessità di farsi troppe domande perché la loro è una strada in discesa. Se non sono ostacolate dalla nevrosi maschile, le donne si realizzano nei loro progetti, esse non sentono la necessità di cercare il cielo poiché c’è l’hanno già a disposizione come una loro stessa emanazione. Le donne sono sospinte dalla luce del cielo, mentre gli uomini questa luce la vedono come una meta al di fuori di loro e devono faticare per riunirsi ad essa, ma dovranno cercare la fonte originaria di questa luce e non il suo riflesso che scorgono nella donna. Gli uomini devono cercare il sole e non la luna, la luna li attrae e poi li delude. Quindi per gli uomini è senz’altro più  faticoso vivere secondo la propria natura, per questo inizialmente sono tentati dal seguire le donne nei loro progetti. Che poi la relazione tra uomo e donna possa essere finalizzata alla procreazione, è un’eventualità che si può certamente escludere. L’essere umano non è un animale e di conseguenza non ha nessuna necessità di riprodursi. Se l’essere umano fosse veramente un animale evoluto, come purtroppo molti credono, allora sarebbe un animale malato, uno scherzo dell’evoluzione con finalità esclusivamente distruttive. Non ci vuole molto a capire che a differenza degli animali, gli umani sanno che la nascita comporta l’inevitabile morte e cosa ancor più grave, nascere comporta l’inevitabile sofferenza dovuta all’insoddisfazione dei desideri e alla perdita degli attaccamenti, di qui l’impossibilità d’essere felici in questa interpretazione della realtà. Nessun animale ha delle preoccupazioni per il futuro, l’essere umano si, l’essere umano conosce il tempo, basterebbe questo a chiarire una volta per tutte la sua fondamentale natura divina. Quando Dio, nel racconto biblico, dice agli umani: “unitevi e moltiplicatevi”, a quanto pare poi se ne pente e manda il diluvio universale per distruggerli! La natura umana si trova nell’unicità non nella molteplicità. Quando gli esseri umani cominciano a identificarsi nella moltitudine, contemporaneamente cominciano a perdere le qualità umane, e cominciano sempre più a somigliare agli animali, ma purtroppo non sono animali, e quindi, la perdita di qualità umane non va a favore delle qualità dell’istinto animale, che è caratterizzato da un’armonica sintonia con le leggi di natura, per l’umano la perdita delle sua qualità specifiche comporta l’insorgere di qualità demoniache, ovvero, diviene qualcosa di mostruoso, ne uomo ne animale. Una comunità umana non è data dal numero dei suoi componenti  inteso come somma di persone isolate e separate, ma dal senso di unità del gruppo, che deriva dalla coscienza di unione di ogni individuo con il resto del creato e con la divinità. Soltanto gli esseri umani capaci di vedere la propria divinità fondamentale, sapranno riconoscerla anche negli altri, e questo li renderà capaci di vivere in pace in modo del tutto spontaneo. Gli esseri umani a differenza degli animali possono scegliere se procreare oppure no. La procreazione umana, se  avviene all’interno d’una visione materialista dell’esistenza, è un’aberrazione che allontana sia gli uomini che le donne, dalla propria natura divina. Tutti i genitori condannano i propri figli alla morte nel momento stesso che decidono di farli nascere, questo è un dato di fatto incontestabile. Può darsi che la vita umana abbia comunque un senso e che valga la pena d’essere vissuta, ma se consideriamo questo, allora la ricerca di questo significato dovrebbe essere l’unico fondamento di una cultura umana. Chi poi, afferma che la vita terrena trova la sua ragion d’essere in funzione di una vita nell’aldilà, dovrebbe farci la cortesia di dimostrare ciò che afferma, invece di pretendere di dettar legge anche a coloro che di questo aldilà non hanno alcuna esperienza o percezione. Che dire delle attuali società di massa? Nella società di massa, il singolo individuo vive da solo costantemente in fuga come se fosse inseguito da una moltitudine di estranei che paiono ostili, e il più delle volte lo sono veramente. È questa la cultura dell’isolamento mentale, isolamento da se stessi, da gli altri, dalla vita, è un mondo immerso nell’ombra, si può soltanto tentare la fuga. L’idea poi, che invece la vita umana possa trovare una sua ragion d’essere nella preservazione e continuazione della specie, è talmente demenziale che non varrebbe neppure la pena di parlarne. Tuttavia questa idea scaturita dalle allucinazioni nevrotiche di Charles Darwin, ha un peso enorme nella rappresentazione attualmente dominante nel mondo. Già il creazionismo, che parla di un dio pazzo che crea il mondo e ci ficca a forza degli sprovveduti esseri umani soltanto per un suo gusto sadico di vederli soffrire come dannati, aveva dato vita a una lunga storia umana di folle violenza e disperazione. E quindi, ci mancava solo questo coglione di Darwin con al sua teoria dell’evoluzione delle specie, dove per dirla in breve, se fosse vera il pianeta terra sarebbe un deserto di rocce del tutto privo di qualsiasi forma di vita. Quale è il punto debole, anzi debolissimo della teoria evoluzionista darwiniana? La teoria dice: esiste una lotta continua per la sopravvivenza all’interno della stessa specie e anche all’esterno. Nella lotta sopravvivono gli individui più favoriti, cioè quelli meglio strutturati per giungere alle risorse naturali messe loro a disposizione, ottenendo un vantaggio riproduttivo sugli individui meno adatti.”  Ripeto, se così fosse, nessuna specie evolverebbe , ma neanche sopravvivrebbe. L’evoluzione ovviamente esiste, non sono i dati d’osservazione che se pur parziali, ( nessuno ha mai osservato l’evoluzione da una specie all’altra ), non sono contestabili, ma è la loro interpretazione all’interno di una pregressa rappresentazione del mondo inteso come un campo di battaglia, che rende tale teoria debolissima e facilmente smontabile dalle numerose investigazioni più accurate che molti ricercatori hanno successivamente effettuato. Purtroppo è successo che appena la teoria di Darwin, è entrata a far parte del dibattito scientifico, si è inevitabilmente scontrata con le teorie del creazionismo teologico tradizionale. Questo ha dato vita a una disputa, non scientifica, ma ideologica, che ha finito con il compromettere la possibilità di pervenire ad una vera e propria teoria scientifica dell’evoluzione. In effetti oggi ci sono molte diverse interpretazioni della teoria dell’evoluzione, ognuna di esse sembra fatta apposta per turare una determinata falla delle altre, il risultato è, che non abbiamo la più pallida idea di cosa metta in moto l’evoluzione. Però di sicuro non è la selezione. Quindi adesso, a fondamento delle attuali culture di massa, abbiamo due false opposte rappresentazioni della realtà: il creazionismo del dio pazzo, e l’evoluzionismo dell’uomo stronzo. ( Darwin, poneva la sua teoria anche come giustificazione dello schiavismo e successivamente, è stata utilizzata per elaborare le teorie sulla superiorità della razza dei nazisti ). Se si hanno dubbi sull’inconsistenza scientifica delle teorie evoluzioniste, per far chiarezza tornerà utile la lettura  del libro:

EVOLUZIONE SENZA SELEZIONE di Antonio Lima-de-Faria.

Il fatto che il corpo umano possa essere scaturito dall’evoluzione progressiva d’un animale, non cambierebbe minimamente il fatto che a partire da un certo punto, gli umani sono diventati un’altra cosa, completamente distinta e diversa dalla natura animale. L’idea, purtroppo ormai fortemente radicata, che l’umano sia soltanto una scimmia evoluta, preclude irrimediabilmente la possibilità che gli umani comprendano se stessi. Purtroppo, l’uomo scimmia non funziona, ne come animale, ne come umano.  Tutte le contemporanee società di massa, sono tutt’oggi fondate sull’idea che gli uomini non hanno pari diritti e pari dignità. Al di là dei buoni propositi che sono stati messi per  iscritto sui documenti che sanciscono i diritti umani, di fatto, l’organizzazione della società e dell’economia si basa sul brutale sfruttamento dei più deboli da parte dei più forti, che per questo si sentono superiori agli altri. Tutto questo in accordo con la teoria della selezione naturale di quei farabutti delinquenti dei darwinisti. Quest’idea del mondo e della vita, intesi come una continua lotta per la sopravvivenza, si scontra anche inesorabilmente con la semplice constatazione del fatto, che entro cento anni siamo tutti morti, sia i vincenti che i perdenti, quindi non è affatto vero che i più forti sopravvivono. Che dire poi dell’idea di poter sopravvivere nei propri figli? Va beh, se vogliamo trovare argomenti consolatori ne troveremo quanti ne vogliamo… tutta questa paranoia che a dato luogo alla rappresentazione della vita come un evento conflittuale, deriva senz’altro dalla crisi dell’umano maschio, che si è convinto di dover seguire le donne nei loro progetti senza essere stato in grado di comprenderli. Le donne d’altra parte, vessate dagli uomini nevrotici e rincoglioniti, hanno finito anch’esse con il perdere di vista la loro reale natura e propensione, finendo con l’adeguarsi alla nevrosi maschile. Possiamo ipotizzare che le donne, una volta che si saranno sottratte alla nefasta influenza della distorta visione maschile, una volta libere di comprendersi e di agire secondo la loro originaria natura e propensione, saranno anche in grado di concepire una rappresentazione del mondo e della vita più realisticamente vicine alla realtà di un possibile mondo pacifico e armonioso, dove la vita conta più della lotta per la sopravvivenza. Gli uomini da parte loro, dovrebbero cercare di capire meglio le donne, dovrebbero rendersi conto che le donne non sono divinità che possono occuparsi di loro. Gli uomini osservando la celestiale luce delle donne dovrebbero riscoprire quella luce dentro di sé. Allora, quando gli uomini avranno riscoperto la propria luce interiore, non dipenderanno più dall’approvazione femminile, e quindi potranno finalmente collaborare ai progetti delle donne, senza stravolgerne il significato, la loro collaborazione, avrà il senso del servizio disinteressato, dell’azione priva del desiderio dei frutti, in altre parole, un’azione motivata dal distacco che deriva dalla corretta conoscenza di sé. La sacra famiglia, nella sua simbologia, suggerisce un possibile rapporto corretto tra uomo e donna. Innanzi tutto tale unione non è finalizzata alla riproduzione umana intesa come quella animale; la sacra famiglia non genera il figlio di Giuseppe, di Maria o di entrambi, Gesù è il Cristo, che viene definito: “figlio dell’uomo o figlio di Dio” questo sta a sottolineare la fondamentale natura divina dell’umanità tutta. Gesù è un esempio che vuole dimostrare l’autentica natura umana, tutta l’umanità in un solo uomo e non in una massa. Interessante anche osservare che Giuseppe viene rappresentato come un vecchio, mentre Maria è una ragazza giovanissima, simbologie facilmente riconducibili a quanto detto sopra, riguardo alla polarizzazione dei movimenti d’espansione giovanile e di contrazione della vecchiaia, in rapporto al femminile e al maschile, oltre al ribadire il percorso evolutivo più lungo che l’uomo ha compiuto rispetto alla donna, l’uomo anziano rappresenta il passato che ha già conosciuto il futuro, mentre la giovane donna rappresenta il cammino nuovamente verso il futuro. In oltre la nascita del Cristo, non deriva dall’unione fisica tra Giuseppe e Maria, ma per “immacolata concezione”, che oggi si può identificare nel “campo unificato di forza” ovvero la primigenia manifestazione del creato, o “potenzialità quantica”, in altre parole, è il divino che decide di rivestirsi d’una forma umana, senza tuttavia confondersi con essa, e questa è la condizione normale dell’umanità tutta. ( si può comprendere meglio il concetto di “immacolata concezione” se si comprende il suo corrispettivo nella tradizione “vedica” rappresentato dalla dea “Durga”, che è una rappresentazione della “Shakti” ) La figura di S. Giuseppe, sembra suggerire quale possa effettivamente essere il ruolo dell’uomo nel progetto di vita della donna, quando questo è ricondotto al suo fondamentale significato Divino. Giuseppe partecipa con un ruolo di puro supporto del tutto disinteressato, un semplice servizio che una volta assolto lo vede uscire di scena, senza che da parte sua ci sia nessuna esigenza di protagonismo, senza che questa attività lo coinvolga in un processo di identificazione psicologicamente necessario al suo equilibrio, che in questa condizione della coscienza, ha ormai  trasceso il piano delle cose mondane. Nelle culture tradizionali, la vecchiaia era sinonimo di saggezza, non come oggi che è sinonimo di rincoglionimento. Le culture di massa tradizionali, erano rafforzate da ideali e fedi di vario genere, la massa nel passato aveva una sua forza di coesione che creava anche un senso di appartenenza alla comunità, questo dava vita sia a cose costruttive, che a cose distruttive, come le grandi civiltà, ma anche: conflitti, guerre, riduzioni in schiavitù ecc… l’attuale cultura di massa invece, non dà nessun senso d’appartenenza ad una comunità riferibile a dei valori o ideali condivisi. La cultura del mercato e del consumo, ha come suo unico collante sociale l’isolamento e indebolimento degli individui che la compongono e l’inevitabile disorientamento e paura degli stessi. Una massa di soggetti  isolati tenuti insieme dal ricatto della paura e della necessità, che trascorrono l’intera loro esistenza a difendersi da questo demoniaco mostro che è la massa indistinta e anonima, non più riconoscibile e nella quale non ci si può più riconoscere come appartenenti ad una comunità. Tuttavia è interessante osservare il fatto che, la cultura che fonda l’attuale società di massa, a differenza di quelle del passato, è una cultura debolissima. Non è una cultura umana, è una cultura di scimmie ammaestrate, scimmie in cattività, che per questo hanno perso la loro vitalità e identità divine, scimmie impaurite e confuse. Un esempio ci può venire, se accendendo la tv, ci imbattiamo in quelli che sono per l’appunto dei programmi di scimmie ammaestrate, come: “uomini e donne”, gli “amici della Defilippi”, “il grande fratello”, oppure dove si parla del campionato di calcio. È questa l’attuale cultura di massa, debolissima, fatta di niente, puro istinto animale che negli umani assume forme grottesche e tragicamente ridicole. Fin che ci limiteremo a fuggire inorriditi o terrorizzati dalla massa indemoniata, anche noi saremo indeboliti dalla nostra stessa fuga, ma se ci fermeremo e avremo il coraggio di guardarla in faccia, questa massa ci apparirà come realmente è, la vedremo in tutta la sua fragilità e non ci farà più paura, ma anzi, ci susciterà addirittura compassione. La vedremo impaurita cercheremo di andargli in contro per rassicurarla e confortarla, per ridargli una speranza, ma essa non riuscirà a comprenderci e ci considererà una minaccia. Paradossalmente ci ritroveremo ancora da soli ad inseguire una moltitudine che ci teme e che da noi fugge.

L’uomo che fugge dalla massa, è colui che cerca se stesso, quando stremato dalla corsa, egli finalmente si ferma e si volta a guardare negli occhi ciò che lo terrorizzava, vede quella che fino ad ora gli pareva una folla inferocita che lo inseguiva, si accorge soltanto adesso che sono uomini come lui, fondamentalmente sono lui stesso rispecchiato in una moltitudine di volti differenti. A questo punto egli riprenderà la sua corsa, ma nell’opposta direzione. Adesso sarà la debole e confusa massa che fuggirà di fronte all’uomo che conosce sé stesso, il vero sé stesso. La massa non capirà che quel’uomo gli sta venendo in contro per aiutarli, stupidamente si sentirà minacciata e fuggirà ancora dall’unica speranza di pace.

Tu sei il mio Angelo che viene da lassù a portarmi l’amore. Lei, con lo sguardo dei suoi occhi sul lato oscuro, neutralizza gli uomini per amarli…

“Alle donne gli uomini potranno sembrare dei libri chiusi, ma in realtà esse non hanno nessun interesse ad aprire e leggere questi libri, preferiscono fermarsi alla copertina immaginandone il contenuto, se li aprissero e li leggessero, allora comprenderebbero che gli uomini non sono al mondo per loro e quindi, preferibilmente vorrebbero che questi libri avessero soltanto pagine bianche dove potervi scrivere ciò che vogliono. Gli uomini potranno rapportarsi serenamente con le donne, soltanto quando  saranno capaci di percepire la realtà,  come tutto  ciò che rimane quando non ci si crede più, allora essi saranno capaci d’esser vuoti come dei libri dalle pagine bianche, dove nulla vi è stato ancora  scritto”

Artista: Massive Attack
Titolo Originale: Unfinished Sympathy
Titolo Tradotto: Armonia Incompiuta

So di aver immaginato prima l’amore
E come potrebbe essere con te
Mi fa veramente male,mi ha davvero ferito
Come puoi esserci un giorno senza la notte
Tu sei il libro che ho aperto
E ora voglio saperne di più

La curiosità del tuo potenziale bacio
Mi fa star male fisicamente e mentalmente
Mi fa veramente male,mi ha davvero ferito
Come puoi avere un giorno senza la notte
Tu sei il libro che ho aperto
E ora voglio saperne di più

Come un’anima senza la ragione
E un corpo senza un cuore
Mi manca ogni parte di te

Unfinished Sympathy, video su YouTube

Video su YouTube Durga Mantra “Aum Aing Hring Kleeng Chamundaya Vichche” (9 Reps)

Non badateci, è un morto che parla, è lo spirito inquieto e un po’ burlone, di un punk deceduto nel 1991, che come un fenomeno dipoltergeist, si manifesta con parole scritte e immagini che riecheggiano nel vuoto del web, si tratta soltanto di un disturbo residuo, niente di cui preoccuparsi.


(nota) (1)*“qui occorre specificare, che non abbiamo voluto invertire le tradizionali definizioni che vedono, la donna identificata con la madre terra e l’uomo con le forze del cielo rappresentate dal sole. Piuttosto, abbiamo applicato un metodo taoista basato sulla tendenza di movimento, per identificare la tendenza naturale dell’uomo e quella della donna. Occorre anche ricordare, che uomini e donne, sono due diverse combinazioni asimmetriche, dei movimenti d’espansione e contrazione, in essi quindi non vanno identificati il maschile e il femminile in senso assoluto, ma sempre combinazioni delle due tendenze cosmiche interagenti in modo asimmetrico”.

Gabrielemanfrè su face book

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9 risposte a “Angel” dei Massive Attack, traduzione del testo in italiano

  1. Gian Claudio ha detto:

    Ho trovato questo messagio sul “peccato d’origine” :

    3 Dicembre 1977

    Io, Bonaventura da Bagnorea, posso, in Dio et Sua divina volontate, nonché col Suo permesso, dare una spiegazione sul peccato d’origine, per secoli studiato e dibattuto, poiché studiosi di Sacra Scientia mai arrivarono a sapere in che cosa detto peccato consistesse: Ora si disse che era disobbedienza: Ora di cisse che fu peccato carnale.
    In realtà fu peccato carnale per disobbedienza.
    Ed infatti l’uomo e la donna, se non avessero peccato in tale senso (ché il Signore Iddio, ad essi parlando, aveva detto: “” Fate ogni cosa, meno questa! “) essendo stati creati con la libertà di scegliere fra il bene e il male, ed essendo nel contempo più degli Angeli, se fossero rimasti puri, ovvero senza peccato, avrebbero in modo diverso generato altre creature.
    Essi, invece, si sono abbassati al livello dell’animale e da questo nacque il dolore nel mondo, per ogni parto d’ogni generazione.
    L’unica creatura umana senza peccato è Maria Santissima (Gesù non è creatura umana, perché insieme umana e divina) e da essa, monda dal peccato, nacque il Redentore, senza per Lei dolore alcuno, poiché Egli fu come un raggio, come un corpo glorioso che passò attraverso il Santo corpo della madre.
    Eva peccò e il suo peccato fu di carne, ma anche di superbia, sapendo di fare la sua volontà, non quella di Dio.
    Gli uomini saranno più degli Angeli e sono più degli Angeli coloro che, già purificati, sono in Cielo. Infatti, se non fosse stata la disobbedienza di Eva e di Adamo, non vi sarebbe morte per alcuno, ma diretta assunzione in Cielo e la terra sarebbe già Paradiso.
    Ora vi dimandate quando fu che gli Angeli cattivi si ribellarono: se prima o dopo il peccato di Eva e di Adamo.
    Eva e Adamo erano nel tempo e gli Angeli al di fuori del tempo.
    Vi dimandate perché esiste il male, se Dio Trino è bene assoluto.
    Il male esiste poiché Dio, pur essendo Sommo Bene, permette, al di fuori del tempo, nel Suo non tempo, il male per la libertà dell’uomo e dell’angelo. Poiché, se non esistesse il male, come potrebbe la libertà essere, essendoci una sola via, quella del bene?
    Molte cose vi dimandate: alcune possiamo rivelarvi, altre restino pure mistero, almeno per ora. (…)

    Bonaventura da Bagnorea

    • gabrielemanfre ha detto:

      Brevemente: innanzi tutto, anche se consideriamo per comodo Dio come persona, evidentemente non potrebbe creare due esseri di genere maschile e femminile, per poi proibirne il rapporto carnale, sarebbe un Dio sadico e con qualche perversione. Nel paradiso terrestre ci sono due alberi, uno è l’albero della vita, di cui si possono liberamente cogliere i frutti, e l’altro, è l’albero della conoscenza del bene e del male che invece è proibito. Quindi, per peccato originale, si intende chiaramente una condizione della mente, dove si è persa l’unità originale, a favore della visione dualistica, dove la conoscenza delle cose avviene per mezzo della divisione e del confronto tra le parti. Questo ovviamente comporta il senso di separazione tra l’osservatore e la cosa osservata, come fossero cose separate, e comporta anche la separazione dell’umano dalla vita, dalla fonte della vita, con tutti i guai che ne conseguono. Il male, come lo si intende in questo brano di Bonaventura da Bagnorea, purtroppo non esiste, sarebbe troppo semplice poterlo identificare come un elemento o entità distinta e separata dal resto dell’esistenza. Questa è una scappatoia che purtroppo ripropone ancora la visione dualistica, che è la vera causa di tutti i mali. Combattendo il male, gli si da vita, l’avversione al male crea il male stesso. L’essere umano non è di natura angelica, l’essere umano è immagine e somiglianza di Dio, quindi non è altro che Dio stesso in una forma e funzione che gli da la possibilità di svolgere un ruolo creativo sulla scena delle cose molteplici del mondo, è un passo necessario per il proseguo della creazione stessa, che non può essere statica e simmetrica, ma deve per forza di cose essere dinamica e asimmetrica. La fregatura, è che l’essere umano ha lo stesso identico potere creativo di Dio, un potere che continua ad esercitare anche dopo che si è dimenticato d’essere Dio, ovvero dopo che ha intrapreso il percorso esplorativo della visione dualista. Quindi, tende a trasformare il mondo in base a questo errore di visione, sarà questa visione distorta che trasformerà il paradiso terrestre nell’attuale inferno terrestre. Quando un essere umano ritrova la propria identità divina, è uguale a Dio in tutto e per tutto, non è altro che l’aspetto individualizzato del divino informale. È come un terminale o un punto di passaggio tra l’assoluto uno e indiviso e la molteplicità costituita dalle diverse parti del tutto che ha assunto forma esteriore. Gli Angeli aspirano alla nascita in forma umana, perché sanno che tale forma è quella finale e definitiva di tutta l’evoluzione del mondo delle forme esteriori. La mente che è in grado di comprendere come un unico movimento: nascita, mantenimento-evoluzione e distruzione, come passato presente e futuro, è la mente di Dio, perché si pone da un punto di vista fermo che non è influenzato dai mutamenti, è l’equanimità al di là di gioia e dolore, è lo Yoga ovvero unione. Noi siamo Dio e non ce ne rendiamo conto, è questa la nostra paradossale disgrazia. Potremmo ricreare il paradiso in terra, in qualsiasi momento, ma non riusciamo a concepire il vero bene, perché i nostri pensieri continuano incessantemente a rimbalzare nel confronto scontro tra il bene e il male e tutti i dualismi possibili e immaginabili. A guardia del paradiso terrestre, c’è un Arcangelo che brandisce una spada di fuoco. È la spada del discernimento e della saggezza, per rientrare nel paradiso, la testa del dualismo dovrà essere tagliata da quella spada.

  2. Pingback: Simon del deserto di Luis Buñuel | Cimitero del conosciuto.

  3. puah ha detto:

    Interessantissimo e per certi versi anche sorprendente.

    • gabrielemanfre ha detto:

      Si, proprio per questo motivo il tutto è stato opportunamente seppellito nel cimitero del conosciuto. Tutto quel che sappiamo, è del tutto inutile come rimedio alla nostra ignoranza riguardo al vero.

  4. Pingback: Pearl Jam, Not For You “traduzione del testo” | Cimitero del conosciuto.

  5. Pingback: L’inversione morale, l’eversione morale, l’evoluzione immorale e la rivoluzione morale. | Cimitero del conosciuto.

  6. Claudio Vigoni ha detto:

    voglio ringraziarti per l’articolo, mi è utile.
    buon lavoro.

  7. Pingback: Vilipendio alla religione degli psicologi. | Cimitero del conosciuto.

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